di Erika Noschese
Il campo largo rischia di fallire ancor prima di entrare nel vivo delle trattative. I partiti si sfilano, a partire da quelli più importanti come Pd e Psi, mentre altri si lacerano sotto il peso di una vittoria che in molti danno ormai per scontata. Così, se dem e socialisti rispondono ancora una volta assente al primo incontro pubblico, Alleanza Verdi e Sinistra si spacca: da un lato Sinistra Italiana, pronta a sostenere il candidato sindaco del campo largo; dall’altro i Verdi, guidati da Dario Barbirotti, pronti a scendere in campo a sostegno di Vincenzo De Luca. Resta da chiarire anche la posizione dei Popolari e Moderati, che potrebbero decidere di staccarsi dalla coalizione di centrosinistra e tornare a sostenere, ancora una volta, l’ex presidente della giunta regionale della Campania. A catalizzare l’attenzione durante il primo incontro pubblico di ieri mattina è stata la presenza della madre di Cristina Pagliarulo, la donna di 41 anni di Giffoni Valle Piana morta lo scorso marzo dopo dodici ore di attesa su una barella al pronto soccorso dell’ospedale Ruggi. La donna, già in occasione dell’insediamento dell’allora direttore generale del Ruggi, Ciro Verdoliva, si era presentata in ospedale per contestare pubblicamente l’allora governatore De Luca. «Mi rivolgo a voi come mamma, come cittadina. Sono una mamma ferita. Al Ruggi c’è una situazione indecente, terribile. Al Ruggi si muore e questa è l’unica certezza. Mia figlia poteva essere salvata, non è stato fatto perché al Ruggi, da un decennio, c’è una piovra che ha scelto di dare spazio al clientelismo e non alla meritocrazia. È terribile. In un Paese civile non è possibile morire di malasanità», ha dichiarato la mamma di Cristina. Intanto, alla conferenza stampa di ieri mattina hanno partecipato rappresentanti del Movimento 5 Stelle, di Sinistra Italiana, di Azione, di Noi di Centro, di Oltre, di Casa Riformista, di Salerno in Comune e di Semplice Salerno. Tra i presenti, Gianfranco Valiante per Casa Riformista, Enrico Indelli per Noi di Centro, Elisabetta Barone per Semplice Salerno e Gianluca Di Martino per Salerno in Comune. A ribadire la linea del Movimento 5 Stelle è stata la coordinatrice provinciale Virginia Villani, che ha chiarito il senso dell’iniziativa: «Questo progetto non nasce contro qualcuno, ma nasce per qualcuno: per la città di Salerno e per i salernitani. Io non mi riferisco a nessun nome, ma a un modo e a un metodo di fare politica, quello di intendere la città o le istituzioni come una proprietà privata. Sapete a chi mi riferisco: il nome non lo dico, lo pensate voi». «Direi che è anche giunto il momento di evitare finzioni – ha aggiunto Villani –. Sappiamo bene che cosa è diventata Salerno». La coordinatrice provinciale ha poi criticato duramente la chiusura anticipata dell’amministrazione comunale: «Non è possibile chiudere un’amministrazione con un anno di anticipo, solo per un capriccio di qualcuno. È una cosa indegna di un Paese civile». Rivendicando l’esperienza politica avviata con le ultime elezioni regionali, Villani ha aggiunto: «Abbiamo scritto una bella pagina di storia, abbiamo quasi cambiato il paradigma della politica regionale e della politica amministrativa dei nostri Comuni. Parto proprio da qui, dall’esperienza che stiamo facendo in Regione Campania: il presidente Fico sta dimostrando coerenza e capacità amministrativa». La coordinatrice provinciale ha quindi parlato di «un percorso difficile, senza illusioni», sottolineando però come la coalizione possa contare «su competenza, capacità, onestà e, soprattutto, rispetto per le persone». Sul nodo del candidato sindaco, Villani ha spiegato che il confronto è ancora in corso: «Stiamo cercando di definire con chiarezza il perimetro della coalizione e di capire quale forza politica, o quale candidato, possa rappresentarla al meglio. Ce ne sono». Infine, sull’eventuale apertura ad altre forze politiche, ha concluso: «Noi stiamo aspettando, abbiamo invitato tutti». La Villani, apparsa in evidente difficoltà, ha tentato di rimarcare la forza politica di Fico, sottolineandone l’autonomia rispetto a Vincenzo De Luca, nonostante le numerose presenze di area deluchiana in giunta. Gianfranco Valiante, espressione di Casa Riformista, ha invece frenato sui nomi, chiarendo come ogni scelta sia subordinata all’atteggiamento del Psi e del Pd. «Io sono un pacifista e credo che, a un’elezione politica, ciascuna forza e ciascun soggetto possa presentare una propria candidatura, singola o associata a una coalizione, per esprimere un progetto da portare all’attenzione dei cittadini e, auspicabilmente per chi lo presenta, condiviso», ha dichiarato. «Questa coalizione, che si definisce aperta, è in attesa di essere raggiunta dal Partito Socialista e dal Partito Democratico, entrambi espressione del campo largo. È anche per questo che non ci azzardiamo a presentare un nome», ha aggiunto l’ex sindaco di Baronissi. «Aspettiamo che al tavolo arrivino Psi e Pd, partiti importanti e rappresentativi, per fare un ragionamento insieme». Valiante ha poi smentito di aver mai dato la propria disponibilità a candidarsi, affermando: «Non è così. Allora dico: “Io sono candidato, come siamo candidati in questa stanza, tutti”. Cerchiamo prima di capire qual è la coalizione. Aspettiamo, lo ripeto ancora, perché per noi è indispensabile la presenza del Partito Socialista e del Partito Democratico». «Solo dopo – ha concluso – ci siederemo a un tavolo per ragionare insieme sulla persona, donna o uomo, in grado di portare avanti un programma attrattivo per la città e capace di tradurre questo progetto in azione amministrativa». Più pacato nei toni, ma anche decisamente più lucido, l’intervento di Enrico Indelli per Noi di Centro: «Il campo largo esiste a livello regionale e ci è stato chiesto dai nostri vertici di replicare questa esperienza anche sui territori. A Salerno, però, ho parlato di un campo “condizionato”, perché di questo si tratta. Non è possibile che esista un comitato di pietra, mentre a Napoli il presidente Fico sta portando avanti una vera e propria rivoluzione silenziosa in Regione. Il sindaco Manfredi opera da tempo su più livelli, nazionale, regionale e persino internazionale, coinvolgendo persone di grande prestigio. Anche il Consiglio regionale, presieduto da Massimiliano Manfredi, lavora in un clima di armonia amministrativa». «Noi siamo capaci di amministrare e ci proponiamo in modo democratico – ha concluso Indelli – perché, come ricordava Seneca, la Res publica ha come bene primario l’interesse della città».





