La voglia matta di Gregucci: Voglio grinta, cuore ed orgoglio - Le Cronache
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La voglia matta di Gregucci: Voglio grinta, cuore ed orgoglio

La voglia matta di Gregucci: Voglio grinta, cuore ed orgoglio

di Fabio Setta

SALERNO. Cuore, grinta, orgoglio. Sono questi i concetti base della Salernitana di Gregucci. Se poi basteranno a riportare la squadra nei play off lo dirà il campo. Il tecnico è pronto a metterci il massimo impegno. Carico, pieno di entusiasmo, esattamente come in quel 2004/2005 quando riuscì a trainare la Salernitana verso una difficile salvezza in serie B in coppia con il dg Imborgia. La grinta è la stessa e forse anche le difficoltà. Anzi in questa nuova avventura i problemi sembrano essere ancora di più: “Adesso ci aspetta un mini campionato, bisogna affrontare partita per partita e dopo ogni scoglio superato si possono aprire scenari nuovi. Vogliamo entrare nel gruppo play off. Oggettivamente ci sono delle difficoltà, bisogna lavorare e se gli altri si allenano due volte, ci dobbiamo allenare tre volte. Altri modi per uscire dalle difficoltà non ne conosco. Dobbiamo conoscere integrare i nuovi, ma il concetto è quello di squadra. L’unico che ha vinto partite da sole aveva i riccioli e giocava a Napoli. La proprietà mi ha chiesto di arrivare ai play off e di riuscire a giocarcela con tutti. I play off cominciano domani, la mentalità deve essere subito quella delle partite da dentro o fuori”. Gregucci dopo una settimana di allenamenti ha già in mente quella che dovrà essere la sua squadra: “Una squadra compatta, che possa rendere orgogliosa la piazza di Salerno. La prima conquista è dare identità al nostro popolo, è un fattore fondamentale conoscendo la fede della città verso la squadra. La sconfitta peggiore è quando sono andati vi i tifosi a Pontedera dieci minuti prima della fine, non deve più succedere”. Con pochi allenamenti e con diversi giocatori arrivati nell’ultima giornata di mercato, difficile parlare invece di identità tattica: “Il nostro deve essere un calcio, rappresentativo e orgoglioso. Non mi sono dimenticato delle gare contro Catania e Ascoli, quando la palla entrava da sola. La prima conquista è con la nostra gente. Devo conoscere ancora le gambe, in questa settimana ho conosciuto i cervelli. Dobbiamo rivitalizzare il concetto di squadra. Ho trovato un gruppo che non ha le stimmate né il dna del mio concetto di squadra. Se vedi la gara di Pontedera, butti il dvd dalla finestra. Fondamentale è l’atteggiamento. Io ho sempre prediletto un gioco esterno, giocare fuori per arrivare dentro. La difesa sarà a quattro, questo è sicuro. Ho fatto quattro allenamenti e non sono Van Gaal”. E proprio il mercato è argomento ancora caldo: “Non c’è mercato che soddisfi allenatore. Vorrei Messi e Ronaldo ma non me l’hanno dato. Battute a parte ho dato degli indirizzi e sono stato accontentato. Era necessario prendere un portiere. I due ragazzi sono di prospettiva, ma devi avere altri requisiti che Berardi ora non ha, ma che in futuro sicuramente avrà. Ho rotto l’anima al direttore per avere un portiere e per confermare Berardi”. Resta il dubbio che forse in attacco qualcosa poteva servire: “Abbiamo calciatori in quel reparto, chi lavora duro e merita di giocare, giocherà. Nel mio progetto non esistono punti fermi Sono molto legato a Ciro Ginestra, ma il campo è spietato, contano le prestazioni. Foggia? Sta bene, motivato, ma può migliorare, come tutti. Il suo ruolo? Esterno Il raggiungimento degli obiettivi passa attraversa gli uomini. Bisogna superare le difficoltà, anche quella del terreno di gioco. Il posto in classifica? Il mio obiettivo è portare la squadra al massimo, poi posso andare a vincere da nono anche in casa del secondo. Bisogna avere coraggio”.