“Questi siamo noi!” Umanità in cammino - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Presentato il videoritratto collettivo della scuola di oggi”, il cortometraggio realizzato dagli studenti del Liceo Classico “Torquato Tasso” nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

 

Di Olga Chieffi

Grande partecipazione al Teatro Augusteo di Salerno per la presentazione di “Questi siamo noi. Un videoritratto collettivo della scuola di oggi”, il cortometraggio realizzato dagli studenti del Liceo Classico “Torquato Tasso” nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Una mattinata di cinema e confronto che ha visto i giovani protagonisti non soltanto sullo schermo, ma anche sul palco. L’intera conduzione dell’evento è stata infatti affidata agli studenti che hanno realizzato il cortometraggio, chiamati a presentare il proprio lavoro, introdurre gli interventi e dialogare direttamente con i rappresentanti delle istituzioni. Una scelta che ha portato anche nell’evento conclusivo il modello partecipativo adottato durante il percorso progettuale, riconoscendo ai ragazzi un ruolo attivo nella costruzione e nella restituzione dell’esperienza culturale. Erano, infatti, presenti, in rappresentanza delle istituzioni: Monsignor Andrea Bellandi, Arcivescovo Metropolita di Salerno, don Roberto Faccenda, Direttore della Pastorale Giovanile dell’Arcidiocesi , Gaetana Falcone, Assessora all’Istruzione del Comune di Salerno; prof. Filippo Fimiani, Professore di Estetica all’Università degli Studi di Salerno e direttore del Laboratorio di Storytelling audiovisivo, Nunzia Galdi, USR Campania – Miur, Ida Lenza, Dirigente Scolastica del Liceo Classico Statale “Torquato Tasso” di Salerno e  Maria Sarno, delegata all’Orientamento dell’ Università degli Studi di Salerno; Al centro dell’incontro la proiezione del cortometraggio, un racconto corale attraverso il quale gli studenti hanno restituito il proprio sguardo sulla scuola contemporanea, sulle relazioni, sulle aspettative e sulle sfide della loro generazione. “Il risultato più importante di questo progetto non è soltanto il cortometraggio, ma il processo che lo ha reso possibile”, ha dichiarato la professoressa Anna Chiara Sabatino, responsabile scientifica del progetto. “Abbiamo scelto di partire dallo sguardo degli studenti, riconoscendo loro la capacità di raccontare la scuola e di interrogarsi sul proprio presente. Affidare ai ragazzi anche la conduzione dell’evento e il confronto con le istituzioni significa dare continuità a questa scelta. Il cinema è diventato uno strumento di conoscenza e partecipazione, capace di trasformare un’attività didattica in un’esperienza collettiva”. “Vedere i nostri studenti sul palco del Teatro Augusteo, capaci di raccontare il proprio lavoro e confrontarsi direttamente con le istituzioni, rappresenta una grande soddisfazione per tutta la comunità scolastica», sottolinea Ida Lenza, dirigente scolastica del Liceo “Torquato Tasso”. “Questo progetto dimostra quanto la scuola possa essere un luogo di produzione culturale, nel quale i ragazzi sviluppano competenze, autonomia e senso di responsabilità. Abbiamo creduto in un percorso che li rendesse protagonisti e oggi ne raccogliamo i risultati”. Realizzato dal Liceo “Torquato Tasso” in collaborazione con i partner di progetto, “Questi siamo noi” conferma il valore del linguaggio audiovisivo come strumento educativo e di cittadinanza attiva. Sullo schermo sono scorse le immagini dell’anima viva e pulsante di un’intera comunità scolastica che ha scelto di raccontarsi senza filtri né maschere, trasformando le aule, i corridoi e le ansie quotidiane del Liceo Classico Torquato Tasso in una pellicola cinematografica dal titolo emblematico, “Questi siamo noi”, un cortometraggio che ha recentemente catturato il battito e lo sguardo della città in un abbraccio collettivo di commozione e orgoglio. Non è semplicemente un saggio scolastico o un esercizio di stile audiovisivo, bensì il manifesto corale di un’età di passaggio, un affresco lucido e tenero al tempo stesso in cui i ragazzi e le ragazze del Tasso hanno deciso di mettere in scena le proprie fragilità, i sogni che traboccano dai diari di scuola, le paure di non essere all’altezza e quella straordinaria, irripetibile energia che sa sprigionarsi soltanto quando si condivide lo stesso banco e lo stesso destino giovanile. L’atmosfera che si respirava in sala durante la proiezione era carica di quell’attesa elettrica che precede i grandi eventi, un misto di trepidazione e di appartenenza profonda che univa gli studenti, i docenti, le famiglie e tutti coloro che riconoscono nel prestigioso liceo salernitano un presidio non solo di cultura classica ma di umanità militante. Quando le luci si sono abbassate e le prime immagini hanno cominciato a scorrere sul grande schermo, il Teatro Augusteo è sembrato trattenere il fiato, rapito dalla veridicità di un racconto che non cercava effetti speciali o retorica accademica, ma la nuda e semplice verità dei volti, degli sguardi, dei silenzi carichi di significato e delle risate condivise nei momenti di pausa. La trama si snoda attraverso i frammenti di una quotidianità che appartiene a chiunque abbia vissuto l’adolescenza tra le mura di una scuola storica, fatta di interrogazioni che fanno tremare i polsi, di pomeriggi trascorsi a decifrare versioni di greco che sembrano enigmi insuperabili, di sguardi rubati nei corridoi, di confidenze sussurrate sui gradini dell’ingresso e di quella sensazione perenne di essere in bilico tra il desiderio di crescere in fretta e la paura di perdere la leggerezza dell’infanzia. La macchina da presa si muove con delicatezza rispetta gli spazi, entra nelle aule quasi in punta di piedi, cattura la luce che filtra dalle finestre alte illuminando i banchi di legno consumati dal tempo e dalle generazioni, restituendo un’immagine del Tasso che non è solo un edificio monumentale ma un organismo vivente che respira attraverso i suoi studenti. Straordinaria è stata la capacità dei giovani interpreti di abitare i propri ruoli con una naturalezza disarmante, lontana da ogni tentazione istrionica o gigionesca, offrendo allo spettatore la misura esatta della loro sensibilità, della loro capacità di interrogarsi sul futuro con un misto di speranza e di smarrimento. Nel corso della narrazione visiva emergono con forza i temi cruciali dell’amicizia che salva, del confronto generazionale con i professori visti non come giudici severi ma come compagni di viaggio lungo una strada complessa, e soprattutto della scoperta di sé, un percorso irto di ostacoli in cui l’errore non è una colpa ma una tappa necessaria per diventare grandi. Il cortometraggio riesce nell’intento non facile di evitare i cliché retorici legati al mondo della scuola, optando invece per un registro narrativo autentico, ironico e malinconico al tempo stesso, capace di strappare un sorriso complice e, subito dopo, di far affiorare un nodo alla gola per la limpidezza con cui viene descritta la bellezza e la fatica di essere adolescenti oggi. Dietro questo lavoro c’è un lungo e paziente percorso di laboratorio, un cantiere di idee e di energie in cui i ragazzi sono stati protagonisti attivi in ogni fase della creazione, dalla scrittura della sceneggiatura alle riprese, dal montaggio alle scelte musicali, dimostrando una maturità e una competenza tecnica che testimoniano la qualità di un’offerta formativa capace di stimolare il pensiero critico e la creatività espressiva. Gli interventi dei docenti che hanno coordinato il progetto sottolineano proprio questo aspetto, evidenziando come l’arte cinematografica si sia rivelata uno strumento formidabile di inclusione e di ascolto profondo, un canale attraverso cui dare voce anche a chi solitamente tende a rimanere in disparte, trovando nella recitazione o nella collaborazione dietro le quinte il proprio spazio di espressione e di riscatto. Quando alla fine della proiezione le luci si sono riaccese, l’esplosione dell’applauso è stata liberatoria, un’onda lunga e fragorosa che ha riempito ogni ordine di posti del Teatro Augusteo, che sapeva di riconoscimento unanime per un’opera capace di parlare al cuore di tutti, indipendentemente dall’età. Gli sguardi dei ragazzi sul palco, racchiudeva mesi di fatiche, tensioni e momenti di gioia pura, resteranno una delle immagini più potenti e luminose della stagione culturale cittadina, la prova che quando ai giovani viene data fiducia, sanno restituire bellezza, profondità e una visione del mondo capace di ispirare speranza nel futuro. “Questi siamo noi” non è dunque, soltanto il titolo di un cortometraggio applaudito nel tempio della cultura cittadina, ma è diventato il sigillo di un’identità condivisa, il manifesto di una generazione che non ha paura di mostrarsi fragile e forte insieme, e il promemoria luminoso per tutti noi che la scuola, prima di essere un luogo di programmi e di voti, è soprattutto un grande, ferace laboratorio di umanità in cammino.