Un successo la prima edizione del concorso “Custodi della speranza: la luce del Natale nel tempo dell’incertezza”. Il Liceo Scientifico “Francesco Severi” di Salerno ha promosso il concorso per la realizzazione di presepi artistici, con l’obiettivo di valorizzare la creatività e la collaborazione tra studenti, promuovere una riflessione sul significato del Natale come simbolo di speranza, solidarietà e rinascita, e integrare arte, cultura e pensiero scientifico nella rappresentazione del presepe. Le classi partecipanti – 1ALS, 1C, 1D, 1E, 1F, 1G, 2°, 2ASA, 2B, 2C, 2CSA, 2D, 2F, 3°, 3C, 3D, 3F, 4°, 4B, 4D, 4E e 4F – hanno realizzato un presepe che interpreta in modo originale il tema, valorizzando la luce come simbolo di speranza e rinascita, i valori di pace e solidarietà, nonché la creatività e l’innovazione, anche attraverso l’utilizzo di materiali tecnologici o ecosostenibili. Ogni classe ha presentato una sola opera collettiva, realizzata dagli studenti con il supporto dei docenti referenti. I presepi sono stati esposti negli spazi comuni dell’Istituto e ieri mattina si è svolta la cerimonia di premiazione presso la palestra della scuola. A valutare i lavori, la giuria composta dalla Dirigente Scolastica Barbara Figliolia, affiancata dal vice Giuseppe Marseglia; don Leandro D’Incecco, responsabile dell’Ufficio Catechistico Diocesano; Erika Noschese, giornalista de Le Cronache; Rita Occidente Lupo, Direttore Responsabile di DentroSalerno.it; l’architetto Erminia Ruggiero Guadalupe e Rosamaria Castaldi, psicologa e psicoterapeuta. L’iniziativa, fortemente voluta dal Dipartimento di Religione dell’Istituto, con il contributo esterno della prof.ssa Lina Vece, docente di Religione per molti anni presso l’Istituto, è stata accolta con entusiasmo dagli studenti, che hanno partecipato numerosi. A vincere il premio come miglior presepe in assoluto è stata la classe 1F con “Ogni Mappa è Betlemme”, che racconta il dramma dei conflitti. «La nostra Sacra Famiglia non abita in una grotta romantica. Vive in una tenda di fortuna, costruita con cartone e vecchi lembi di lenzuola. È la “capanna” di milioni di esseri umani: è la tenda di chi è scappato dalla Siria, di chi attraversa l’Africa, di chi cerca rifugio sotto i bombardamenti in Palestina o in Ucraina. Usare tessuti usati significa portare nell’opera la pelle di chi ha sofferto: stoffe che hanno protetto corpi, che hanno asciugato lacrime, e che ora diventano l’unico riparo possibile per il Sacro. Ma il cuore della nostra denuncia batte nell’incontro tra passato e presente. Accanto ai Re Magi della tradizione, portatori di una fede millenaria, abbiamo inserito i “Nuovi Magi”: un medico e un’assistente umanitaria», hanno spiegato gli alunni. Il premio per il miglior Presepe creativo è stato assegnato alla classe 4F, che ha trattato il tema del femminicidio. «La nostra Madonna non indossa il tradizionale manto azzurro. Il suo manto è rosso. È il rosso del sangue versato, certo, ma è anche il rosso della passione e della forza delle donne. Maria, qui, non è solo madre: è un’icona di resilienza che accoglie e copre simbolicamente tutte le vittime, trasformando il loro martirio in un grido di speranza», hanno spiegato gli studenti. «Accanto alla Natività, abbiamo inserito i simboli che oggi gridano nelle nostre piazze: una panchina rossa, luogo di memoria e di assenza, e delle scarpe rosse, che rappresentano il vuoto irreversibile lasciato da chi non c’è più. Una finestra si apre su un interno domestico: è lì che spesso si nasconde un male che la società preferisce ignorare, un buio che consuma le mura di casa. Persino la nostra Stella Cometa ha cambiato colore: è diventata un segnale d’allarme rosso sangue, una guida che non brilla per celebrare, ma per svegliare le coscienze, evidenziando l’urgenza di agire. E infine, vedete questa lunga scalinata? Abbiamo scelto di lasciarla in legno grezzo, non rifinito.» Il premio per il Presepe Ecosostenibile è stato vinto dalla classe 2A con “Natività al confine”, che racconta una società che corre frenetica verso il consumo. «In un mondo bombardato da immagini di perfezione e oggetti da possedere, fermarsi a costruire questa tenda è stato per noi un atto di ribellione silenziosa. Spesso si dice che noi ragazzi siamo distanti, chiusi nei nostri schermi, indifferenti. Eppure, sporcarci le mani con la terra e incollare quei titoli di giornale che parlano di dolore ci ha costretti a guardare oltre noi stessi», hanno spiegato i ragazzi.





