di Arturo Calabrese
L’Italia, cosa nota, è quel Paese dove il paradosso è di casa. Uno dei maggiori esponenti di quel filone filosofico è un certo Zenone di Elea, antico nome della città di Velia ed oggi Ascea.
Cilentano doc, si potrebbe dire, ma se un tempo si parlava di Achille e la tartaruga, e tutto ciò che ne è magnificamente conseguito, oggi il paradosso consiste in una legge che dovrebbe alleggerire la burocrazia nei piccoli centri ma che invece permette di aggirare la norma e trarre vantaggi. Il caso specifico riguarda “Italia dei Diritti”, una lista civica per le amministrative che sta spopolando in tutta Italia e nel Cilento, terra fertile come detto sopra, non poteva fare eccezione. Si tratta di liste composte unicamente da rappresentanti delle forze dell’ordine che, per effetto della propria candidatura, possono godere di trenta giorni di aspettativa retribuita, il periodo necessario per potersi dedicare alla campagna elettorale: poco conta se effettivamente si è presenti in loco.
Quattro le liste presentate nel Cilento, tutte con lo stesso simbolo e le stesse diciture. Laurito, Lustra, Pertosa e Polla sono i comuni scelti da questo partito, o pseudo tale, per la propria discesa in campo. Come è possibile, però, che emeriti sconosciuti si possano candidare in comuni che forse non saprebbero nemmeno indicare su una carta geografica? Presto detto. Al di sotto dei mille abitanti, ed è il caso di Laurito, Lustra e Pertosa, non c’è bisogno di sottoscrizione della lista elettorale da parte degli abitanti.
Basta una Pec, quindi nemmeno lo sforzo di recarsi al comune, e il gioco è fatto: i dieci candidati al consiglio più il sindaco sono pronti ad affrontare la sfida elettorale e, di conseguenza, il periodo di aspettativa retribuita, ovviamente a spese degli italiani. Discorso diverso, in parte, per Polla. Il comune del Vallo di Diano supera i 5 mila abitanti e lì la sottoscrizione c’è stata. Non è escluso, però, che gli undici in campo siano della zona, così come non può dirsi che non lo siano. Insomma, il fenomeno c’è ed è in crescita. I candidati non fanno nulla di male, anzi rispettano la legge e godono dei diritti previsti per loro.
Lo stesso fenomeno si è registrato lo scorso anno a Castelnuovo di Conza, Ispani e Sant’Angelo a Fasanella. In questo caso, tre consiglieri sono stati eletti e sono anche attivi in consiglio comunale. Parrebbe, aspetto da approfondire, che i tre pretendano anche il rimborso spese per la loro partecipazione all’assise, andando a pesare, e non poco, sul bilancio di un piccolo centro che non dispone certo di casse floride e che deve, gioco forza, far quadrare i conti tra molte difficoltà.
Negli altri comuni, giusto per essere precisi, erano presenti liste come “Progetto Popolare”, “Lista Civica Insieme”, “Uniti per Cambiare”, “Dms Movimento Democrazia Popolare” o la famosa “Italexit per l’Italia”. Un fenomeno, quello di queste liste, che è tutto italiano, come detto. I risultati, poi, sono scontati: una serie di liste che non prendono nemmeno un voto e che dunque parlano chiaramente di compagini composte da non residenti e con ogni probabilità da persone che non conoscono il territorio.






