Una risata salverà da ogni D.O.C. al Piccolo Teatro del Giullare - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Una risata salverà da ogni D.O.C. al Piccolo Teatro del Giullare

Una risata salverà da ogni D.O.C. al Piccolo Teatro del Giullare

Di Olga Chieffi

Aspettando il doc è una commedia brillante tratta da Toc Toc di Laurent Baffie nel 2005. Un successo mondiale che ha girato tutti i più grandi palcoscenici. Nella sala d’aspetto di un luminare della neuropsichiatria sei pazienti attendono il loro turno. Ognuno di essi è affetto da d.o.c.(disturbo ossessivo compulsivo). Il medico è in ritardo e i pazienti per ingannare il tempo cominciano a confidarsi tra loro fino ad arrivare ad una vera e propria terapia di gruppo, dove i vari “docs” danno vita a situazioni esilaranti ed irresistibili gags. L’improvvisata terapia alla fine si rivelerà la migliore medicina. In scena Roberto De Angelis (che cura anche la regia), Daniele Alfieri, Sonia Di Domenico, Lucia Falciano, Tonia Filomena, Rosaria La Femina e Fiorenzo Pierro. L’audio e le luci sono a cura di Virna Prescenzo. In scena al Piccolo Teatro del Giullare da stasera alle 21 con repliche domani e il 16 maggio alle 20.30 e domenica 10 e 17 maggio alle ore 18.30. La commedia con impostazione teatrale si svolge, interamente, all’interno dello studio del dottor Palomar. Il malfunzionamento del sistema di prenotazione degli appuntamenti e il ritardo dello psicologo faranno in modo che i sei personaggi, costretti dalle circostanze, inizino a conoscersi e a raccontarsi, trasformando quell’occasione in un’improvvisata terapia di gruppo. Ognuno di loro, a turno, viene invitato a raccontare il proprio disagio agli altri, che non rimangono mai ascoltatori passivi e tentano a partecipare empaticamente al dolore del prossimo. Tuttavia è proprio in questo momento che viene messa in risalto l’incapacità di ognuno di loro di comprendere il doc degli altri: ognuno sminuisce o ridicolizza il disagio altrui, rendendo difficile realizzare la solidarietà che potrebbe aiutarli. Allo stesso tempo c’è il desiderio di capire e conoscere le “manie” che affliggono gli altri. perché sanno che è lo stesso filo a legare quelle manie. La forza della commedia risiede nell’interazione comica tra le bizzarre manie dei protagonisti, il turpiloquio del paziente affetto dalla sindrome di Tourette, non riesce a trattenere parolacce e frasi sconce, l’aritmomane, ossessionato dal calcolo, conta qualsiasi cosa gli capiti a tiro (passi, piastrelle, lettere), la maniaca del controllo, che non riesce a fare a meno di verificare continuamente di aver chiuso porte, rubinetti e luci e ancora, la fissata per l’igiene, terrorizzata dai germi e da qualsiasi contatto umano, il simmetrico, un patito dell’ordine maniacale che deve allineare e squadrare tutto alla perfezione e il fobico, terrorizzato dalle linee del pavimento e dalle superstizioni. Il medico è in ritardo e i pazienti per ingannare il tempo iniziano a confidarsi tra di loro tanto da mettere in piedi una sorta di terapia di gruppo, dove i vari DOC danno vita ad una serie di gags ed esilaranti situazioni e l’improvvisata terapia alla fine sarà la loro miglior medicina.. Il pubblico si immedesima nei personaggi (chi, anche solo sporadicamente, non ha sperimentato un DOC?) non potendo, al tempo stesso, trattenere la risata (liberatoria?) per le situazioni in cui i protagonisti si vengono a trovare. La comicità non è mai crudele gli attori riescono a far ridere con i personaggi e non di loro, affrontando il tema della salute mentale con estrema delicatezza ed empatia. L’evoluzione dei rapporti va avanti con equilibrata progressione e i protagonisti passano rapidamente dall’insofferenza iniziale alla solidarietà, fino a fare il tifo l’uno per l’altro per il gran finale, un colpo di scena brillante, naturalmente inaspettato che chiude il cerchio, offrendo un messaggio positivo sulla diversità e sull’accettazione di sé. Nel modo di raccontare le proprie esperienze e il loro doloroso vissuto, al di là dell’eccesso e dell’iperbole che caratterizza alcuni passaggi e inevitabilmente conduce lo spettatore alla risata, ma la sofferenza e il disagio sono sempre palpabili. Esponendo a voce alta le proprie paure e cercando di andare oltre le proprie manie attraverso l’esposizione diretta del pericolo con il sostegno reciproco, i membri del gruppo usciranno dallo studio, lungi comunque dall’aver risolto la situazione, con un nuova consapevolezza. Sanno che probabilmente non riusciranno a eliminare definitivamente questi pensieri intrusivi, che tolgono loro energie e tempo, m basterà che almeno uno di loro inizi a stare meglio per sentire che questa “strampalata”terapia ha funzionato per tutti.