Alberto Cuomo
Dante dedica a Francesco, nella Commedia, un intero canto, il canto XI del Paradiso, ritenendo il santo il più sapiente tra i sapienti, tra le fiammelle con cui si rappresentano, un sole: “Di questa costa, là dov’ella frange/più sua rattezza, nacque al mondo un sole/come fa questo talvolta di Gange/Però chi d’esso loco fa parole/non dica Ascesi, ché direbbe corto/ma Oriente, se proprio dir vuole”. Sono le parole affidate al domenicano San Tommaso che illustrerà l’intera vicenda francescana, dallo sposalizio mistico di Francesco con madonna povertà (ché per tal donna, giovinetto, in guerra/del padre corse, a cui, come a la morte/la porta del piacer nessun diserra/e dinanzi a la sua spiritual corte/et coram patre le si fece unito/poscia di dì in dì l’amò più forte…Ma perch’ io non proceda troppo chiuso/Francesco e Povertà per questi amanti/prendi oramai nel mio parlar diffuso) sino al riconoscimento della sua Regola da parte del Papa, Innocenzo III e Onorio III, alle stimmate e alla morte. Secondo molti studiosi la sensibilità di Dante verso la povertà, accomunata alla sapienza, non è sollecitata solo dalla volontà di opporsi alla cupidigia e alla corruzione del suo tempo cui invoglia la ricchezza, quanto anche dalla condizione personale dovuta all’esilio e alla perdita dei propri averi a causa della condanna ricevuta. Probabilmente non sfugge che le idee di Dante, su povertà e sapienza, siano state fatte proprie da Pier Paolo Pasolini che a sua volta distingueva tra povertà e miseria, essendo la prima custode di valori tale da opporsi a quelli falsi del consumismo. Del senso politico della povertà niente sa il pur aderente ai bisogni del proletariato Vincenzo De Luca, il quale alla prima sua elezione, come sindaco, in un discorso pubblico, dopo aver ringraziato i salernitani, li esortò ad arricchirsi. La gran parte dei cittadini non comprese, ma quei pochi che potevano comprendere, costruttori, concessionari di spazi pubblici, cooperative varie, tecnici etc. compresero e si sono arricchiti. Oggi, ormai è certo, Schlein o non Schlein, l’ex governatore della Campania ha ufficializzato la sua candidatura a sindaco del capoluogo e tanti saluti al “campo largo”. Pur nella speranza i salernitani rinsaviscano mandandolo a casa, potrebbe comunque essere eletto sebbene, con le casse comunali in semi-dissesto, con i pochi spazi liberi o liberabili per costruire, sarà difficile per lui, nell’eventualità sia di nuovo sindaco, ripetere la passata performance, essendo oltretutto mutato anche il suo carattere. De Luca infatti in alcune uscite televisive ha usato toni ecumenico-pastorali certo, al solito, satirici ma privi dell’acido del sarcasmo che li imbeveva, tanto che qualche tempo fa Crozza, imitandolo, lo ha interpretato come Papa. Pertanto, in caso di vittoria, non gli si addirebbe un nuovo invito ai salernitani ad arricchirsi, tanto più che nei suoi 30 anni di potere la gran parte si è di gran lunga impoverita. Per rendersene conto non servono statistiche, basterebbe farsi un giro in via dei Mercanti o anche in altre strade per rendersi conto delle serrande chiuse di tanti ex negozi dove ormai non andava più nessuno per sopravvenuta povertà, sì da impoverire anche i commercianti. E quale slogan potrebbe donarci se eletto? Ma certo, dato il suo nuovo stile curiale potrebbe esortarci alla ricchezza della povertà esaltata da Dante in San Francesco o da Pasolini in tanti scritti. Non a caso, nella sua omelia settimanale in tivu, ha messo al primo posto dell’eventuale futuro programma di interventi in città, la sicurezza. Infatti la povertà è una delle maggiori cause dell’insicurezza a sua volta fautrice di povertà. Sono i poveri del resto i più esposti, in quanto marginalizzati, alla violenza e alle angherie criminali, specialmente nei quartieri periferici dove di solito si raccolgono, in cui sono assenti i servizi, e persino il più banale decoro. E con la sicurezza è proprio l’assistenza sociale e l’allestimento di “interventi minimi” nei quartieri relativamente alla viabilità, il verde, l’illuminazione, ad essere le altre priorità del suo programma. Insomma, consapevole dell’impoverimento della città e dei cittadini De Luca potrebbe chiederci di fare di necessità virtù, ovvero di intendere la povertà come ricchezza di valori e sapienza tanto da sollecitarci persino ad essere più poveri: “impoveritevi, impoveritevi”!
Pablo Picasso: Poveri in riva al mare (1903) National Gallery of Art di Washington





