Salerno. Mare Libero APS si schiera col Porticciolo - Le Cronache Salerno
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Salerno. Mare Libero APS si schiera col Porticciolo

Salerno. Mare Libero APS si schiera col Porticciolo

di Erika Noschese

Il confine tra il cemento e l’onda, in una città costiera, non è mai soltanto una linea geografica, ma rappresenta il termometro della democrazia urbana e della qualità della vita dei suoi abitanti. Nella giornata di ieri, il fronte della resistenza civile a difesa del demanio pubblico ha incassato un sostegno di peso che promette di spostare gli equilibri del dibattito politico e sociale a Salerno. L’associazione di promozione sociale Mare Libero APS, realtà attiva su scala nazionale per la democratizzazione della fruizione delle spiagge, ha ufficializzato la propria adesione alla mobilitazione promossa dal Comitato Giù le mani dal Porticciolo. Al centro della contesa c’è il destino del borgo marinaro di Pastena, un lembo di costa orientale che oggi rischia di trasformarsi nell’ennesimo capitolo di una narrazione basata sulla privatizzazione dello spazio collettivo in nome di uno sviluppo turistico calato dall’alto. La decisione di Mare Libero, comunicata attraverso la referente per la Regione Campania, Klarissa Pica, non è soltanto un atto di solidarietà formale, ma l’apertura di un nuovo fronte di pressione che mette nel mirino il progetto del Porto Turistico Marina di Pastena. L’infrastruttura, attualmente sottoposta alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, viene percepita dalla cittadinanza e dalle associazioni come una minaccia diretta all’identità di un quartiere che nel Porticciolo ha sempre trovato il suo sfogo naturale, sociale e culturale. Quello che per i progettisti è un investimento infrastrutturale, per i residenti è la sottrazione di un bene comune essenziale, un presidio di socialità che permette il contatto con il mare durante tutto l’anno, sfidando le complessità di un tessuto urbanistico già densamente saturato. L’analisi mossa da Mare Libero APS è lucida e severa nei confronti della gestione del territorio. Secondo l’associazione, emerge ancora una volta una preoccupante incapacità degli enti locali di immaginare modelli di gestione del demanio marittimo che si sgancino dalle logiche del mero sfruttamento economico. Il paradosso evidenziato è che, in un’epoca in cui si parla costantemente di sostenibilità e rigenerazione urbana, le soluzioni proposte finiscano quasi sempre per tradursi in una riduzione della fruibilità pubblica a favore di interessi privati. La trasformazione profonda del tratto di costa di Pastena comporterebbe, di fatto, l’alienazione di uno spazio identitario che appartiene alla memoria collettiva della città, sostituendo un libero accesso con barriere fisiche o economiche tipiche delle strutture portuali turistiche d’élite. Uno dei punti cardine della critica riguarda il deficit di partecipazione democratica. Le denunce ieri si sono concentrate sul coinvolgimento dei cittadini, giudicato del tutto insufficiente rispetto all’entità di un intervento che modificherebbe radicalmente la morfologia del quartiere e il rapporto quotidiano degli abitanti con l’acqua. La trasparenza e la consultazione pubblica non dovrebbero essere meri adempimenti burocratici, ma i pilastri su cui fondare qualsiasi trasformazione di un bene pubblico. La sensazione che traspare dalle parole dei promotori della protesta è quella di una comunità che si sente spettatrice passiva di decisioni prese in stanze lontane dal bagnasciuga, dove il valore di una spiaggia o di un approdo storico viene quantificato solo in termini di posti barca e canoni concessori. Mare Libero APS ha deciso di non limitarsi a un’adesione simbolica, mettendo in campo un arsenale di competenze che spaziano dal supporto giuridico alla capacità di penetrazione mediatica. L’obiettivo è chiaro: amplificare la voce di chi vive il quartiere e contrastare ogni forma di chiusura o privatizzazione. L’associazione ribadisce con forza che l’accesso al mare non può essere considerato un privilegio per pochi o un servizio accessorio, bensì un diritto fondamentale che concorre alla riduzione delle diseguaglianze sociali. In una zona complessa come quella orientale di Salerno, dove il mare rappresenta spesso l’unico polmone di ossigeno e svago accessibile a tutti senza costi, la difesa del Porticciolo di Pastena diventa una battaglia di civiltà che supera i confini del quartiere per investire l’intera idea di città. La posta in gioco è l’ecosistema del litorale, non solo dal punto di vista biologico ma anche antropologico. La difesa del fronte mare non riguarda esclusivamente la conservazione dello stato dei luoghi, ma la salvaguardia di un modello di vita dove il rapporto con l’elemento naturale rimane mediato dalla semplicità dell’incontro e non dalla transazione commerciale. Mentre l’iter burocratico presso il Ministero prosegue il suo corso, la mobilitazione cittadina si prepara a una stagione di confronto serrato, forte ora del supporto tecnico e politico di una rete nazionale che ha fatto della libertà delle spiagge la propria ragione sociale. Il grido che ieri è risuonato con rinnovata energia lungo la costa salernitana è un monito chiaro per le istituzioni: lo sviluppo non può prescindere dal rispetto dell’identità storica e dal diritto inalienabile della comunità a godere del proprio mare.