Olga Chieffi
“Non ricordo molto di quella notte – ha rivelato Vincenzo Albano attore, regista, organizzatore, uomo di teatro – ma l’incognita, a cui sarei andato incontro, si. Vivere quell’istante vivo, elemento simbolico, condizione preferenziale di innocenza primigenia, che ci permise di mettere in sinergia la mente e il cuore, la ragione e le emozioni, il passato e il presente, le nuove generazioni con quelle passate, quello che si può raccontare con quello che resta misterioso, quello che gli occhi riescono a vedere con quello che solo il cuore può sentire, era racchiuso nel vocabolario. Quel giorno sotto il braccio avevo il “Palazzi” di famiglia, consunto, rilegato, tutti ci avevano studiato sopra. Sfogliando le pagine si riconoscevano i segni, qualche appunto, lasciato da ognuno di noi. Qualche giorno fa mi è stato richiesto il vocabolario, per la maturità del figlio di amici di famiglia, simbolo di un mondo che è scomparso, cancellato da internet, dal quale nulla mai potrà cassare quei segni, che continuano ad essere incontro di condivisione, di studio e cultura di generazioni”. “La notte prima degli esami – ha confessato il baritono Claudio Sgura, in scena oggi al Regio – è stata tanta paura, ansia, stress, però, in quella notte il tempo è come se non si fosse mai fermato, perché ero consapevole che, quel giorno, non avrei dovuto affrontare solo un esame ma, piuttosto, salutare un pezzo della mia vita. Quella notte, quei libri, avevano ben da illustrare non solo le materie di cui erano latori, ma cinque anni trascorsi nell’istituto tecnico agrario, anni di amicizie, di interrogazioni, amori, emozioni che porterò per sempre nel mio cuore”. “Quella notte eseguii liberamente le suite di Johann Sebastian Bach – ricorda il violoncellista Alberto Senatore, prima parte e solista del Teatro San Carlo di Napoli – Ho avuto un rapporto non semplice col mio strumento, ci siamo presi, scelti, lasciati più volte. Al momento del diploma da ragioniere, avevo in mente solo la musica e ho navigato di conserva, ovvero con lo studio accumulato nel momento in cui avevo abbandonato il percorso musicale. Mente pronta dopo le melodie bachiane, tema sulla comunicazione, la radio e Marconi e subito a casa a studiare, naturalmente, il violoncello”. “Ricordo una splendida notte d’estate, il cielo trapunto di stelle che ho ancora negli occhi – rammenta il soprano palermitano Federica Guida – che guardavo dalla mia cameretta che affacciava verso la montagna. Ripassavo storia e la sensazione era che la libertà fosse ad un solo passo, con alle spalle l’adolescenza. Era la “prima” del liceo musicale. Tra i primi licenziandi del Regina Margherita di Palermo c’ero anche io nel 2015 e facemmo un po’ da cavie per tutti. Studiavo ancora in Conservatorio, naturalmente, mi ero posta il traguardo di diventare una cantante lirica internazionale e il diploma di maturità fu il primo ostacolo superato verso la realizzazione del mio sogno”. “E’ un ricordo bellissimo del mio passato, la maturità classica a liceo de’ L’ Aquila – ha rammentato il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, che in quel di Pristina sta concertando Suor Angelica e Gianni Schicchi – avrò dormito in tutto quattro ore, ero relativamente tranquillo, e il mio lavoro finale era sulla Follia, una condizione, un termine, un tema che mi ha sempre accompagnato nella vita, partendo dai Carmina Burana, e che non vedevo l’ora di discutere, per poter continuare e per sempre “fare”, “ποιεῖν”, poesia, Musica”. Salerno, quel giorno del giugno del 1987, era battuto da un maestrale abbastanza teso. La sera precedente c’eravamo ritrovati con mio padre Berardino a discutere del poeta di “famiglia”, Eugenio Montale e a rileggere i suoi venti. La mia è una casa in cui si è sempre raccontato e ascoltato, lungamente, in particolare a tavola, e il suggerimento ultimo di mio padre, fu quello di rendere sempre leggibile e godibile il tema, lui che aveva terminato nel 1944 il suo, la cui traccia recitava “Dante, Petrarca e Alfieri, padri della lingua italiana” con un “Viva l’Italia, l’Italia che vola!”. Svolsi la traccia letteraria dedicata alle correnti poetiche del Novecento, l’ermetismo il suo sigillo, con Gatto e Montale. Ieri come oggi “…Una carezza disfiora/ la linea del mare e la scompiglia/un attimo, soffio lieve che vi s’infrange e ancora/ il cammino ripiglia…”.





