Il boss Biagio Giffoni davanti ai giudici - Le Cronache Cronaca
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Il boss Biagio Giffoni davanti ai giudici

Il boss  Biagio Giffoni davanti ai giudici

Salerno. Torna davanti giudici il boss Biagio Giffoni, al quale il ministero aveva prolungato il carcere duro (41 bis): la Cassazione accoglie il ricorso e rinvia gli atti per una nuova udienza davanti alla Sorveglianza di Roma. A ragione della decisione, il Tribunale valorizzava la nutrita biografia criminale del detenuto, condannato, fra l’altro, per omicidio e reati associativi mafiosi, e la sua posizione di vertice rivestita nell’omonimo clan, a sua volta inserito nel gruppo “Pecoraro-Renna”, già egemone nella Piana del Sele e tuttora ritenuto operante nonostante la sopravvenuta soggezione dei principali esponenti, come i fratelli Enrico e Sergio Bisogni e Francesco Mogavero conosciuto come ‘o paccitiello. Il boss, oggi 59 anni, tramite il difensore, ha proposto ricorso per Cassazione affermando il Tribunale di sorveglianza non hactenuto conto della scissione avvenuta nel 2001 tra i clan Giffoni e Pecoraro Renn come attestato da sentenza del Tribunale di Salerno. Lo stesso Tribunale romano “nel 2015”, preso atto dello scioglimento del clan Giffoni annullò il decreto ministeriale di proroga del regime differenziato nei confronti del cognato e coimputato Bruno Noschese, per il quale venne, così, ripristinato il regime ordinario di detenzione. E ancora, ci si duole che non si sia attribuito rilievo all’assenza di elementi patrimoniali, alla mancata effettuazione di colloqui da 9 anni e di rapporti epistolari, allo svolgimento di attività lavorativa, alla rivisitazione critica del proprio passato e al prossimo fine pena (27 ottobre 2027). Per la Cassazione il ricorso va accolto perché lo stesso Tribunale di sorveglianza di Roma, che, in un precedente provvedimento adottato nei confronti di soggetto appartenente allo stesso clan dell’odierno ricorrente (Bruno NOSCHESE), ha decretato l’avvenuta scissione del clan, annullando il decreto ministeriale di proroga del regime differenziato emesso nei confronti del detenuto. “Essendo indubitabile che detta organizzazione criminale è da tempo disgregata, manca il puntello storico fattuale della misura, ovvero l’esistenza di una organizzazione criminale nella quale possa dirsi attualmente inserito Giffoni”., spiega la Cassazione che ordina alla Sorveglianza di Roma di colmare le lacune nel provvedimento s carico dello storico boss.

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