Radio Bussola 24, il potere della musica è stato il mio mantra per quasi due anni. Dal 1994 al 1996. A cavallo tra il servizio civile, l’ingresso in consiglio comunale e la conclusione del mio percorso universitario. La radio, bellissima e affascinante, il “giro di nera”, il radio giornale, i programmi rubati agli speaker più bravi. Ricordo le voci più belle, Marina Marchesiello e Antonio Nisticò, che non vedo da allora e i compianti Franco Colucci e Felice Ferrara, con il quale composi perfino un brano rap, dopo il tragico alluvione del Piemonte, durante una celebre diretta radio-tv con Telecolore, lunga un giorno intero. La piccola redazione era il nostro ritrovo giovanile, nell’ultimo anno senza i cellulari e con un telefono a scatti, sotto la regia fisica e strategica del mitico Teodoro Maffia e di Fabrizio, suo figlio. I corsi di dizione tenuti da Pasquale De Cristofaro, con Monica Di Mauro e Barbara Albero, che avrebbero costruito con eleganza e prestigio, e con ben altri risultati, la loro carriera di fini dicitori (non so trovare il genere femminile, ma so che loro non si arrabbierebbero). Il nostro direttore responsabile era Massimo De Donato, appassionato di motori, poi giornalista professionista anche di programmi Rai, i nostri numi tutelari Ciro Marino e Gino Sarli, voce impareggiabile di tante partite della Salernitana. L’amico geniale, e sottovalutato, Antonio Roma, intenditore di calcio come pochi, da Valsecchi a Tudisco, dove lo toccavi là suonava. Io me li ricordo ancora e me li ricordo tutti. Alessandra Nasta, Luca Tateo, Silvana Gramaglia, Stefania Leone. Una breve e bellissima parentesi delle nostre vite, coerente con i tempi radiofonici che, si sa, sono brevi, si parla poco e devi andare a tempo. Tu stacchi e il brano comincia. Se sei bravo, la musica non si sente, perché devi finire quando “parte” il cantante. È il potere della musica, appunto. Nicola Landolfi








