di Aldo Primicerio
E sì. Perché le coincidenze sono spesso viste come segnali del destino o modi in cui l’universo crea ordine nel caos. Eistein le interpretava con le sue frasi indimenticabili: “Sono il modo di Dio per rendersi anonimo”. E Dio – ci perdoni se lo tiriamo in ballo – si ripresenta a noi con due combinazioni. La prima è la tenace e frequente presenza del fantasma di Mussolini ancora oggi in una buona parte degli italiani. La seconda è l’intesa perfetta tra Meloni ed il cancelliere tedesco Merz nell’opporsi alla decisione del Consiglio Affari Esteri dell’Ue di sospendere l’Accordo di Associazione commerciale con Israele. La Meloni poche ore dopo aver deciso il contrario, cioè la sospensione italiana. Chi la capisce è bravo. Insomma, gli spettri di Benito e Adolf, di fascismo e nazismo, esattamente un secolo dopo.
Benito. Perché questa persistente evocazione del suo spirito, in politica, cerimonie, chiacchiere da bar sotto casa?
Noi non abbiamo fatto in tempo a viverlo. Perché nati nell’anno della repubblica. I nostri genitori invece sì. Permeati della sua personalità straripante, dei suoi eterni stivali di pelle, dei suoi schioccanti frustini, dei suoi modi di sedurre e nel contempo di mortificare il popolo. Solo uno psicanalista saprebbe svelarci il mistero dei perché in molti non si riesca a riemergere dalla paludi della memoria, ma anzi a compiacersi di rimuginare, metabolizzare e poi, come bovini fatti umani, di riassaporare il bolo di quegli anni, orribili, ma irresistibilmente fascinosi.
Adolf. Esattamente cento anni dopo, Italia e Germania a braccetto dalla parte sbagliata della Storia
Un’espressione mirabile mutuata dal collega Palazzolo. Pochi giorni fa, il 21 aprile, l’annuncio della Meloni al Paese della sospensione dell’Accordo di Associazione con Israele. Una svolta inattesa della Presidente, il suo no ai genocidi perpetrati da Israele prima sulla popolazione civile di Gaza e poi sui libanesi, sempre su civili, soldati, donne, bambini, indistintamente polverizzati da bombe e proiettili. Ma è stato uno stupido bluff di Giorgia. Perché due giorni dopo ci ha deluso, decidendo l’esatto contrario. Insieme con il cancelliere tedesco Merz hanno detto no alla sospensione. Insomma, hanno fatto l’occhiolino ai criminali di oggi, Netanyahu, Ben-Gvir, Smotrich, proprio come cento anni fa ad Hitler, Himmler e Goubbels. Mentre il mondo intero ha urlato contro la violazione di Israele del diritto internazionale e dei diritti umani, ed ha chiesto di dare un segnale di giustizia e umanità in quest’epoca di soprusi e violenza, Italia e Germania, come un secolo fa, sono tornate a schierarsi – come abbiamo titolato – dalla parte sbagliata della storia.
Non doveva essere una scelta coraggiosa, ma l’applicazione ed il rispetto di una clausola dell’accordo. Le sciocche parole di Tajani
Clausola che, all’art. 2, stabilisce che “le relazioni tra le parti, così come tutte le disposizioni del presente accordo, si fondano sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, cui si ispira la loro politica interna e internazionale e che costituisce elemento essenziale dell’accordo”. Rileggiamo le parole del nostro ministro degli Esteri Tajani: “Non credo che bloccare un accordo commerciale sia uno strumento utile, perché poi si va a colpire la popolazione israeliana in generale che non ha nulla spesso a che vedere con i fatti che commettono i militari o che sono poi addossati al governo”… “è meglio sanzionare individualmente i responsabili, come i coloni violenti, e rafforzare le sanzioni”. L’Italia rimane “fortemente perplessa” sulla proposta di sospendere l’accordo ed è salda sulla sua posizione”. Parole sciocche ed irresponsabili, dette senza rifletterci. E’ come se noi, ai prossimi mondiali di calcio in Usa Messico e Canada, accogliessimo con un grande applauso i calciatori della nazionale dell’Iran, ritenendoli estranei alle atrocità dei loro connazionali in divisa. Il nostro no al mantenimento dell’accordo ed all’Iran ai mondiali di calcio non sono certo contro i calciatori o i civili israeliani, ma contro quello che essi rappresentano come nazione genocida.
Restiamo un grande Paese. Ma, con questa politica e con questo governo non viviamo un buon momento
E’ una sensazione che stiamo avvertendo tutti, per una serie di fattori. 1. Difficoltà Economiche e Povertà: 1. L’Italia presenta un alto numero di persone in difficoltà, con una percentuale significativa della popolazione (circa il 17,2%) che affronta sfide economiche, posizionando il Paese in una situazione critica in Europa per numero di poveri. 2. Incertezza e “Bolla” Mentale: Molti italiani vivono una sensazione di sospensione, come in un “brutto sogno”, tra la fine dell’emergenza Covid e la difficoltà di pianificare il futuro, con timori che limitano le attività quotidiane. 3. Soddisfazione di Vita e Fuga: Esiste una crescente sensazione di insoddisfazione, con molti giovani e professionisti che percepiscono la necessità di lasciare il Paese, vedendolo come un luogo che non offre opportunità, definito spesso “rassegnazione” piuttosto che “fuga”. 4. Divario Nord-Sud: La qualità della vita e le opportunità lavorative variano molto: il Nord offre più lavoro ma con ritmi più serrati e un clima peggiore, mentre il Sud offre una qualità di vita spesso migliore ma con gravi carenze di servizi e lavoro. 5. Degrado e Insoddisfazione: Alcuni percepiscono un clima di degrado e un ambiente di vita poco armonioso, con “città grigie” e un senso di non appartenenza a un mondo che non appartiene più alla gente. In conclusione, siamo visti come un Paese di grandi bellezze ma anche di grandi contraddizioni e difficoltà, dove convivono eccellenze e criticità strutturali, alimentando un senso di “brutto momento” per una parte della popolazione. 6. Clima e resilienza Italia alla transizione energetica: Alla COP28 a Dubai fu dichiarata un’uscita dalle fonti fossili al 2050, ma incontrando grandi resistenze da alcuni paesi tra cui proprio Italia e Polonia, che ne determinarono la cancellazione dal Global Mutirão. Una vasta rete di organizzazioni della società civile italiana ha deciso di attivarsi per sostenere questo appuntamento cruciale per il futuro climatico globale e per chiedere al governo delucidazioni in merito alla strategia che intende attuare in merito alla road map globale per il phase-out da carbone, petrolio e gas. Le politiche energetiche del governo, invece appaiono contraddire gli impegni assunti in sede internazionale. L’Italia ha infatti recentemente rinviato il phase-out dal carbone dal 2025 al 2038, posticipando di tredici anni rispetto agli obiettivi precedentemente fissati, riaprendo la possibilità di utilizzo del combustibile più inquinante e motivando la decisione con esigenze di sicurezza energetica. Siamo tra illusioni, bluff e delusioni. Questa è l’Italia di Giorgia Meloni.





