di Erika Noschese
Scontro aperto sulla gestione del litorale salernitano. Il Piano di Allocazione Demaniale, adottato lo scorso marzo con una delibera del Commissario Straordinario, finisce nel mirino delle associazioni ambientaliste e dei comitati cittadini. A sollevare dure contestazioni è il Coordinamento Nazionale Mare Libero APS, che ha presentato un dettagliato documento critico in occasione dell’incontro pubblico organizzato sul tema. Sotto la lente d’ingrandimento degli attivisti sono finiti i criteri di calcolo degli arenili pubblici, i progetti infrastrutturali che minacciano la costa e il mancato allineamento della pianificazione comunale alle normative europee sulla concorrenza. La prima forte censura riguarda le modalità con cui l’amministrazione comunale ha gestito il percorso di adozione del documento. Secondo quanto denunciato dall’associazione, l’ente pubblico avrebbe ribaltato l’ordine cronologico delle procedure di ascolto previsto dalla legge regionale, la quale impone che la partecipazione della cittadinanza accompagni e preceda le fasi di formale adozione del Piano. Nel caso salernitano, l’adozione è arrivata a fine marzo senza un reale coinvolgimento, rinviando il confronto a una fase successiva e priva di termini certi. Per questa ragione, Mare Libero ha già formalizzato una diffida lo scorso maggio. Gli attivisti contestano quella che definiscono una “partecipazione invertita: prima si adotta, poi si ascolta”, chiedendo l’applicazione immediata del Codice del Terzo Settore. Tale normativa, confortata dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, configura la co-programmazione come un obbligo imprescindibile per la gestione dei beni collettivi e non come una mera facoltà discrezionale del Comune. Il punto più controverso del dibattito tocca la reale estensione degli spazi che rimarranno a disposizione della libera e gratuita fruizione. Nel piano adottato si fa menzione di quasi centomila metri quadri di spiaggia libera, un dato che l’associazione contesta apertamente ritenendolo sovrastimato rispetto alla realtà. Secondo i rilievi tecnici dei comitati, “i dati sono gonfiati sulla spiaggia libera, la partecipazione è stata negata e le norme europee sono rimaste ignorate” all’interno dell’attuale stesura. Un calcolo matematico applicato al fronte mare evidenzia una incongruenza fisica: la profondità media teorica delle spiagge pubbliche risulterebbe di quarantasei metri, a fronte di una media di appena ventinove metri e mezzo registrata per i tratti in concessione sullo stesso litorale. Una sproporzione giudicata inverosimile. Questa discrepanza numerica deriverebbe dall’inclusione nel computo di aree non balneabili, come le foci dei fiumi, e dall’inserimento preventivo di futuri ripascimenti non ancora realizzati e privi di certezze temporali. Un esempio eclatante viene individuato nell’area al confine con Pontecagnano, inserita sulla carta come spiaggia libera ma di fatto inaccessibile a causa di barriere rocciose e ridotta a pochi metri di battigia. La richiesta formale impone dunque un ricalcolo immediato basato esclusivamente sulle zone effettivamente raggiungibili e fruibili, con misurazioni reali e non basate su ipotesi progettuali. Il fronte della protesta si estende anche a specifiche scelte urbanistiche e infrastrutturali che impatteranno sul quartiere di Pastena. La previsione del nuovo porticciolo comporterebbe la cancellazione di storici tratti di spiaggia pubblica e l’introduzione di ulteriori divieti di balneazione. Su questo versante Mare Libero ha confermato la piena convergenza con il Comitato Salviamo il Porticciolo e con Italia Nostra, ribadendo che la pianificazione demaniale non dovrebbe dare per scontata la realizzazione di un’opera che sottrae spazi preziosi alla collettività. Viene chiesta, parallelamente, la salvaguardia e il mantenimento a uso libero anche della spiaggia situata in Via Ligea. Infine, la contestazione assume un rilievo di carattere giuridico e comunitario. Il Piano di Allocazione Demaniale ignora i principi della direttiva europea Bolkestein, omettendo l’obbligo di procedure di gara alla scadenza dei titoli e non contemplando la disapplicazione delle proroghe automatiche. Si tratta di una lacuna che contrasta apertamente con gli orientamenti giurisprudenziali consolidati dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato e del TAR Salerno, che hanno più volte ribadito l’illegittimità dei rinnovi automatici rispetto al diritto dell’Unione Europea. L’associazione propone una svolta radicale che veda le spiagge libere attrezzate gestite direttamente dall’ente pubblico. Questa formula permetterebbe una conduzione trasparente del patrimonio costiero, garantendo contemporaneamente un ritorno occupazionale per il territorio salernitano. Nonostante la durezza delle contestazioni, i rappresentanti dei cittadini non cercano lo scontro a oltranza ma sollecitano un’apertura formale al dialogo. Dal coordinamento firmatario del documento giunge infatti un invito conclusivo indirizzato a Palazzo di Città: “restiamo a disposizione del Comune per collaborare alla stesura definitiva del Piano”. La palla passa ora all’amministrazione comunale, chiamata a decidere se accogliere le modifiche o tirare dritto.





