Le domande aperte della politica salernitana - Le Cronache Ultimora
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Le domande aperte della politica salernitana

Le domande aperte della politica salernitana

Andrea De Simone

Per ragioni di salute e per un percorso di cura ancora in corso, questa volta ho scelto di non partecipare attivamente alla campagna elettorale di Salerno. Pur sollecitato ad assumere un ruolo, ho ritenuto giusto rispettare una scelta personale condivisa con la mia famiglia. A questo si sono aggiunti dubbi e perplessità rispetto ai processi politici, che ho preferito non esternare durante la campagna elettorale, per non condizionare un percorso che non mi ha visto coinvolto direttamente e per correttezza verso i diversi attori in campo. Oggi, a voto concluso, credo sia possibile esprimere una riflessione più compiuta. Queste brevi riflessioni, richieste dal direttore de “Le Cronache” a poche ore da un’importante sfida della nostra squadra, mentre la maggioranza dei salernitani era già concentrata sulla partita, nascono anche dalle tante conversazioni avute in queste settimane con persone incontrate per strada e nei luoghi della vita quotidiana. Credo che oggi serva, da parte di tutti, rispetto per Salerno e per il voto espresso dai suoi cittadini. L’elettorato ha scelto e la democrazia impone sempre rispetto per il verdetto delle urne. Ma accanto a questo dato resta una preoccupazione seria: la partecipazione. Il 63% di affluenza alle elezioni comunali non è il 44% registrato alle regionali, ma rappresenta comunque un problema enorme. Significa che più di un salernitano su tre non è andato a votare in una competizione che vedeva oltre seicento candidati impegnati a chiedere il voto per il consiglio comunale. È evidente che anche alle comunali, come già avvenuto in altre consultazioni, si conferma una distanza crescente tra cittadini e politica. Una distanza che dovrebbe imporre a tutti, anche dalle nostre parti, una riflessione vera e non soltanto di facciata. Eppure sono passati pochi mesi da una riflessione collettiva sulla partecipazione al voto referendario, che ha visto protagonisti soprattutto i giovani. Non mi convincono, inoltre, i comportamenti di chi pensa di combattere l’avversario con le carte bollate o confidando nelle decisioni di altri organismi, rinunciando così alla lotta politica e alla sfida elettorale. Le alternanze democratiche, quando si vogliono costruire davvero, si conquistano con la politica, con le idee e con proposte credibili. Non con le convenienze del momento. Alle regionali il centrosinistra ha potuto individuare un candidato unitario soltanto dopo la decisione della Corte Costituzionale. Successivamente, tutte le forze della coalizione hanno coinvolto il presidente uscente, condividendo una sua lista che ha eletto diversi consiglieri regionali e confermato un assessore in giunta. Dunque si è beneficiato di un sostegno politico attivo. E poi? Poi, a distanza di pochi mesi, per le comunali di Salerno quello stesso schema politico viene improvvisamente archiviato e il cosiddetto “campo largo regionale” si divide. Eppure gli stessi protagonisti continuano a ripetere che, in vista delle prossime elezioni politiche, il campo largo tornerà a unirsi per battere l’attuale governo, mettendo insieme tutte le forze disponibili. In sintesi: una linea per le regionali e forse per le future politiche, una linea diversa per le comunali di Salerno. Se un esponente politico non viene ritenuto adeguato, lo si contrasta apertamente sul piano politico ed elettorale. Se invece viene considerato utile e determinante in una competizione regionale o nazionale, allora non può diventare improvvisamente impresentabile in altri contesti. Dunque, tra meno di un anno, si tornerà tutti sullo stesso palco a sostegno di una coalizione progressista e, si auspica, anche di un programma e di una leadership condivisa? C’è poi un tema che riguarda la credibilità di persone che per anni hanno ricoperto incarichi importanti, beneficiando di ruoli e responsabilità, sottoscrivendo atti e condividendo decisioni, salvo poi contestare tutto e proporsi come alternativa.A volte si ha l’impressione di assistere a un protagonismo esasperato e incoerente di chi ha ottenuto posizioni proprio grazie a quel sistema politico e amministrativo che oggi attacca. Francamente non mi aspettavo di vedere tanti improvvisi “antagonisti” schierati contro esponenti politici con cui, fino a ieri, avevano condiviso un percorso politico e amministrativo. Forse sarebbe servita maggiore prudenza e molta meno esposizione.Le alternative non si improvvisano. Gli avversari si combattono sul terreno della politica e del consenso. E chi ha avuto incarichi e responsabilità non può trasformarsi improvvisamente nel più duro oppositore di ciò che fino a ieri ha condiviso. A Salerno, come in tante altre realtà italiane, bisognerebbe invece interrogarsi seriamente sull’insoddisfazione crescente delle persone e sulla progressiva disaffezione verso la vita pubblica. Ma soprattutto bisognerebbe affrontare il tema decisivo della partecipazione delle giovani generazioni. A Salerno ci sono tanti ragazzi impegnati nello studio, nel volontariato e nelle professioni. Alcuni hanno deciso di partecipare a questa competizione amministrativa.Pochi sono quelli che ce l’hanno fatta, rispetto a chi aveva comunque deciso di candidarsi. Tanti giovani salernitani che vivono fuori città, spesso affermandosi anche all’estero, sono rimasti completamente estranei alle vicende politiche locali. Ecco perché continuo a riproporre un tema che considero centrale: quello dei giovani e delle competenze. Sono energie troppo spesso assenti dalle vicende politiche della loro città. E senza il coinvolgimento delle nuove generazioni, senza meritocrazia, competenze e partecipazione autentica, nessuna comunità può davvero costruire il proprio futuro. Da padre di tre adolescenti rifletto molto sul futuro della città nella quale abbiamo deciso di vivere. Salerno è bella e noi la amiamo. Soffriamo quando è sporca, quando non è sicura, quando è ingiusta, quando non è inclusiva, quando i servizi non funzionano. Da padre, sono molto interessato alla soluzione di problemi che, il più delle volte, accomunano tutte le città del Sud, anche per evitare — se possibile — che i ragazzi abbandonino la terra che li ha visti crescere e formarsi. Le campagne elettorali non dovrebbero continuare oltre il voto.Dopo il voto bisogna lavorare, pur da posizioni distinte — di governo e di opposizione — nell’interesse esclusivo di Salerno. Le persone non si affezionano alle formule politiche ma, soprattutto nelle elezioni comunali, alle personalità capaci di risolvere i problemi nelle sedi istituzionali, non semplicemente di enunciarli sui social. Per le formule politiche ci sarà tempo. Ci sarà tempo per ricostruire un percorso unitario delle forze progressiste, politiche e civiche, in vista delle prossime elezioni politiche e, perché no, anche delle future amministrative di Salerno. Nel frattempo, però, servirebbero più coerenza, più responsabilità e soprattutto più attenzione ai problemi reali delle persone. E forse non basta augurare buon lavoro a tutti — sindaco, consiglieri di maggioranza e di opposizione, futuri assessori — per poi restare a casa. Chi ha voglia di partecipare, anche a Salerno ha la possibilità di dire la propria: nei partiti, che dovrebbero aprirsi di più, nei comitati, nelle associazioni e nei diversi luoghi della partecipazione, e non soltanto sui social, dove troppo spesso si produce più rumore che partecipazione reale.