di Erika Noschese
Si sono concluse nella tarda mattinata di ieri le operazioni di scrutinio della sezione numero 2, attenzionata dalla Corte d’Appello per decisione della presidente che avrebbe avuto un malore a causa delle pressioni psicologiche subite. Nessuna novità di rilievo rispetto a quanto emerso e anticipato nei giorni scorsi. La maggioranza potrà contare su 21 seggi, mentre all’opposizione ne andranno 11. Tra le forze che sostengono il sindaco, i Progressisti per Salerno risultano il gruppo più rappresentato, con sette consiglieri eletti: Nino Savastano, Rocco Galdi, Dario Loffredo, Luca Sorrentino, Vittoria Cosentino, Angelo Caramanno e Antonio Fiore (primi dei non eletti Alessandra Francese, Eva Avossa e Manuela Siniscalco). Seguono A Testa Alta, che ottiene quattro seggi con Alessandro Ferrara, risultato il più votato della lista e a seguire Paky Memoli, Fabio Piccininno e Arturo Iannelli (Felice Santoro e Criscito Pasquale primi dei non eletti). Salerno per i Giovani sarà anch’essa con quattro rappresentanti: Paola De Roberto, Gianni Fiorito, Horace Di Carlo, Fabio Polverno (Marco Mazzeo e Gigi Pacifico primi dei non eletti). Tre seggi vanno ad Avanti Salerno PSI con Simona Calzaretti, Massimiliano Natella e Antonio Cammarota (Filomeno Di Popolo primo dei non eletti), due ai Cristiani Democratici con Gaetana Falcone e Giuseppe Zitarosa (Giovanni D’Avenia primo dei non eletti) e uno a Davvero Verdi con Antonio Carbonaro. Sul fronte dell’opposizione, il candidato sindaco Marenghi entrerà in Consiglio comunale insieme a quattro consiglieri espressione della coalizione che lo ha sostenuto: due di Forza Italia (Gabriele Casaburi e Sarel Malan) e due di Fratelli d’Italia (Ciro Giordano ed Ersilia Trotta). Resta invece escluso dall’assise cittadina Dante Santoro, candidato con la lista Prima Salerno, che non riesce a conquistare alcun seggio. Confermati inoltre i tre seggi riconducibili alla coalizione guidata da Franco Massimo Lanocita, che farà il suo ingresso in Consiglio comunale insieme ai rappresentanti di Alleanza Verdi e Sinistra (Rino Avell), Movimento 5 Stelle (Claudio Russolillo) e Salerno Democratica (Giso Amendola). Siederà tra i banchi dell’opposizione anche Armando Zambrano, che ottiene un seggio e sarà affiancato da Corrado Naddeo, esponente della lista Oltre. Si completa così il quadro definitivo del nuovo Consiglio comunale di Salerno, che nelle prossime settimane sarà chiamato a insediarsi ufficialmente e ad avviare la nuova consiliatura. Con la conclusione dello scrutinio prende forma l’assetto politico dell’assemblea cittadina, che vedrà una maggioranza numericamente solida e un’opposizione articolata tra diverse forze politiche. Top. Record assoluto di preferenze per Nino Savastano, già assessore comunale alle Politiche sociali e consigliere regionale. Savastano porta a casa ben 1.701 preferenze, confermando ancora una volta il forte legame con il territorio e una capacità di consenso ormai consolidata. Tra i protagonisti di questa tornata elettorale spiccano anche Rocco Galdi, Paola De Roberto, Dario Loffredo, Paky Memoli, Vittoria Cosentino e Simona Calzaretti, candidata più votata d’Italia in quota Psi. Bene anche Massimiliano Natella, che raddoppia il numero di preferenze rispetto alla precedente competizione elettorale. In casa Forza Italia non può passare inosservato il risultato di Casaburi che, alla sua prima esperienza politica, supera quota 800 voti, così come quello di Sarel Malan che, con oltre 600 preferenze, conquista un seggio in Consiglio comunale. Discorso simile anche per Fratelli d’Italia, con Ersilia Trotta che entra per la prima volta nell’assise cittadina. Sempre per l’opposizione, tra i “top” entra di diritto Claudio Russolillo che ha raddoppiato le preferenze, nonostante il poco tempo a sua disposizione in consiglio comunale e una campagna elettorale divisa tra politica, lavoro e famiglia. Si può dire lo stesso di Giso Amendola, docente universitario che ha conquistato un seggio in consiglio comunale. Sia chiaro, la vittoria di un singolo, soprattutto quando si parla di politica e di elezioni, appartiene sempre ad un gruppo e c’è da dire che Franco Massimo Lanocita ha lavorato bene in questi mesi. Nella lista dei “top” entrerebbe di diritto anche Gianni Fiorito, autore di un risultato notevole, frutto certamente del proprio lavoro politico ma anche del sostegno garantito da Tringali e dalla famiglia Napoli. Tuttavia, scegliamo di premiare chi ha costruito il proprio percorso contando esclusivamente sulle proprie forze e non chi ha potuto beneficiare di rapporti privilegiati e reti di sostegno consolidate. Flop. Sul fronte dei flop, invece, al netto del risultato finale ottenuto, non si può ignorare il ridimensionamento politico di Antonio Cammarota che, nel tentativo di tenersi stretta la poltrona, ha scelto di salire sul carro dei vincitori. Un passaggio che, però, non ha prodotto i numeri sperati: dalle oltre 2mila preferenze ottenute in passato grazie alle tre liste nate a suo sostegno (con l’unico obiettivo di garantirgli la vittoria) – e che sfiorarono persino il 3% – oggi si ferma a 764 voti. E fa riflettere il fatto che rischi di sottrarre spazio a chi quella rappresentanza socialista ha dimostrato di meritarla sul campo, attraverso un percorso di coerenza e appartenenza politica, come Filomeno Di Popolo. Deludente anche il risultato di Eva Avossa. L’eterna assessora sembra ormai appassire sotto il peso di un consenso che non appare più quello di un tempo: porta a casa appena 661 preferenze e resta aggrappata alla speranza che la nomina di almeno due assessori possa aprirle le porte del Consiglio comunale. Flop, seppur a malincuore, anche per Barbara Figliolia, che non riesce a replicare il risultato della precedente esperienza elettorale e resta fuori dall’assise cittadina. Capitolo a parte per Noi Moderati, protagonisti di quello che può essere definito un risultato storico di questa tornata: una lista composta da 32 candidati che riesce nella non semplice impresa di raccogliere meno di 500 voti complessivi. Peggio fanno soltanto quelli di Potere al Popolo — e Di Felice, si spera, non ce ne vorrà.





