Ernesto Pappalardo
L’inflazione a maggio sfonda il tetto del 3% annuo, ( +0,4% sul mese di aprile). L’ Istat specifica: +3,2% sul 2025, “pesano i prezzi di energia, trasporti e cura della persona”. Il “carrello della spesa” è stabile al +2,3%. Va considerato, quindi, che i prezzi al consumo in Italia sono aumentati dello 0.4% su base mensile (a maggio), con il tasso di inflazione annuale che si e’ attestato “al 3.3% dal 2.8% di aprile”, seguendo la scia dell’incremento dei costi energetici “dovuto alle tensioni in Medio Oriente”. Il dato è sopra, sebbene leggermente, la “previsione mediana di un sondaggio Reuters condotto tra 17 analisti, che indicava un aumento dello 0.3% mese su mese e una crescita del 3.2% su base annua”. Va, poi, evidenziato che l’Istat ha riferito “che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettivita’ (il NIC) ha registrato un incremento dello 0.4% su base mensile a maggio e del 3.2% annuo, dopo il +2.7% di aprile”. L’inflazione di fondo – al netto dei beni alimentari freschi e dell’energia – è risultata, quindi, pari all’1.8% su base annua a maggio, in accelerazione rispetto all’1.6% di aprile. Il problema resta il caro-energia: gli Stati Ue lpossono utilizzare i fondi di Coesione e quelli del Just Transition Fund? E’ questa la strada indicata in una lettera inviata dal vicepresidente esecutivo della Commissione con delega alla Coesione, Raffaele Fitto, ai ministri competenti dei 27. “Sono fermamente convinto che il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta possano fornire un sostegno fondamentale per affrontare le sfide derivanti dai recenti sviluppi geopolitici”, ha precisato Fitto. Nel mese di maggio – è bene ricordare – il clima di fiducia dei consumatori è migliorato: da 90,8 a 93,4. Mentre è calata la fiducia delle imprese: dal 95,1 a 94,1. Queste sono le stime Istat, che sottolineano il “miglioramento della fiducia dei consumatori” che si è fermato “sotto i livelli registrati nei primi due mesi dell’anno”. Va detto che, con riferimento alle imprese, “il clima di fiducia cala sia nei servizi di mercato sia nelle costruzioni (da 98,9 a 96,8 e da 100,8 a 99,4) e rimane stabile nella manifattura (a 87,9); migliora nel commercio al dettaglio (da 100,8 a 101,0)”. Tra i consumatori, invece, si evidenzia “un miglioramento delle opinioni sulla situazione economica personale e delle aspettative sulla situazione economica generale: “sia il clima economico sia quello futuro aumentano (da 82,7 a 86,2 e da 82,5 a 87,2, rispettivamente)”, ma anche “il clima personale è salito dal 93,8 al 96,0 e il clima corrente è passato dal 96,9 al 98,0”. È chiaro, quindi, che “tutte le variabili che entrano nel calcolo del clima di fiducia dei consumatori – ha sottolineato l’Istat – presentano sviluppi positivi, ad eccezione dei giudizi sulla situazione economica generale”. Tra le imprese, “nella manifattura migliorano i giudizi sugli ordini, mentre le attese sulla produzione rimangono sostanzialmente invariate, in presenza di un accumulo di scorte”. Mentre nelle costruzioni “entrambe le variabili subiscono un calo”. Passando al settore dei servizi di mercato, è sempre evidente “il diffuso peggioramento di tutte le componenti”. Nel commercio al dettaglio, “l’aumento della fiducia è dovuto essenzialmente al miglioramento dei giudizi sulle vendite e ad una diminuzione delle scorte di magazzino. Le attese sulle vendite, tuttavia, peggiorano”. Per affrontare le conseguenze del caro-energia gli Stati Ue “possono utilizzare i fondi di Coesione e quelli del Just Transition Fund”. E’ questa la strada che è stata indicata in una lettera inviata dal vicepresidente esecutivo della Commissione con delega alla Coesione, Raffaele Fitto, ai ministri competenti dei 27. “Sono fermamente convinto che il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta possano fornire un sostegno fondamentale per affrontare le sfide derivanti dai recenti sviluppi geopolitici”, ha precisato Fitto. Intanto, nel mese di maggio, il clima di fiducia dei consumatori è migliorato: da 90,8 a 93,4. Mentre è calata la fiducia delle imprese: il clima di fiducia è stato stimato in diminuzione da 95,1 a 94,1.Va detto che, con riferimento alle imprese, “il clima di fiducia cala sia nei servizi di mercato sia nelle costruzioni (da 98,9 a 96,8 e da 100,8 a 99,4) e rimane stabile nella manifattura (a 87,9); migliora nel commercio al dettaglio (da 100,8 a 101,0)”. Tra i consumatori, invece, si evidenzia “un miglioramento delle opinioni sulla situazione economica personale e delle aspettative sulla situazione economica generale: “sia il clima economico sia quello futuro aumentano (da 82,7 a 86,2 e da 82,5 a 87,2, rispettivamente), il clima personale sale da 93,8 a 96,0 e il clima corrente passa da 96,9 a 98,0”. È chiaro, quindi, che “tutte le variabili che entrano nel calcolo del clima di fiducia dei consumatori – ha sottolineato l’Istat – presentano sviluppi positivi, ad eccezione dei giudizi sulla situazione economica generale e delle opinioni sull’opportunità di risparmi nella fase attuale”. Tra le imprese, “nella manifattura migliorano i giudizi sugli ordini, mentre le attese sulla produzione rimangono sostanzialmente invariate, in presenza di un accumulo di scorte”. Nel commercio al dettaglio, “l’aumento della fiducia è dovuto essenzialmente al miglioramento dei giudizi sulle vendite e ad una diminuzione delle scorte di magazzino. Le attese sulle vendite, tuttavia, peggiorano”.Bisogna, poi, considerare che la guerra in Medio Oriente “ha interrotto le forniture globali di energia e materie prime, indebolito le prospettive di crescita, fatto salire i prezzi energetici e l’inflazione”. Gravissime, quindi, le ripercussioni “per la crescita e la stabilità finanziaria” che si fanno più gravi rispetto a quanto si allunga – in qualsiasi modo – il conflitto.E’ questa l’analisi del vicepresidente della Bce Luis de Guindos, che ha introdotto il Rapporto sulla stabilità finanziaria. “I rischi per la cybersecurity e le minacce ibride a infrastrutture critiche – ha specificato – sono in aumento in un clima geopolitico complesso”. La guerra di Israele e Stati Uniti contro l’Iran e la crisi nello stretto di Hormuz, hanno di fatto già creato il caos nel settore del trasporto merci e della logistica. Lo stretto di Hormuz e il Mar Rosso sono i veri e propri “colli di bottiglia” del sistema dei cavi internet, che mettono in collegamento Asia e Europa, Paesi Arabi e Africa orientale. Fino a questo momento nessun cavo è stato danneggiato nello Stretto. Il rischio più grande restano ancora, quindi , le 1.500 navi nelle acque dello Stretto che possono tranciare un cavo con l’ancora. Ma, comunque, la minaccia che riguarda i cavi e la connettività internet non è paragonabile a un eventuale permanere della chiusura dello Stretto e alla sua ricaduta sul commercio globale.





