Pagani. Droga, estorsione e tentato omicidio. Due giovani condannati a oltre 16 anni di reclusione nell’ambito della mega inchiesta con decine di arresti nell’autunno 2025 quando fu ulteriormente defenestrato il clan Fezza/De Vivo di Pagani. A processare con il rito abbreviato i primi condannati per questa inchiesta è stato il giudice per le udienze preliminari del Tribunale per i Minorenni di Salerno che ha sanzionato con 8 anni di reclusione Giuliano Cacace (chiesti 14 anni dalla procura guidata da Angelo Frattini) per il quale- difeso da Agostino De Caro e Rino Carrara- è stato derubricato il reato di tentato omicidio e quindi assolto dalla contestazione e poi è stato condannato con 8 anni e mezzo Michele Petrosino D’Auria junior (anche per lui erano stati chiesti 14 anni)- assistito da Giuseppe Della Monica-, nipote del boss Gioacchino “spara spara” e figlio di Antonio al quale viene contestato anche il tentato omicidio di un 30enne paganese. Altri imputati (60 raggiunti da giudizio immediato e a processo con rito abbreviato) saranno in aula a settembre per la requisitoria del pm della Dda di Salerno Elena Guarino nell’ambito del giudizio immediato per il blitz del settembre scorso quando fu sgominato il clan Fezza/De Vivo. Tra loro anche il neo pentito Petranovic, figlio del capo cosca Tommaso Fezza ‘o furmaggiar che sconta ergastoli. Contestate estorsioni, spaccio di droga, cocaina soprattutto, armi e tentati omicidio per il controllo del territorio con espansione fino a Sant’Antonio Abate e Santa Maria La Carità. Nella richiesta della Dda ci sono i boss, le mogli e i sodali più vicini ai capi della consorteria paganese. Tra gli imputati, dunque, elementi di spicco e appartenenti al clan “Fezza De Vivo”, nonché ulteriori personaggi, inseriti nel contesto delinquenziale di Pagani e delle aree contigue. Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione aggravata, riciclaggio, detenzione e porto illegali di armi, tutti aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose, nonché il reato di associazione per delinquere finalizzata al furto, ricettazione e riciclaggio di autovetture di grossa cilindrata. I proventi delle attività illecite sarebbero stati investiti in 21 attività tra ditte individuali e società che sono state destinatarie degli investimenti del clan. Tra gli arrestati del 2025 figurava anche il boss oggi 70enne Gioacchino Petrosino D’Auria conosciuto come “Spara Spara” e nonno di Michele junior. L’inchiesta ha origini dal filone madre (del dicembre 2022) quando la cosca anzichè essere decapitata si era rinforzata- soprattutto con la latitanza di Vincenzo Confessore- grazie l’innesto negli affari illeciti delle donne e dei tre minorenni che avevano preso il posto di chi era finito in carcere. Sotto l’egemonia della cosca non c’erano solo Pagani, Sarno, Sant’Egidio del Monte Albino, Angri e altre zone dell’Agro nocerino: la consorteria criminale infatti era arrivata a Sant’Antonio Abate e a Santa Maria La Carità a dettare legge e imporre lo spaccio di droga con metodi sperimentati altrove. Lo fece ingaggiando un personaggio legato a un clan malavitoso dei monti Lattari costringendolo allo spaccio insieme ad altri tre pusher. E chi osava ribellarsi, come capitò ad Angri in casa di uno spacciatore poi deceduto tragicamente, era oggetto di violente aggressioni. I due giovanissimi, Giuliano Cacace e Michele Petrosino junior, all’epoca dei fatti minorenni sono stati giudicati dal tribunale di Largo San Tommaso d’Aquino a Salerno e condannati rispettivamente a 8 e 8 anni e mezzo di reclusione.








