Salerno. Lo straordinario dell’ordinario - Le Cronache Salerno
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Salerno. Lo straordinario dell’ordinario

Salerno. Lo straordinario dell’ordinario

di Alfonso Malangone*

La disposizione del Testo Unico Enti Locali è chiara. L’art. 141 comma 3 dice testualmente: “con il decreto di scioglimento si provvede alla nomina di un commissario che esercita le attribuzioni conferitegli con il decreto stesso”. Poi, nel provvedimento di nomina del 20/02 a firma del sig. Presidente della Repubblica, all’art. 2 è scritto: “Al predetto commissario sono conferiti i poteri spettanti al Consiglio Comunale, alla Giunta ed al Sindaco”. Direbbero gli inglesi: “all-in-one”. Certo, trattandosi di una procedura amministrativa eccezionale di un sistema democratico, non è neppure lontanamente immaginabile che essa possa compromettere il diritto di partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Del resto, è indubbio che la sua origine sia da attribuire alla ‘sensibilità’ di coloro che hanno deciso di abbandonare incarichi fortemente fiduciari senza giustificazione comprensibile. Quasi una fuga da ‘uccelli di bosco’, detto con ogni rispetto. In ogni caso, l’accentramento dei poteri costituisce pur sempre un evento in grado di segnare profondamente la vita della Comunità poiché, come si legge nei testi, il ruolo principale del Commissario è quello di garantire la continuità amministrativa dell’Ente fino alle elezioni disponendo sia gli atti di ordinaria che quelli di straordinaria amministrazione. Epperò, da qualche parte si legge pure che, non rispondendo agli elettori, sarebbe opportuno fossero evitate decisioni di portata strategica. Di fatto, scorrendo le materie delle delibere assunte fino ad oggi, si rilevano provvedimenti che hanno interessato molteplici aspetti della gestione sia per il rispetto di obblighi di Legge, come le variazioni di Bilancio, sia per fronteggiare altre esigenze, come l’aumento delle entrate, l’adozione di una variante al PUA di Brignano, l’aggiornamento delle norme del Regolamento Urbanistico Edilizio e del PUC. Sulle due ultime materie tecniche, davvero complesse, non è opportuno intrattenersi perché, facendo salvo ogni errore, sembra che i provvedimenti siano stati assunti anche per coprire la ‘dimenticanza’ o l’inerzia dei precedenti Amministratori. Diverso è il discorso su due delibere amministrative davvero sorprendenti: l’aumento dell’Imposta di Soggiorno; l’aumento delle quote di contribuzione al servizio della mensa scolastica. Sono decisioni che possono lasciare un segno pesante sull’economia della Città, già sfiancata e depressa. Per questo, a parte ogni discussione sul potere di fare quello che è stato fatto, è importante capire perché è stato fatto. Proviamoci, facendo una necessaria premessa. Con l’adesione al decreto aiuti, deciso dai Sigg.ri Consiglieri che si sono di recente dimessi a loro insaputa, venne sostanzialmente dichiarato lo stato di ‘pre-dissesto’ dell’Ente dopo che, appena due giorni prima della diffusione della notizia, l’allora Assessora al Bilancio avesse garantito la presenza di soddisfacenti equilibri finanziari e la sostenibilità degli impegni con l’approvazione del Consiglio. Così, fu necessario concordare un crono-programma con il Governo per pervenire al riequilibrio finanziario grazie all’acquisizione di maggiori risorse da ottenere con l’aumento del carico impositivo e la riduzione di alcune spese. Il tutto, con scadenza 2044. Una vita. Del resto, la Città aveva appena acquisito a maggior gloria il primo posto in Italia per quote pro-capite di Disavanzo di Amministrazione e di Indebitamento Finanziario. In ogni caso, le quantificazioni consentivano di assicurare il rientro nei tempi concordati. Adesso, però, leggendo la stampa sembra che la scelta di far crescere questa due specifiche voci sia imposta da possibili esigenze di Bilancio forse per un andamento non soddisfacente delle Entrate globali. Su questa ipotesi, conviene approfondire alcuni punti. Primo punto: l’andamento del rientro è stato recentemente oggetto di lode perché in linea con le previsioni. A fine 2025, ci sarebbe addirittura un leggero anticipo con un Disavanzo dichiarato pari a – 99,1milioni. Niente si sa ancora, però, del livello dell’Indebitamento Finanziario che ne è una diretta conseguenza. E’ noto, infatti, che il Disavanzo misura l’entità della spesa sostenuta senza copertura e fronteggiata con il ricorso a forme alternative di debito tra cui, in particolare, le anticipazioni della Cassa Depositi e Prestiti. Comunque, per il primo punto si potrebbe sostenere l’assenza di problemi. Secondo punto: il sistema SIOPE del MEF ha evidenziato al 31/12 scorso un saldo di Cassa pari all’importo ‘mostruoso’ di 85.231.213,35. Trasformato in Lire, per i nostalgici, diventa addirittura stratosferico: 165Miliardi,030milioni,641mila,473lire e spiccioli. Roba da far invidiare pure zio Paperone. Di questo risultato si sono dichiarati ‘orgogliosi’ i precedenti Amministratori attribuendolo a una sana e corretta gestione dei soldi dei cittadini, benché realizzati dopo averli spremuti. Tra l’altro, quella giacenza sembra trovare motivazione nella mancata manutenzione della Città ridotta in condizioni davvero inaccettabili. Una spiegazione non guasterebbe, su questo. Comunque, i soldi non mancherebbero. Terzo punto: il Governo ha assegnato alle Città che hanno aderito al decreto aiuti un contributo che per Salerno è pari a 64,0milioni a fine 2025. L’importo sarà versato in rate annuali fino al 2033. Quindi, il Disavanzo di 99,1milioni scende, al netto di questo aiuto, ad ‘appena’ 35,1milioni. Una bazzecola. Purtroppo, per questa minore esposizione sono tuttora applicate le imposizioni calcolate sul Disavanzo originario e neppure è stata abbassata l’addizionale Irpef che, a partire da quest’anno, doveva essere ridotta allo 0.9% rispetto all’1,1%. Un soffio, ma un sollievo. Comunque, il riequilibrio appare assicurato. In queste condizioni, una domanda è naturale: “se i numeri sono in regola, cosa c’è che può giustificare la scelta di aumentare Imposta di Soggiorno e Mensa Scolastica?” Per la Mensa Scolastica, l’incremento appare davvero doloroso perché le famiglie pagheranno un importo giornaliero di 1,30euro per la fascia ISEE da 0 a 6.000euro. Per capire: una famiglia di due genitori e un piccino, con reddito di 1.000euro al mese e casa in fitto a 400euro, ha un ISEE di 5.178,57. Siano a livelli di sussistenza, non di benessere. Senza dire del contestuale adeguamento del contributo autobus di 5euro a persona oltre alla quota di iscrizione di 20euro. Sempre a partire da ISEE 0. Con redditi da fame, non è accettabile il rischio di far crescere la fame mentre si spendono 5,5milioni per il Verdi con un incasso di biglietti per manco 500mila euro. Sull’Imposta di Soggiorno c’è poco da aggiungere alle contestazioni degli operatori e delle Associazioni. La Città è una meta turistica ‘di passaggio’ e sono decenni che non si apre un albergo. Portarne l’importo a 5euro al giorno, per la prima classe, può aggiungere alla delusione dei visitatori per le condizioni della Città e dei servizi anche quella per i costi. Certo, si tratta di una spesa a carico dei turisti, ma Robin Hood toglieva ai ricchi per dare ai poveri mentre qui i soldi sembrano finire in un pozzo senza fondo scavato sotto i piedi dei cittadini a loro insaputa. E’ doveroso precisare che questa riflessione non è pubblicità elettorale. Da almeno un decennio, il gruppo civico Ali per la Città scrive dei precari equilibri del Bilancio e di scelte che poco o nulla hanno apportato alla qualità della vita e al benessere dei cittadini, ora costretti a pagarne concretamente le conseguenze. Le sue proposte fanno parte del progetto per una Città Nuova elaborato a sostegno della candidatura a Sindaco dell’ing. Armando Zambrano. E’ una visione, non subalterna, alimentata solo da amore per la Città. Perché davvero Salerno ha bisogno di amore. *Ali per la Città P.S.: si fa salvo ogni errore.