Salerno. l'abbandono degli Archi Medioevali di via Arce - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Salerno. l’abbandono degli Archi Medioevali di via Arce

Salerno. l’abbandono degli Archi Medioevali di via Arce

di Cesare Guarini

La vicenda della Fondazione Menna è un esempio di scuola. In senso negativo o positivo è definito tale un accadimento che trasmette un insegnamento educativo così forte da poter costituire un riferimento per le menti e i comportamenti di tutti. Nel merito, il caso della Fondazione dimostra che in un Città governata nel segno del potere assoluto, dopo averla conquistata, è consentita ogni atrocità. Furono i barbari che invasero Roma a dare l’esempio, appropriandosi di tutte le sue ricchezze e causando la fine di una cultura che aveva dominato il Mondo conosciuto per dodici secoli. L’azione dei Vandali fu così feroce da indurre a usare il termine ‘vandalizzazione’. Una Città vandalizzata è un luogo oscuro, colmo di miseria e dolore. I fatti, però, dimostrano che la storia prende sempre il sopravvento. Così, oggi, Roma espone quel che resta della sua grandezza, ed è tantissimo, a cominciare dal Colosseo ormai divenuto il riferimento identitario della Città. Napoli esibisce il colonnato di piazza del Plebiscito, Firenze la cupola di Brunelleschi, Verona l’Arena, Milano la chiesa di Sant’Ambrogio. Molti altri monumenti, in ciascuna di esse, sono utilizzati come orgogliosa testimonianza dell’inventiva, della capacità realizzativa e, in una parola, della civiltà del popolo. La nostra Città ha molto meno da mostrare, in proporzione alla sua dimensione storica. Nondimeno avrebbe tanto da offrire se non avesse colpevolmente abbandonato edifici e Chiese, Monumenti e luoghi di indubbio valore per i turisti interessati alla cultura, non a mangiare una frittata sulle panchine del Lungomare. Di fatto, la Città attrae coloro che la capiscono. Gli altri, vanno dove sono capiti. Tra le altre cose, da lunghi anni sono in stato di abbandono gli Archi Medioevali di via Arce, con problemi di stabilità per l’aggressione di vegetazione infestante che compromette la tenuta delle pietre e dei leganti. Per questo, in attesa di non si sa quali interventi, la parte più esposta è stata avvolta da una fasciatura che dovrebbe scongiurare danni a persone e cose. E’ una immagine vergognosa che aggiunge scandalo allo scandalo delle condizioni generali dell’area, delle opere che hanno inglobato buona parte delle volte, dell’abbattimento di alcune di esse nel nome della modernità. Le aiuole verdi alla base sono davvero miserrime, a prova di una Città senza dignità. Eppure, gli Archi sono riprodotti sulle pubblicazioni destinate ai turisti che arrivano per vedere e meravigliarsi, e vanno via probabilmente disgustati. La Soprintendenza ha qualcosa da dire? Gli uomini del potere hanno qualcosa da dire? Gli uomini della cultura hanno qualcosa da dire? Non sembra! ‘Mica sono Pasquale io!’ In tutto questo, stupisce che una Lista Elettorale della ex maggioranza, partecipante alla prossima consultazione, abbia ritenuto di riutilizzare quegli Archi come simbolo ufficiale da riportare sulle schede. Ovviamente, non sono riprodotti nello stato corrente, con la loro disgustosa verità, ma con il ricorso ad una ricostruzione pittorico-grafica che mostra quello che non c’è e che, volendo, sarebbe stato possibile non ci fosse. Evidentemente, chi ha abdicato alla guida della Città dopo averla governata senza provare orgoglio per gli Archi, oggi neppure prova vergogna per il loro abbandono. Non è facile trovare sentimenti nei luoghi dove neppure si sa cosa siano.

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