Di Antonio Manzo
Non è solo per la bella “cartolina” dell’abbraccio con la città di Napoli o per le significative parole di pace pronunciate da Pompei celebrando la Supplica nel Santuario di san Bartolo Longo. O, persino, per la non banale accoglienza a “colpi” di pizza o nel peccato veniale del sacrilego accostamento al Maradona pibe de oro ma Papa Leone è piaciuto al popolo e piace. A Napoli ha confermato all’Italia e al mondo le classifica demoscopica che lo pone al vertice del gradimento, 60 % degli italiani, cifra che supera perfino il popolare papa Francesco. Lo dice l’istituto Demos e non solo il gradimento collettivo e filiale mostrato a Napoli.
Ma papa Francesco e Leone XIV sono un “racconto unitario” del messaggio ecclesiale. Nessun inseguimento sull’indice di gradimento, smentito con l’autorevolezza del pensiero di padre Antonio Spadaro, gesuita, sottosegretario al Dicastero per la Cultura e l’Educazione, già direttore di Civiltà Cattolica in un libro recente “Da Francesco a Leone” dove analizza e propone l’unitarietà di una pedagogia ecclesiale studiata in più capitoli. La pubblicazione di una inedita intervista nell’agosto del 2024 al Cardinale Robert F.Prevost nella parrocchia di St,Jude a Mew Lenox nell’Illinois rende ancora più prezioso e preciso il giudizio pastorale su Papa Francesco che lo aveva nominato Prefetto per il Dicastero per i Vescovi e del quale sarebbe stato il successore sulla cattedra di Pietro.
Ma per quale motivo ha avuto successo la prima visira pastorale in ua regione italiana di papa prevost? La si deve collocare nel difficiile contesto geopolitico che si era deteriminato dopo le parole di Donald Trump indirizzate polemicamente al Pontefice americano. Il segretario di Stato americano Marco Rubio era giunto 24 ore prima a Roma nel delicato tentativo diplomatico di riallacciare i rapporti diplomatici con il Vaticano. E papa Prevost ha compiuto proprio da Napoli il suo gesto più eloquente politico, con la mitezza che gli è propria, ricordando da Pompei al mondo che “la pace non è un intervallo tra due guerre. E’ il coraggio di immaginare l’uomo diversamente”. E le parole dette ad un anno dalla sua elezione in una città come Napoli “capitale dell’umanità” ferita ma sempre pronta a riscattarsi hanno assunto valore profetico per il magistero del suo confratello don Mimmo Battaglia cardinale di Napoli gia pastoralmente votato alla “chiesa in uscita”, come disse papa Francesco ma ora perfetto interprete di una “Chiesa estroversa” come quella voluta da Leone XIV. Se da Napoli parte l’invito del Pontefice a chiedere “pace e giustizia” significa predicare una radicalità evangelica che è nel mondo ma intende cambiare il mondo.





