“Siamo davanti a un vero e proprio scontro frontale tra lo Stato e il suo tessuto produttivo. I dati emersi sul piano strategico dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione delineano uno scenario inquietante: un blitz da 100-120 mila pignoramenti sui conti correnti entro la fine dell’anno. Una campagna d’urto che, peraltro, colpisce in modo chirurgico e sproporzionato il nostro territorio, visto che la Campania – insieme a Lombardia e Lazio – si trova tragicamente in cima alla lista delle regioni più bersagliate.
Non possiamo accettare che la caccia ai cosiddetti ‘grandi debitori’ si trasformi in un massacro indiscriminato di imprese e professionisti che si trovano in oggettive condizioni di crisi. Quello che contestiamo è il meccanismo stesso di questi pignoramenti lampo: un iter che, scavalcando completamente il filtro preventivo di un giudice, permette il congelamento istantaneo della liquidità aziendale. Da un giorno all’altro, un imprenditore si ritrova con le mani legate, impossibilitato a pagare i fornitori o a versare gli stipendi ai propri dipendenti.
Oltre al danno, la beffa della burocrazia. Le norme attuali, aggravate dal decreto ministeriale di fine 2024, introducono una vera e propria trappola: sopra la soglia critica dei 120.000 euro, ottenere una rateizzazione diventa un percorso a ostacoli quasi impraticabile, richiedendo verifiche e documentazioni stringenti proprio a chi, essendo in crisi, avrebbe bisogno di percorsi più snelli e immediati.
Chiediamo un freno immediato a questa deriva. Curare il debito fiscale uccidendo il debitore è un suicidio economico. Lo Stato deve tornare a essere un partner comprensivo, non un soggetto che azzera la continuità aziendale con un click bancario. È una battaglia di civiltà giuridica ed economica a difesa di chi lavora onestamente.





