Salerno dice addio a Domenico Farina - Le Cronache Salerno
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Salerno dice addio a Domenico Farina

Salerno dice addio a Domenico Farina

di Erika Noschese

Si terranno questa mattina i funerali di Domenico Farina, figura simbolo del calcio salernitano e riferimento umano di straordinario spessore, scomparso lo scorso sabato. Con la sua dipartita, la città non perde soltanto un esperto conoscitore del rettangolo verde, ma un esempio di sportività e dedizione che ha attraversato diverse generazioni, lasciando un segno indelebile sia nel mondo dei dilettanti che in quello professionale. Nato a Baronissi, Farina ha incarnato per decenni l’essenza più pura del calcio. Già nel 1989, all’età di 53 anni, le cronache si occupavano di lui come della “mezzala senza età”: all’epoca militava ancora in Terza Categoria con l’Amicizia Sava, nascondendo la borsa sportiva in negozio per sfuggire alle premure dei familiari che avrebbero voluto vederlo a riposo. Una passione viscerale nata quasi cinquant’anni prima negli allievi del Baronissi e passata per tappe importanti come il Calvanico, la Temeraria S. Mango e la grande occasione giovanile con la Salernitana. Nonostante il talento lo avesse portato a sfiorare il professionismo, Farina scelse la strada del lavoro e della famiglia, senza mai abbandonare il campo. “È stata la vita a scegliere per me, ma non ho rimpianti”, amava ripetere, sottolineando come lo sport fosse per lui, prima di tutto, una fonte di benessere e un modo per restare giovane. Quel ragazzino nel corpo di un veterano, che si definiva una mezzala di costruzione «più simile a Juliano che a Maradona», aveva fatto della disciplina e di uno stile di vita impeccabile il suo segreto di longevità. Negli anni, la sua competenza tecnica e le sue doti umane lo avevano portato a legare indissolubilmente il suo nome alla rappresentativa di calcio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Salerno. Nel ruolo di allenatore e accompagnatore, Farina è stato l’architetto dei successi della squadra nei tornei regionali e nazionali. Sotto la sua guida, la selezione degli ingegneri ha conquistato numerosi trofei, ma soprattutto ha imparato il valore della coesione e del rispetto per l’avversario. La sua storica profumeria a Salerno non era solo un’attività commerciale, ma un punto di ritrovo dove il calcio veniva discusso con la pacatezza di chi non ha bisogno di gridare per dimostrare la propria autorità. Di lui resta il ricordo di un uomo di assoluto livello, capace di coniugare una profonda conoscenza tecnica a una naturale umiltà, doti rare che lo hanno reso un riferimento per chiunque abbia incrociato il suo cammino, in campo o nella vita civile. Salerno oggi gli rende l’ultimo saluto, consapevole di aver perso un pezzo nobile della sua storia sportiva.