La voce iridescente di Enzo Esposito - Le Cronache
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La voce iridescente di Enzo Esposito

La voce iridescente di Enzo Esposito

Il cantante di Castellamare ha incantato il pubblico di Ispani, in duo con Alessia Cacace, sostenuto dalla Fiscale Band

di Olga Chieffi

Il concerto offerto da Enzo Esposito e Alessia Cacace, unitamente a Peppe Fiscale Tromba e sax midi, nonché director della band che porta il nome della sua musicale famiglia, con Domenico Fiscale alla batteria, Luigi Fiscale al basso e Nunzio Ricci alle tastiere, con molta cura e senza eccessivo sfarzo, ci ha procurato una ricaduta del nostro inguaribile male: le pagine delle canzoni napoletane non ingialliscono mai e più forte penetrano in noi, affondando il loro profumo nella memoria. Quando il carnet degli spettacoli è nel vivo, il critico è come il somarello che sotto la frusta cerca lungo il sentiero di strappare coi denti qualche foglia di lauro alle siepi. Correndo col suo taccuino da uno spettacolo all’altro, egli s’industria di comporre una frase, di definire un ricordo, di masticare una recensione. Ma durante un concerto di arie partenopee, non resta più altro da fare che scrivere qualche battuta, poiché è la tradizione classica napoletana che il pubblico va ad applaudire. “Voglio cantare e si nun canto moro,/ E si nun canto me sento murire. /Me sento fa’ nu nureco a lu core/Nisciuno amante me lo po’ sciuglìre”. In questi versi di Libero Bovio, è racchiusa tutta l’esplosione passionale del sentire musicale partenopeo. E’, la canzone napoletana, la storia di un popolo che attraverso altissimi versi e musica immortale, si è posto in cammino, cantando il suo sentire, i suoi contrasti, la sua bellezza, la sua libertà, il suo amore, aprendosi ad ogni contaminazione, pur mantenendo intatta la propria inconfondibile identità, misteriosa e sfuggente. La piazza di San Cristoforo, per quanto non si possa dire altrettanto dell’organizzazione manchevole in una località assolutamente “nuova”, al cospetto di artisti, o meglio, di persone, di tal valore, ha accolto con calore la performance giocata su di un canzoniere, che è passato dal raffinato acquarello di fine Belle Epoque, in cui si sono alternate le voci di Alessia dall’emissione delicata e omogenea lungo tutta la sua vellutata gamma sopranile, e di Enzo dal “dire” musicale iridescente e modulato quanto la sua candida stola capace di catturare tutti i colori dell’ universo. Alle loro spalle, il confronto plurilinguista, dei Fiscale, in cui la canzone è stata liberata da ogni manierismo esecutivo, per ridonarla all’ascoltatore, filologicamente pura, ma con lo sguardo rivolto ad un futuro aperto ad ogni influenza diretta o indiretta, che la naturale evoluzione del linguaggio musicale ha esercitato su questa struttura compositiva. Così abbiamo attraversato i vari quadri, quello delle serenate poesie in musica come “Uocchie c’arraggiunate” ed “Era de maggio”, la Napoli della nostalgia della lontananza, “’A cartulina ‘e Napule”, “Napule ca se ne va”, il cafè chantant di Lily Kangy e “che t’aggi’ ‘a dì”, la canzone rinata di “‘Na bruna” e la Napoli del secondo dopoguerra travolta dal vento del jazz e dai nuovi ritmi americani che sposarono il nostro idioma che significa omaggiare Renato Carosone, con ‘O sarracino” e ancora, Cu’ ‘mmé evocante il canto confidenziale di Roberto Murolo e Mia Martini, prima di chiudere con Tammurriata nera e ‘O surdato ‘nnammurato, con la promessa di un presto ritorno, tra gli applausi, per continuare a schizzare l’ Anima napoletana.