di Erika Noschese
Le strade di Salerno sono tornate a vibrare ieri sotto il peso di una protesta che non è solo una rivendicazione sindacale, ma un grido di sopravvivenza per oltre cento famiglie. I lavoratori delle Fonderie Pisano hanno attraversato la città in un lungo corteo partito dalla sede della Provincia, facendo poi tappa dinanzi a Palazzo di Città e concludendosi sotto i portici della Prefettura in piazza Amendola. La mobilitazione, nata per difendere il posto di lavoro e sollecitare certezze sul futuro del sito industriale di Fratte, ha prodotto i primi risultati concreti già nel tardo pomeriggio di ieri, quando sono giunte le convocazioni ufficiali per i tavoli istituzionali tanto attesi. La Regione Campania ha infatti fissato un incontro per il prossimo 7 aprile alle ore 15:30 presso il Centro Direzionale di Napoli, mentre il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha risposto alla sollecitazione dei sindacati convocando le parti a Roma per il 20 aprile alle ore 17:00. Si tratta di due passaggi cruciali per una vertenza che si è inasprita drammaticamente dopo il diniego regionale al progetto di adeguamento ambientale presentato dalla proprietà. Lo scenario attuale per lo storico stabilimento di via dei Greci rimane estremamente precario. La proprietà ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro il provvedimento della Regione Campania che ha bloccato il piano di ammodernamento, finalizzato a far ripartire la produzione attraverso investimenti tecnologici. In caso di un rigetto da parte dei giudici amministrativi, il rischio concreto è quello di una chiusura definitiva che lascerebbe i dipendenti senza l’ombrello protettivo degli ammortizzatori sociali, aggravando una crisi che è già sociale prima ancora che industriale. Durante la marcia di ieri, i lavoratori sono stati affiancati dalle proprie famiglie, con bambini al seguito, per sottolineare come il destino della fabbrica sia indissolubilmente legato alla stabilità economica di un intero pezzo di territorio salernitano. Tra i cartelli e gli striscioni che aprivano il corteo, uno in particolare riassumeva il dilemma che spacca l’opinione pubblica e le istituzioni: “L’odore si può eliminare, ma se chiudiamo chi di noi sarà tutelato?”. La richiesta dei lavoratori è chiara: non si vuole scegliere tra salute e lavoro, ma si pretende che la transizione verso il progetto denominato Fonderie Pisano 4.0 venga accompagnata dalle istituzioni anziché ostacolata da una burocrazia che non tiene conto dei tempi della produzione. Angelo Clemente, componente della Rappresentanza Sindacale Unitaria, ha espresso con forza il sentimento che anima i piazzali della fabbrica di Fratte. ” Fermo restando che la nostra speranza per il futuro è riaprire, iniziare a lavorare e, nel mentre, costruire il nuovo stabilimento, ci teniamo come operai a dire proprio ad alta voce che non si possono mandare cento persone e più in mezzo alla strada solo perché chi rappresenta la Regione non ha voluto dare tempo agli operai e all’azienda di mettere a posto quelle BAT che impone il nuovo regolamento europeo. Ribadisco, non ci hanno dato tempo per poterlo fare e la domanda che tutti noi centocinque ci rivolgiamo è proprio quella”, ha dichiarato Clemente, evidenziando la frustrazione per quello che viene percepito come un corto circuito tra le normative comunitarie e la disponibilità regionale a concedere una tempistica tecnica per gli adeguamenti. L’incertezza pesa come un macigno soprattutto in virtù della vicinanza con le festività. Domenico Volpe, anche lui esponente della RSU, ha descritto con amarezza il clima che si respira tra le tute blu in queste ore. “La condizione che attraversiamo noi e le nostre famiglie, soprattutto in un periodo come la Santa Pasqua, è particolare, lascio immaginare il nostro stato d’animo. Sarà una Pasqua amara, una Pasqua nella quale pregheremo il Signore affinché la resurrezione sia anche nostra. Speriamo di sensibilizzare a questo punto, ancora una volta e per l’ennesima volta, le istituzioni, perché allo stato attuale dei fatti siamo soli con noi stessi. Si sentono tante parole, tante belle parole da parte di molti, ma di fatti se ne vedono pochi”, ha commentato Volpe durante la sosta del corteo davanti alla Prefettura. L’operaio ha poi voluto lanciare un monito alla classe politica, evitando che la vertenza diventi terreno di scontro elettorale: “Noi ci sentiamo abbandonati da tutti: dalle istituzioni, dalla politica e dalla proprietà. Una cosa che voglio sottolineare è che non siamo carne da macello e, in questo periodo particolare delle elezioni, non vogliamo perdere la nostra dignità, quindi non saremo soggiogati da alcuna campagna elettorale”. La pressione esercitata ieri in piazza Amendola ha portato la Prefettura a farsi garante di un dialogo che sembrava interrotto. La segretaria generale della Fiom Cgil di Salerno, Francesca D’Elia, che ha accompagnato la delegazione dei lavoratori durante l’incontro con i rappresentanti del governo sul territorio, ha ribadito la necessità di un intervento immediato per rompere l’isolamento dei dipendenti, fermi da una settimana dopo la sospensione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. “Questa è l’ennesima manifestazione, una serie di iniziative che stiamo tenendo in piedi da sei mesi. Noi abbiamo cominciato a settembre, in tempi non sospetti, a rivendicare quel futuro che oggi è ancora meno garantito. Dopo il diniego della Regione Campania, gli operai sono fermi e l’azienda li ha messi in libertà, il che significa che non hanno prospettive né oggi, né ieri, né domani di poter riprendere a lavorare”, ha spiegato D’Elia. La segretaria della Fiom ha sottolineato come la mobilitazione di ieri sia stata una risposta necessaria al silenzio assordante seguito all’ordine di cessazione delle attività. “Siamo qui perché abbiamo letto decine di messaggi di vicinanza rispetto ai lavoratori, ma a più di una settimana dal diniego della Regione Campania e dall’ordine di cessazione delle attività, pur avendo chiesto incontri alla Regione e al Ministero, non ci aveva chiamato nessuno. Noi non accettiamo che il diritto al lavoro e i lavoratori siano lasciati da soli in questo territorio, in questa circostanza dove ormai abbiamo pagato un prezzo troppo alto in termini di chiusure e di disoccupazione”, ha aggiunto D’Elia, ribadendo che la marcia dei lavoratori è pronta a spostarsi verso Napoli e Roma qualora i tavoli di aprile non portassero a soluzioni concrete per la salvaguardia dei livelli occupazionali. Il progetto “Fonderie Pisano 4.0” rappresenta per i dipendenti l’unica via d’uscita tecnica, un ponte tra il passato industriale di Salerno e un futuro ecosostenibile che però necessita di tempi tecnici e autorizzazioni certe per essere realizzato. La tensione resta alta, alimentata dalla consapevolezza che senza un accordo di transizione o una sospensiva del TAR, il sito di Fratte potrebbe aver spento i motori definitivamente. La giornata di ieri ha dimostrato che la comunità operaia non ha intenzione di arrendersi al destino della disoccupazione. La notizia delle convocazioni ricevute nel tardo pomeriggio rappresenta solo un primo passo in una salita che si preannuncia ancora lunga e complessa. I lavoratori chiedono che lo slogan stampato sugli striscioni, “Fonderie Pisano 4.0, questi sono i fatti, le chiacchiere le lasciamo ad altri”, diventi l’indirizzo politico delle prossime settimane, per evitare che la crisi di una delle realtà industriali più antiche del Mezzogiorno si trasformi in un’ennesima ferita aperta nel tessuto sociale della Campania. L’appuntamento è ora per il 7 aprile a Napoli, dove la Regione dovrà spiegare se esistono margini di manovra per una ripresa produttiva condizionata o se la strada del dialogo è ormai definitivamente sbarrata.





