Capaccio. Corradino: Puc, non hanno letto niente - Le Cronache Attualità
Attualità Capaccio Paestum

Capaccio. Corradino: Puc, non hanno letto niente

Capaccio. Corradino: Puc, non hanno letto niente

di Arturo Calabrese

La questione del Puc continua a tenere banco a Capaccio Paestum. Nel merito, interviene il consigliere di minoranza Simona Corradino. Il “Puc delle meraviglie” è stato ritirato… “Quarantaquattro giorni. Tanto è bastato alla stessa Giunta che il 29 giugno 2026 aveva adottato all’unanimità il Piano Urbanistico Comunale per smontarlo pezzo per pezzo con la deliberazione n. 317 dell’11 agosto 2026. Un tempo brevissimo che racconta una storia molto precisa: non quella di una sopravvenienza imprevedibile, ma quella di un’amministrazione che non aveva letto ciò che stava approvando. Il fondamento giuridico invocato consente la revoca di un provvedimento amministrativo ad efficacia durevole «per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione». Ma qui non sopravviene nulla: i vizi erano preesistenti e noti, le criticità erano state da me denunciate per iscritto molti mesi prima dell’adozione: anche questo è essere opposizione responsabile e costruttiva. Utilizzare lo strumento della revoca in autotutela per rimediare a errori propri, già segnalati dall’opposizione e deliberatamente ignorati, è un uso distorto di quell’istituto. La Relazione sindacale allegata alla delibera di revoca, firmata dal sindaco contro sé stesso, elenca una serie impressionante di indirizzi a suo dire disattesi dal RUP. Eppure con la stessa delibera di adozione era stato dichiarato che il PUC era «conforme agli indirizzi della maggioranza». Qualcuno aveva letto il piano? Il sospetto è legittimo. Il danno concreto è triplo: mesi di lavoro perduti, risorse pubbliche consumate per nomine, consulenti, studi geologici, agronomici, acustici, archeologici, e — forse la cosa più grave — la fase partecipativa dei cittadini chiusa anticipatamente, vanificando il lavoro di tecnici e privati che stavano redigendo osservazioni entro la scadenza del 4 settembre 2026. Una comunità che attendeva il suo Piano Urbanistico da decenni si ritrova di nuovo al punto di partenza”. Perché ha chiesto le dimissioni della Giunta? “Per manifesta inadeguatezza amministrativa, non per ragioni di mera opposizione politica. È una distinzione che tengo a ribadire con forza. Ho presentato già il 24 febbraio 2026 un’interrogazione puntuale che segnalava tempi di redazione irrisori, carenza del quadro conoscitivo, opacità sul dimensionamento del piano. Il 25 giugno 2026, quattro giorni prima dell’adozione, ho inviato una comunicazione urgente denunciando la totale esclusione del Consiglio Comunale dal processo decisionale e la potenziale illegittimità della scelta di ricorrere alla disciplina urbanistica previgente anziché al nuovo Regolamento regionale n. 3/2025. Tutto ignorato. Il piano è stato adottato lo stesso dalla Giunta di tecnici, all’unanimità (da remoto!). A questo si aggiunge l’aspetto forse più inquietante: la delibera di revoca ammette che solo il 4-6 agosto 2026 sono emerse dichiarazioni di conflitto di interessi del tecnico a supporto del RUP relative al triennio precedente. Se questa circostanza è vera, allora il controllo sulla filiera dei soggetti coinvolti nel procedimento è mancato completamente. Se invece era già nota, il silenzio è ancora più grave. Questa inadeguatezza amministrativa, peraltro, è stata palesata anche in altre occasioni, nell’approvazione di atti che hanno aggravato la situazione di incertezza e di precarietà della comunità, in termini sociali ed economico-finanziari. Le dimissioni sono l’unica risposta coerente con il principio di responsabilità politica e istituzionale. Chi governa un ente in piano di riequilibrio finanziario pluriennale, procedura che la Corte dei conti definisce espressamente come risposta a «squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto», non può permettersi di bruciare risorse pubbliche in questo modo, né di gestire un procedimento strategico con questa leggerezza”. Tanti i cambi di casacca tra i consiglieri… “La Costituzione è chiara: il consigliere comunale non è soggetto a vincolo di mandato. Nessuno mette in discussione questo principio. Ma la libertà formale non esime dalla responsabilità politica e morale nei confronti degli elettori che hanno consegnato il loro voto a un simbolo, a un programma, a una coalizione chiaramente alternativa alla maggioranza. Il problema non è il dissenso. Il problema è la mancanza di chiarezza. Quando un consigliere eletto in una lista di opposizione sceglie di sostenere continuativamente la maggioranza su atti fondamentali, bilanci, rendiconti, linee programmatiche, indirizzi PUC, senza un chiarimento pubblico con chi ha contribuito alla sua elezione, si crea un problema di coerenza politica e di etica. E questo problema si aggrava in un contesto di sorveglianza ministeriale: il Ministro dell’Interno ha imposto prescrizioni cogenti in materia di rotazione degli affidamenti, controllo edilizio, gestione del personale e del piano di riequilibrio. In questo scenario, la chiarezza dei ruoli — chi governa, chi controlla, chi è maggioranza e chi è opposizione — non è un dettaglio formale: è un elemento imprescindibile di garanzia del sistema dei controlli. Io ho scelto di restare. Non per ostinazione, ma per lealtà. Lealtà ai cittadini che mi hanno votato, lealtà al programma che ho presentato, lealtà a me stessa. La lealtà è un valore che oggi sembra scomodo, a volte ti fa perdere opportunità, ti esclude da tavoli dove si distribuiscono vantaggi. Ma ha un pregio straordinario: non ti fa mai sbagliare. Chi ha cambiato casacca potrà misurare nel tempo il peso di quella scelta. Io posso guardarmi allo specchio ogni mattina ed essere orgogliosa della stima che i cittadini di Capaccio Paestum quotidianamente mi manifestano per il mio lavoro e per la mia lealtà”. Il bilancio è altra nota dolente… “Il bilancio di Capaccio Paestum è un’altra storia che non si può raccontare con le cifre della ragioneria, ma con quella della responsabilità politica. E la storia che raccontano i numeri è seria. Il Comune è impegnato nella procedura di riequilibrio finanziario, strumento che la legge riserva espressamente agli enti per i quali «sussistano squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario» e per i quali le ordinarie misure correttive non siano sufficienti. Il Piano 2024-2043, approvato con delibera n. 94 del 30 dicembre 2024, proietta questa crisi su un orizzonte di quasi vent’anni. Già in sede di dichiarazione di voto contrario sul rendiconto anno 2024, sul bilancio di previsione 2026 e sul rendiconto 2025 ho documentato in dettaglio le principali irregolarità contabili. Ma oltre alle evidenti lacune tecniche e agli errori, il vero problema è politico. Come ho più volte dichiarato e scritto, non siamo di fronte a un vero risanamento, ma a una gestione diluita nel tempo di una crisi profonda. L’Amministrazione rivendica la conformità del Piano al vaglio ministeriale, ma non offre al Consiglio, né ai cittadini, un quadro chiaro delle misure adottate, di chi sopporta il costo del riequilibrio, di quali servizi vengono tagliati e perché. La procedura ex art. 243-bis TUEL impone obblighi precisi: revisione straordinaria di tutti i residui, rigorosa revisione della spesa, verifica delle società partecipate. Se questi obblighi vengono disattesi, non si fa riequilibrio: si rinvia il dissesto. Insomma, questa Amministrazione pensa solo a sopravvivere e ha mancato l’occasione per fare chiarezza nei conti e mettere in sicurezza il bilancio dell’ente. Ho votato contro i documenti contabili finora predisposti e approvati dalla maggioranza non per ostruzionismo, ma perché un voto favorevole su bilanci non veritieri sarebbe stato un atto di irresponsabilità verso i cittadini di Capaccio Paestum”. Come vede il futuro? “Lo vedo con preoccupazione, ma senza rassegnazione e soprattutto convinta che le azioni da mettere in campo per un rilancio sociale, economico e territoriale ci sono. La situazione economico-finanziaria è seria. Il Comune è impegnato nell’attuazione di un piano di riequilibrio, sotto la vigilanza della Corte dei conti, in un contesto che la stessa giurisprudenza contabile qualifica come situazione di «evidente deficitarietà strutturale prossima al dissesto». Eppure il monitoraggio scritto di quel piano è rimasto, fino a dicembre 2025, solo informale, privo di relazioni strutturate e di un serio monitoraggio. Le risorse patrimoniali non vengono recuperate, i crediti dei residui attivi (almeno quelli esigibili) senza azioni di recupero, manca un’azione seria di ottimizzazione delle risorse, così come pure manca l’individuazione di entrate strutturali capaci di far uscire il Comune di Capaccio Paestum dal default. A questo si è aggiunta la gestione del PUC: questo territorio avrebbe meritato un piano serio. Invece lo si è bruciato in una corsa improvvisata verso una scadenza normativa. Eppure Capaccio Paestum ha tutte le risorse per ripartire. Il territorio lo consente. I cittadini lo meritano. Serve però un’amministrazione capace di pianificare, di ascoltare, di dire la verità anche quando è scomoda. Serve soprattutto la lealtà verso l’interesse pubblico come bussola di ogni scelta. Questo è ciò che ho cercato di fare in questi mesi in consiglio, spesso in solitudine. È ciò che continuerò a fare anche perché adesso le persone che mi circondano e mi sostengono sono la maggioranza”.