Chi si dedica alla storia locale lo fa, prima di tutto, per amore. Un amore silenzioso e tenace per la propria comunità, per quella terra in cui si è nati, cresciuti e nella quale, spesso, si sceglie di restare. Perché appartenere a un luogo non significa soltanto viverlo, ma conoscerlo nel profondo: custodirne i ricordi, scoprirne i segreti, riconoscerne l’anima. È proprio da questo sentimento che nasce il volume che ci apprestiamo a sfogliare, il nono della collana «Antologia Sarnese», curata da Livio Pastore. Un libro che si offre come uno scrigno di memoria, prezioso e necessario, che ogni cittadino di Sarno dovrebbe accogliere nella propria casa, tra i volumi da conservare e tramandare. Pagina dopo pagina, tra immagini e racconti, l’autore ricompone con pazienza il mosaico del passato: frammenti dispersi, ricordi sbiaditi dal tempo che tornano a vivere. Sono i “fattarielli” — piccoli e grandi — che hanno segnato il cammino della comunità, restituendo voce a storie che rischiavano di essere dimenticate. Queste pagine nascono da un viaggio appassionato dentro le nostre radici, un percorso fatto di memoria, tradizioni e storie che continuano a parlare al presente. Raccontano il centenario della morte di Giovanni Amendola e riportano alla luce le origini del fascismo a Sarno, intrecciando vicende locali e storia nazionale. Tra fede e mistero, prende forma la storia del quadro della Madonna delle Tre Corone, che attraversa i nomi di Volpicelli, De Majo e Monsignor De Pirellis, mentre affiora il racconto del presunto miracolo ricevuto da Califano, sospeso tra devozione e leggenda. Il filo della narrazione prosegue con il ricordo del Maestro Raffaele Vincenti, nel centenario della sua nascita, e con le pagine drammatiche della Seconda guerra mondiale: dalle stragi di Sarno alla Battaglia di Scafati, eventi che hanno segnato profondamente la comunità. Infine, uno sguardo si apre sul mondo della comunicazione: dai 131 anni della stampa sarnese al momento in cui la radio nazionale scoprì Sarno e i suoi emigrati, fino alla vivace stagione delle radio libere, che diedero voce a un territorio in trasformazione. «Antologia Sarnese» diventa così un ponte tra generazioni. Offre ai giovani — a chi è rimasto e a chi è stato costretto a partire — la possibilità di riscoprire le proprie radici, mentre agli anziani regala il conforto di ritrovare la Sarno di un tempo, con i suoi volti, le sue voci, le sue atmosfere. Perché conoscere il passato non è un esercizio di nostalgia, ma un atto di consapevolezza: significa dare valore al presente e costruire il futuro con maggiore coscienza. Vuol dire imparare ad ascoltare ciò che luoghi e oggetti hanno ancora da raccontare, fare tesoro degli errori e diventare custodi attenti di un patrimonio che non appartiene solo a noi, ma anche a chi verrà dopo. Appartenere a un luogo, in fondo, è questo: non dimenticare chi lo ha vissuto prima di noi. Sono le persone, le loro scelte, i loro esempi ad aver tracciato le strade che oggi percorriamo. E conoscere la storia del proprio paese è il primo, autentico passo per imparare ad amarlo — perché è una realtà che merita, profondamente, di essere amata.





