Salerno, non è una stazione per disabili. La denuncia dei Radicali - Le Cronache
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Salerno, non è una stazione per disabili. La denuncia dei Radicali

Salerno, non è una stazione per disabili. La denuncia dei Radicali

Stazione di Salerno, 14 agosto, ore 16.00. Antonio De Angelis è una persona come tante che in un caldo pomeriggio estivo deve recarsi a Battipaglia tramite un treno regionale, non avendo un’automobile a propria disposizione. Il dettaglio significativo che lo segna da tutta la vita purtroppo è la sua vista che non c’è più. Per prendere il suo treno, Antonio, deve affrontare un percorso a ostacoli, che non gli permette di raggiungere il binario in tutta la sicurezza possibile, e oltre a convivere con la sua”disabilità”, affrontare le difficoltà che una città e una stazione ferroviaria come quella di Salerno gli pone davanti. Così Antonio, consigliere regionale dell’ Unione nazionale ciechi, con un accompagnatore al suo fianco, e insieme a Donato Salzano segretario dei Radicali Salerno, Sofia Campana presidente Cellula Coscioni di Salerno, Tiziana Nigro avvocato Cellula Coscioni e Michele Lombardi della giunta di segreteria Radicali Salerno, hanno potuto constatare “come il comportamento di chi è responsabile delle infrastrutture ferroviarie discrimina palesemente la vita indipendente dei disabili e la loro libera circolazione, viene negato lo stato di diritto quindi anche alla stazione di Salerno” come spiega Donato Salzano. La Rete ferroviaria italiana mette le proprie inadempienze al servizio di chi già di per sé convive con una condizione di limite fisico. L’abbattimento delle barriere architettoniche è una lotta che prosegue, spesso inascoltata, che non vede una via d’uscita positiva in una città come Salerno. Antonio comincia il suo percorso, partendo dal semplice acquisto del biglietto che non ha potuto fare da solo, visto che non c’è comunicazione con l’edicola, ovvero non c’è il percorso “gommato” utile ai non vedenti. Per raggiungere quindi il suo binario, Antonio ha utilizzato il percorso che porta ai binari della metropolitana e quindi non l’entrata principale della stazione. Se Antonio non fosse stato normodotato e quindi avesse avuto problemi agli arti inferiori e quindi costretto su una sedia a rotelle, avrebbe dovuto cercare un percorso alternativo in quanto l’entrata principale è dotata di scale e quindi l’unico percorso a norma sarebbe comunque quello che porta ai binari della metropolitana. Dopo aver oltrepassato l’entrata, Antonio ha a disposizione alla sua sinistra l’ascensore, ma proseguendo in avanti nessun segnalatore che gli permette di obliterare il biglietto alla apposita macchinetta. Gli schermi che segnalano le partenze e talvolta i ritardi non sono dotati di touchscreen e di conseguenza di guida vocale che consentirebbe anche a un non vedente di capire eventuali segnalazioni improvvise e arrivati all’ingresso dei binari 4 e 5, non c’è più il percorso gommato che indichi quest’ultimo e nemmeno l’ascensore per chi è sulla sedia a rotella, che non può accedervi. Antonio De Angelis arriva quindi all’ultimo binario, ma si accorge di avere ulteriore difficoltà nel prendere il suo treno, in quanto la banchina che dovrebbe essere alta 55 centimetri, in realtà è più bassa rispetto all’entrata del mezzo, di conseguenza quindi rende più difficoltoso il passaggio sul treno. Antonio ha rinunciato al suo viaggio, e volendo denunciare i disservizi alla Polfer ha trovato soltanto una porta chiusa in faccia, in quanto l’ufficiale di polizia giudiziaria addetto alle denunce non c’è e quindi si sarebbe dovuto recare alla caserma più vicina. Inoltre se Antonio avesse voluto assistenza, non l’avrebbe trovata sul luogo e in quell’istante, ma sotto prenotazione secondo regolamento della Rete ferroviaria italiana, cioè avrebbe dovuto telefonare un numero a pagamento dal suo cellulare 12 ore prima per riceverla poi prima del suo viaggio. Antonio potrebbe essere chiunque, un disabile costretto ad agganciare i propri diritti pur di conquistare libertà e indipendenza. Brigida Vicinanza