di Aldo Primicerio
E’ la ingloriosa parabola di noi italiani sulla scena internazionale dopo le parole spietate (e sciocche) cheTrump ha prounciato sul Corriere della Sera nei confronti di Giorgia Meloni: “Sono scioccato”, “Su di lei mi sbagliavo”, “Pensavo avesse coraggio, ma mi sbagliavo”, “Sul Papa è lei ad essere inaccettabile”. Un’inversione a U, un cambio di tono totale rispetto agli elogi di qualche settimana fa. Insomma, una figuraccia quella della Meloni, e quindi ecco perché una indegna parabola del nostro Paese e di noi italiani di cui lei è leader.
La “fine di un idillio” su cui, come si dice da noi, vi hanno inzuppato il pane tutti i giornali e media stranieri
Il britannico Guardian con “Trump accuses ally Meloni “, la Cbs News statunitense con “Trump decries Italy’s Meloni”, la rete tv saudita Al Arabiya con “Trump turns on Meloni”, e poi i grandi giornali francesi Le Monde francese con “Entre Trump et Meloni, le temps des insultes”, Le Figaro con “L’alliée italienne devient la cible de Donald Trump”, Libération con “Meloni-Trump: fin de la romance populiste”, ed il quotidiano tedesco Die Welt con “Donald Trump greift Giorgia Meloni an: ‘Sie ist nicht mehr dieselbe Person'” (Donald Trump attacca Giorgia Meloni: “Non è più la stessa persona”). Speriamo che gli italiani abbiano riflettuto sulla inconsistenza politica internazionale della nostra Presidente del Consiglio. Che da (fallita) mediatrice tra Ue ed Usa ora sta cercando di accreditarsi come come la leader del conservatorismo europeo, distanziandosi dagli eccessi di Trump per non alienarsi il resto dell’UE (e il Vaticano). In Francia, in particolare, alcuni commentatori notano con una punta di ironia che Meloni sta ora sperimentando ciò che Macron ha vissuto anni fa: l’impossibilità di prevedere o gestire i cambi d’umore della Casa Bianca.
È un momento di svolta che molti analisti definiscono “il test di tenuta” per Giorgia Meloni. Con quali conseguenze nell’asset internazionale?
A livello Internazionale, lei sarebbe passata da”ponte” a “leader autonoma”. Fino a poco tempo fa, Meloni era vista come l’interlocutrice privilegiata di Trump in Europa, una sorta di “ponte” tra l’establishment UE e il mondo MAGA (Make America Great Again, il movimento politico e culturale populista, nazionalista e nativista legato a Donald Trump). Oggi la situazione è assolutamente ribaltata. Innanzitutto per l’ isolamento strategico. Rifiutando l’intervento militare in Iran e difendendo il Papa, Meloni si è alienata la protezione della Casa Bianca. Come sottolineato da testate come The Guardian, ora si trova in una posizione delicata, senza il “patrono” americano e con un’Europa che ancora non si fida sul serio di lei. Lei ambisce tuttavia ad apparire come il nuovo volto del conservatorismo europeo. Paradossalmente, questo scontro potrebbe aiutarla a Bruxelles. Dimostrando di saper dire “no” a Trump su questioni di principio (come la pace e il rispetto per il Vaticano), Meloni starebbe smontando l’etichetta (che invece ben le si addice) di “pedina dei populisti d’oltreoceano”, accreditandosi (lei pensa) come una leader conservatrice moderata e responsabile.
E le conseguenze in Italia? Un mix di consenso immediato, ma rischi a lungo termine ed il fallimento del sovranismo
Prima il consenso immediato. In Italia, attaccare il Papa è quasi sempre un autogol politico. Secondo i sondaggi più recenti (come quello citato da Il Giornale), l’81% degli italiani approva la scelta di Meloni di difendere Leone XIV. Questo le ha permesso di compattare non solo la sua base, ma di incassare persino il timido plauso di parte dell’opposizione e del mondo cattolico. Anche Matteo Salvini si trova in una posizione scomoda. Da sempre sostenitore di Trump, ha dovuto comunque definire “sgradevoli” gli attacchi del tycoon per non scontrarsi con il sentimento popolare e religioso italiano. Questo rafforzerebbe la leadership della Meloni nel centro-destra: è lei che detta la linea, anche a costo di sfidare i vecchi miti della destra. Ma la coalizione resta a rischio.
Si delinea con chiarezza la parabola della nostra Presidente. Prima un silenzio ostinato, lungo mesi, sulle centinaia di migliaia di civili palestinesi uccisi, feriti e deportati. Silenzio su Gaza, silenzio sul Libano, silenzio sull’Iran, silenzio sulla barbaria dell’Ice, la spietata polizia federale che spara e uccide solo se ti muovi, silenzio sui dazi. Poi, d’improvviso, la giravolta, la sparata: con il mancato rinnovo degli accordi di difesa con Israele. La causa non nel massacro degli innocenti a Gaza, ma – incredibile – nelle critiche di Donald al Papa. Non una decisione di coerenza etica quanto piuttosto una forzatura “demoscopica”, cioè l’accorgersi (finalmente) del pensiero del popolo. Insomma una (tardiva) manovra di emergenza di chi si stava accorgendo che il costo elettorale della sua complicità con Trump poteva esser caro. E quindi, anche dopo il NO al referendum e la caduta di Orban in Ungheria, la decisione di smarcarsi dal biondone ossigenato.
Ma lei resta la solita Giorgia: la tardiva, ondivaga ed irresoluta di sempre
Nei rapporti insostenibili con Trump come nelle purghe dopo l’inutile e ridicolo referendum, ridotto praticamente ad un omaggio alla memoria dell’indimenticato Silvio. Sempre lenta nelle sue decisioni. Fino a staccare la spina con il sultano a stelle e strisce, in fondo, per un banale attacco verbale al Papa, cui mezzo mondo ha risposto con una solidarietà sorprendentemente eccessiva. Ed alla fine, ecco l’epilogo della parabola meloniana: il benservito del ciuffone d’oltreoceano. E’ la regola del cinismo mondiale, quella dell’essere non commensale al tavolo, ma cibo del tavolo. Lei che s’illudeva di avere un posto tra i grandi, scopre di essere iscritta non come ospite d’onore, ma come pietanza del menu. Cara Presidente, non puoi essere credibile nella tua indignata difesa del Papa dopo che hai zittito avallando il massacro di bambini e civili innocenti prima a Gaza e poi nel Libano. Barattando per due anni la dignità e la nobiltà del Paese – nella tua illusione di potenza che l’Italia ha indiscutibilmente nella storia, nel cibo e nella moda, ma non certo nell’establishement militare internazionale – hai puntato tutto sull’idolo americano. Che poi ti ha screditato e licenziato. Speriamo che la parte di italiani che ti sostiene si svegli dal suo innamoramento per la “madre cristiana” e si renda conto in quali mani ha abbandonato il Paese.





