La cantata del pentito inguaia il clan La Rocca - Le Cronache
Cronaca

La cantata del pentito inguaia il clan La Rocca

La cantata del pentito inguaia il clan La Rocca

Scafati/Sarno. La cantata del pentito Rosario Giugliano ha fatto emergere un altro spaccato di criminalità nell’Agro nocerino sarnese. Per la fattispecie a Sarno. Il gruppo capeggiato dal 37enne sarnese Nicola La Rocca si sarebbe imposto facendo ricorso alla forza di intimidazione e, in generale, alle modalità operative di associazioni di stampo camorristico, sfruttando il vuoto di potere creatosi sul territorio. Lo scrive il gip Ferraioli nelle 200 pagine di ordinanza sul blitz di lunedì che ha portato in carcere 18 persone, 4 ai domiciliari e altri 6 indagati a piede libero. Una gang che cercava di imporre il proprio predominio sul territorio, da un Iato, assoggettando gli antagonisti criminali e dall’altro incutendo soggezione nel contesto sociale sarnese. L’inchiesta nasce dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Rosario Giugliano detto o’ minorenne di Poggiomarino, ma da quando è tornato sulla scena criminali legatosi a Pagani e raggio di azione da Nocera Inferiore a Scafati passando anche per San Marzano sul Sarno e ovviamente nella città di Sant’Alfonso oltre che di Sarno. Storico esponente della criminalità organizzata campana, vicino ad esponenti dei clan di Napoli (Moccia, Mazzarella, Fabbrocino) e Fezza-De Vivo di Pagani, Giugliano spesso faceva da consulente e da “maestro” per aumentare la capacità nella malavita locale, stante la sua esperienza trentennale nel settore. Sarebbe stato proprio ‘o Minorenne a indicare La Rocca ai clan del Napoletani e dell’Agro. La Rocca è indagato per essere il capo dell’associazione sgominata lunedì scorso dalla Sezione salernitana dello Sco, con 23 arresti. La Rocca sarebbe stato presentato a Giugliano come persona attiva nel traffico di stupefacenti nella zona di Sarno e appassionato di armi. E proprio il possesso di armi a preoccupare di più la Dda, diretta dal procuratore capo Raffaele Cantone, e della sezione salernitana del Servizio Centrale Operativo (Sisco) Organizzato. Il trasporto da Zagabria all’Italia, al confino italo sloveno, fu, fortunatamente, intercettato il carico nonostante che l’auto che trasportava le armi fosse preceduta da un’altra vettura che faceva da staffetta. I poliziotti hanno scoperto numerosi mitragliatori: due Kalasnikov, un mitragliatore “Gala”, di fabbricazione israeliano, un altro mitragliatore “M 56” CAL. Con relativo silenziatore, un altro mitragliatore Skorpio, un altro della croata Pleter, un revolver calibro 38 e un infinità di proiettili. La domanda che si pongono gli inquirenti è a chi doveva arrivare l’arsenale. Tra oggi e domani gli interrogatori di garanzia.