Alberto Cuomo
A dispetto dell’impegno di Filiberto e Bianca Menna nel tenere viva l’immagine culturale della nostra città, la Fondazione a loro intestata appare quasi inattiva, tanto da essere del tutto ignota in città e piegata su eventi privi di echi in campo nazionale o solo regionale. Sdoppiata in due sedi, quella di Roma, in via dei Monti di Pietralata, ospita attualmente, per la curatela di Antonello Tolve, la mostra “Fragmenta”, con opere di Cristian Leperino e Gianluca Murasecchi. E la sede salernitana? Non sembra dare segni di vita! L’ultima notizia che se ne ha è l’essere stata al centro della polemica nell’agosto 2023 tra la presidente, Maria Letizia Magaldi, e l’ex sindaco Vincenzo Napoli. Qualcuno ricorderà (anche se la Fondazione è tanto assente dalla vita della città da non lasciare memoria di sè) la difesa della società “Limen” e del suo presidente Gianni Fiorito, condotta in consiglio comunale dal sindaco Napoli in giustificazione dell’uso dei locali della Casa del Combattente affidati alla Fondazione, che indusse la dottoressa Magaldi a precisare come la sede fosse a disposizione delle associazioni mediante il pagamento di una tariffa convenzionata a risarcimento delle spese. In realtà Fiorito aveva utilizzato la sede culturale per festeggiare il proprio compleanno trasformandola in discoteca. Il nostro “Cronache” stigmatizzò l’uso improprio fatto da Limen della sala, prima utilizzata per seguire sul maxischermo il festival di Sanremo, poi quale ritrovo d’ammuina per festeggiare un compleanno, scrivendo: “povera fondazione Menna, da luogo di cultura a degrado culturale in pochi mesi”. Oggi sappiamo che Giovanni Fiorito, braccio destro di Tringali, l’assessore alla sicurezza e alla trasparenza, dopo aver circumnavigato il continente 5Stelle, si candida al consiglio comunale con De Luca e chi sa non faccia, dietro compenso naturalmente, della Fondazione il riferimento per i suoi forum elettorali. In realtà la Fondazione Menna è in degrado da tempo, avendo mostrato una certa vivacità solo nella prima gestione dopo il suo battesimo. Affidata inizialmente ad Angelo Trimarco, docente in Storia dell’Arte presso l’Ateneo Salernitano, la Fondazione lasciò, già in tale scelta, ben sperare sulla possibilità di rinnovare l’impegno culturale di Filiberto e Bianca Menna. Trimarco infatti investì la sua conoscenza dei fenomeni artistici contemporanei in una attività promozionale delle vicende italiane dell’arte producendo mostre e cataloghi teorici e curando progetti come “Astrazione Povera”, una esplorazione dei movimenti artistici tra gli anni ’80 e ’90 cui anche Menna si era dedicato o organizzando seminari di approfondimento su figure chiave e movimenti, quali il ciclo sui 100 anni del Surrealismo a Salerno. E non solo. A Trimarco si deve anche il coordinamento della pubblicazione di volumi dedicati all’analisi del sistema dell’arte e alla figura di Filiberto Menna, tra cui “Filiberto Menna. Arte e critica d’arte in Italia 1960/1980”. Riconosciuto studioso della storia dell’arte, Trimarco era stato anche assistente di Filiberto Menna e, sebbene senza vere risorse, riuscì a tenere alto il nome della Fondazione che raccolse intorno alle sue manifestazioni tutto il mondo accademico, non solo salernitano, gravitante intorno all’arte e alla filosofia estetica. Chi sa, forse data la popolarità che cominciava a circondare la Fondazione, la politica decise di manifestare con maggiore evidenza la propria presenza e, al ritiro di Trimarco, De Luca promosse sul campo, a presiedere la fondazione, invece che un cultore dell’arte conoscitore del metodo critico di Menna, chi sa perché, un ex magistrato, sebbene intorno al primo presidente fossero cresciuti, anche nell’università, giovani e brillanti studiosi/e che, probabilmente, avrebbero meritato di sostituirlo. Tringali per le questioni artistiche si affidò direttamente a Bianca Menna (in arte Tomaso Binga) che gli consigliò di chiamare quale consulente una giovane cultrice di Roma, Raffaella Perna, mai vista in città. Forse però, considerando le diverse richieste mondane della sede (vi fu chi meditò di avere in concessione la terrazza per farne una caffetteria o, persino, un Luxury Food) ritenne di aprire la fondazione al sociale e vi installò “Casa Limen”. Ma ahinoi, generalmente, la cultura non fa solo gola al mondo della politica che, come insegnano i rampolli De Luca o il dottore Coscioni, tenta l’approccio ai ruoli universitari, quanto anche alle realtà dell’economia, imprenditori e banche, cui non basta allestire interi e scadenti atenei privati, onde piazzare i propri accoliti in funzioni di prestigio. Nel caso di Letizia Magaldi, pure figlia di un noto imprenditore, la sua scalata alla cultura dell’arte è avvenuta principalmente attraverso la politica, tant’è che passata da esponente di “Italia Unica”, partito fondato da Corrado Passera, contrario a De Luca, nelle file dell’ex presidente della Campania, così come accade a molti oppositori a Salerno si è trovata, per nomina pubblica, regionale, pur essendo priva di titoli specifici, prima vicepresidente della Fondazione Donnaregina e del Museo Madre, istituti che raccolgono un mix di interessi legati al collezionista-gallerista Morra, e poi nominata alla presidenza della Fondazione Menna, in tal modo definitivamente affondata.





