Nella prima parte del servizio giornalistico di Cronache, pubblicata una settimana fa, sulla vicenda dei malati legati ai letti nel Pronto Soccorso, abbiamo evidenziato la singolare mancanza della contestazione del reato di sequestro di persona aggravato (art. 605 codice penale, con pena fino a dieci anni di reclusione) che invece è stato contestato in altri processi del medesimo periodo, per fattoi del tutto analoghi. Per il caso del Ruggi, vero scandalo nazionale mediatico, gli unici reati ravvisati nell’intestazione del fascicolo processuale sono stati i reati di maltrattamenti (art. 572 c.p.) e i reati di cui all’art. 328 c.p. (omissione di atti d’ufficio). Non è chiaro per quali modalità si sia individuata questa fattispecie criminosa, salvo collegarla al Primario che in ipotesi non avrebbe controllato. Già, ma qualcuno ha legato, e fatto il sequestro di persona! Ma veniamo alla richiesta del decreto di archiviazione, a firma dei Sostituti Procuratori Carlo Rinaldi e Mafalda Cioncada. Porta la data del 2 ottobre 2024, e il visto di approvazione del Procuratore Aggiunto Rocco Alfano (attualmente Procuratore Capo reggente). Al contrario del decreto di archiviazione vero e proprio, a firma del GIP dr.ssa Pacifico, che si limita a tre o quattro righi di motivazione con una formula, in verità, più idonea a fatti di ordinaria amministrazione, la richiesta dei Pubblici Ministeri è composta da quattro pagine fitte fitte, che però, più che dare conto delle indagini materialmente effettuate, della tempistica e del dettaglio della ricerca, si limitano all‘ estrapolazione di lunghi brani delle sette testimonianze escusse dagli stessi PM, più il denunciante Gianluca Stella. Le testimonianze sono generiche. Qualcuno riferisce di avere timore del Primario. La prassi dei malati legati ai letti non viene smentita, ma i testi si trincerano dietro vaghi “non ricordo”. Qualche teste aggiunge “si legavano i pazienti che purtroppo si trovavano in uno stato di agitazione psicomotoria per cui, per motivi precauzionali, si rendeva necessario contenerli”. Quasi tutti specificavano che il Pronto Soccorso è in una situazione di sovraffollamento. Questa è l’istruttoria svolta dai Sostituti Procuratori Rinaldi e Cioncada. Ma c’è qualcosa in più. All’inizio della richiesta di archiviazione, i PM citano una nota di un sindacato degli infermieri, il “Nursind”, che è una difesa a spada tratta del lavoro, tra tanti sacrifici e disorganizzazione, degli infermieri stessi. Ma c’è un punto importantissimo: il sindacato afferma che la prassi dei malati legati avveniva solo per il tempo strettamente necessario, “con annotazione in cartella clinica e con l’assenso dei parenti, condizione necessaria”. Benissimo! Dunque, un sindacato ufficiale ammette che i malati venivano legati, ma soprattutto specifica che il contenimento ai letti veniva puntualmente annotato nelle cartelle cliniche. Questo documento viene usato dai Pubblici Ministeri nelle scarne righe finali che, senza citare specificamente il documento stesso, argomentano l’archiviazione con l’affermare che “Non è emerso da chi i pazienti siano stati legati in maniera casuale o lesiva delle loro condizioni fisiche. E’ verosimile che la gestione “cattiva” dei pazienti sia riconducibile a una non corretta organizzazione sanitaria contraddistinta da sovraffollamento e carenza di personale”. E’ tutta qui la motivazione della richiesta di archiviazione. Non risultano sentiti i vertici dell’Ospedale sul perché della disorganizzazione. Non risulta sentito il responsabile del Nursind sulle fonti delle sue informazioni sulla correttezza delle prassi di contenimento dei malati, soprattutto sulle circostanze dell’annotazione in cartella clinica dei tempi e delle ragioni dei legacci al letto. Non si fa uno sforzo, né se ne dà atto, di ricerca di acquisizione delle cartelle cliniche dei malati ritratti nei video di Gianluca Stella. Eppure era l’indagine più semplice e facile, che qualsiasi brigadiere di Polizia Giudiziaria avrebbe saputo fare. I video girati da Gianluca Stella portano data e orario, nonché l’immagine del malato legato, maschio o femmina. Bastava prendere le cartelle cliniche di quelle singole giornate, e verificare se sulle stesse, o nel cosiddetto “diario di bordo” (che è il registro delle annotazioni degli infermieri, che è anche esso “atto pubblico”) c’erano o meno le annotazioni di malati contenuti ai letti, gli orari, i consensi e le motivazioni. Quanti ricoverati c’erano stati in ogni singola giornata? Un centinaio? Duecento? Scommettiamo che una facile visura delle cartelle e dei “diari di bordo” delle giornate dei singoli video avrebbe evidenziato che non c’era alcuna annotazione di malati legati ai letti? Perché questa indagine facile facile non è stata fatta? Né dagli atti del processo, né dalla motivazione dei PM risulta espletata quella che doveva essere la prima mossa degli inquirenti. Peccato! Ma almeno un risultato l’inchiesta lo ha avuto. Da allora nessun malato è stato più legato al letto, come ha testimoniato Gianluca Stella. Sono scomparsi all’improvviso tutti i malati agitati. E’ l’effetto terapeutico dell’intervento della Magistratura.





