Viene da sorridere nel leggere, sui social o sui quotidiani, le esclamazioni, i post, gli articoli che, inneggiando alla vittoria referendaria del No, immaginano una palingenesi della sinistra, un suo rilancio sino alla vittoria elettorale del prossimo anno contro lo schieramento che sostiene l’attuale governo. Certo, dopo lo smacco, Giorgia Meloni e la destra stanno leccandosi le ferite, e se per questo vi è qualche lacrima, sicuramente la sinistra non ride. Infatti, semplicemente, la sinistra o, se si vuole, il “campo largo”, non esiste, e ne è una piccola ma significativa prova la sua inesistenza a Salerno, dove lo stesso Pd lascia via libera al “capobastone” De Luca candidando con lui una lista di partito senza simbolo, sostituito, chi sa, da una foglia di fico. È bastato ipotizzare una possibile vittoria futura che, a sinistra, sono state invocate le elezioni primarie per scegliere il capolista del “campo largo” il quale, in caso di vittoria, diverrebbe il presidente del consiglio. Ma lo sapeva anche Trapattoni, “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. E quindi l’invocazione delle primarie, che non sembra siano in cima ai pensieri degli italiani, ha indotto la povera Schlein a rimangiarsi tutte le filippiche contro i capibastone per non inimicarsi De Luca ed averlo anzi alleato in Campania, dove i 5Stelle hanno Fico, in caso di conflitti con Giuseppe Conte, incontinente solo a parlare di prossime elezioni, tanto da invocarle subito perché ‘non ce la fa più’. E la vittoria del No non ha solo reso più unita la destra avendo piuttosto diviso la sinistra senza invogliarla ad una politica e ad un programma comune. A differenza della destra che è riconoscibile per i suoi progetti, persino in un frangente difficile come quello attuale, ben gestito dalla sua leader, la sinistra è incerta, ambigua e senza un leader accreditato, tanto da doverlo decidere con le primarie. Come se, vincendo Conte e messo a capolista, gli ex comunisti e gli ex democristiani farebbero a botte per votarlo! La destra ha ricette semplici e, sinora, Giorgia Meloni, a parte il Referendum, ha avuto buoni successi. Per la prima volta dopo tanti anni il nostro paese sembra infatti avere un ruolo internazionale, ha visto aumentare i livelli di occupazione e mantiene la crescita del Pil. Si vuole che la nostra “capa” dell’esecutivo sia prona rispetto a Trump mentre, a dispetto di Conte che sbavava al suo cospetto quando era chiamato Giuseppi, la sua presenza politica è cresciuta anche in Europa non certo per far contento il presidente americano. E non solo, in un gioco delle parti, interpretando un carattere tipicamente italiano, quello di stare con due piedi in una scarpa o, se si vuole, con un piede in due scarpe, adatto pertanto ai nostri cittadini, da un lato la destra ha sanzionato la Russia con l’Europa aiutando l’Ucraina, dall’altro, con Salvini, ha mantenuto, come era ed è opportuno, il contatto con Putin… roba da conte Cavour. Del resto, a tener conto dei sondaggi, secondo Youtrend, la società di analisi statistiche che calcola la “supermedia” dei rilevamenti delle intenzioni di voto, alla data del 26 marzo, ci sarebbe una ripresa di Fdi, l’aumento di Forza Italia e di Noi Moderati con leggeri aumenti dei diversi partiti della sinistra e un complessivo 48% della destra (compreso Futuro Nazionale) rispetto al 44% del “campo largo”. In Campania e a Salerno non vi è un tale trend e la nostra città è una vera cartina di tornasole che mostra come nell’intera regione si vada in controtendenza con una destra che sembra non voglia vincere. Senza analizzare il conflitto regionale tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, già a Salerno il dualismo tra i due candidati, Zambrano e Marenghi, è sicuramente deleterio per chi vuole cambiare pagina dopo oltre trenta anni di potere deluchiano, dato il dividersi del fronte di centrodestra e quello della stessa sinistra alternativa al sistema-Salerno dal momento la candidatura dell’avvocato Lanocita vede i socialisti in parte al fianco dell’ex presidente regionale. Ed è già l’alto numero di candidati a farli apparire, più che contendenti, futuri dialoganti e forse alleati, come è ormai tradizione in città. A proposito dei socialisti poi, la prova che a Salerno vi sia molta confusione è nella partecipazione di De Luca, dopo aver fruito dell’arresto di Vincenzo Giordano nel 1993 per scalare la prima poltrona cittadina, alla presentazione del libro di Gaetano Amatruda, in gran parte dedicato al “sindaco galantuomo”, che gli ha dato modo di inveire contro la magistratura (a referendum concluso) nel richiamo della sua innocenza e assoluzione, al chiaro fine di captare il voto dei nostalgici di quella stagione. Una invettiva contro cui qualcuno si è sentito sollecitato a sostenere falsamente, seguendo certe affermazioni dell’ex sostituto procuratore che lo arrestò ingiustamente, Michelangelo Russo, come Giordano abbia fruito della prescrizione dei reati, mentre invece fu assolto con formula piena già in appello. E sarà l’attuale clima di confusione che investe il voto comunale salernitano ad ampliarsi probabilmente in occasione di quello nazionale, allontanando ancor più i cittadini dalla partecipazione alla politica.





