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Baronissi Provincia

Il Punto, 35 anni di volontariato a Baronissi

Il Punto, 35 anni di volontariato a Baronissi

BARONISSI – Era l’ottobre del 1991 quando un gruppo di volontari dava vita, a Baronissi, all’associazione Il Punto. L’anno dopo il primo corso di primo soccorso, nel 1994 la prima ambulanza, acquistata con un’autotassazione degli stessi soci. Trentacinque anni dopo, quella intuizione è diventata una realtà da 130 iscritti, affiliata all’Anpas, la rete nazionale delle pubbliche assistenze, che lo scorso 24 ottobre ha festeggiato il compleanno con la comunità definendolo «un punto di arrivo che diventa un nuovo punto di partenza». Il motto è rimasto lo stesso: «Amare, aiutare, soccorrere».

Oggi l’associazione garantisce l’assistenza sanitaria a eventi e manifestazioni sportive, il trasporto dei pazienti dializzati, la protezione civile, la gestione del banco alimentare comunale, la consegna dei farmaci a domicilio agli anziani, un gruppo di donatori di sangue e altri servizi e attività. A guidarla dal 2021, dopo la lunga presidenza di Antonio Aliberti, è Mario Santaniello, tra i volontari della prima ora e oggi responsabile regionale della Protezione civile di Anpas Campania. Con lui abbiamo ripercorso la storia dell’associazione e parlato dell’arrivo del Numero unico di emergenza 112 nel Salernitano e delle difficoltà del mondo del volontariato.

Presidente, cosa è cambiato da quando guida l’associazione?

«Abbiamo cambiato un po’ la mentalità. La scelta più importante è stata puntare sui ragazzi: abbiamo creato un gruppo giovani che oggi conta tra i 35 e i 40 ragazzi, dai 14 ai 29 anni. Sono loro il futuro dell’associazione».

Quanti siete in tutto?

«Contiamo più di 130 iscritti. Accanto ai servizi sanitari e alla protezione civile abbiamo un gruppo di donatori di sangue, e gestiamo il banco alimentare del Comune di Baronissi».

Quante famiglie aiutate con il banco alimentare?

«Oggi sono 50 famiglie».

Il bisogno è cresciuto negli ultimi anni?

«Assolutamente sì, soprattutto per il caro vita. E non è un problema solo di Baronissi: parlando con i presidenti di altre associazioni, emerge che in tutta la provincia di Salerno le famiglie vivono un disagio sempre più forte».

Che peso ha la protezione civile nella vostra attività?

«È nel nostro DNA. Il primo intervento risale al lontano 1996, all’alluvione di Crotone. Eravamo in quattro, io ero uno di loro, e ci arrivammo con un passaggio: non avevamo ancora nulla, né mezzi né attrezzature. Restammo lì una settimana. Quando tornammo a Baronissi cominciammo a parlare di creare un vero gruppo di volontari pronti a intervenire nelle emergenze. Da quell’esperienza è partita tutta la nostra organizzazione di protezione civile».

Il servizio civile è ancora una porta d’ingresso per i giovani?

«Sicuramente, e Baronissi risponde bene. È importante non solo per avvicinare i ragazzi al volontariato, ma per far capire davvero quello che l’associazione fa ogni giorno. Pensiamo alla consegna dei farmaci a domicilio agli anziani che non possono uscire di casa: sono servizi che non si vedono, ma che per tante persone fanno la differenza».

Dal 27 ottobre nel Salernitano è attivo il Numero unico di emergenza 112. Voi oggi non avete convenzioni 118, ma lavorate in questo mondo. Cosa cambia per i cittadini?

«Ricordo che se ne parla da tanto tempo. Avere un unico numero è molto più semplice, soprattutto per la persona anziana che, in un momento di difficoltà e di emergenza, compone quel numero e trova subito un operatore dall’altra parte. Lo fa anche la centrale operativa del 118, certo, ma con il 112 chi è in difficoltà trova più servizi in un unico numero».

Può aiutare anche in caso di calamità, come un’alluvione o un grande incendio?

«Assolutamente sì. Meno male che ci siamo arrivati».

Come lo state spiegando alla popolazione?

«Attraverso le pagine Facebook e Instagram dell’associazione, che sono il canale con cui raggiungiamo ogni giorno tante persone del territorio».

Il 112 è attivo quasi ovunque in Italia. In Campania è arrivato tardi?

«È arrivato tardi. Ma meglio tardi che mai».

Avete convenzioni con l’Asl?

«Sì, per il trasporto sanitario non in emergenza, come quello dei dializzati. E fortunatamente i rimborsi arrivano regolarmente: non abbiamo problemi».

Le associazioni del 118 denunciano invece mesi di ritardo nei pagamenti. Che idea si è fatto?

«Non mi sento di dire nulla, perché è un servizio che attualmente non svolgiamo. Ho letto queste notizie e mi dispiace per le associazioni coinvolte».

Un’associazione di volontariato può permettersi di anticipare per mesi i costi di un servizio pubblico?

«Chi svolge quel servizio va sicuramente in difficoltà. Non è facile sostenere i costi dei dipendenti, del carburante e delle ambulanze in attesa dei pagamenti».

Come si sostiene un’associazione come la vostra?

«Con le convenzioni, il cinque per mille e le donazioni dei cittadini. Sono queste le nostre risorse».

Quindi nessuna pioggia di contributi pubblici, come spesso si pensa?

«No, assolutamente no».

Le associazioni della Valle dell’Irno dovrebbero fare fronte comune?

«È fondamentale. E oggi la collaborazione tra noi c’è, assolutamente sì».

Cosa serve a Il Punto per guardare al futuro?

«Serve soprattutto tanta voglia e tanto amore da parte dei volontari, che fortunatamente in ogni persona c’è. È questo che ci permette di andare avanti e di aiutare chi ha bisogno. I nostri ragazzi del gruppo giovani sono la prova che questa voglia non si è persa».

Un invito a chi vorrebbe diventare volontario?

«Io dico sempre: chi ha voglia di donare del suo tempo, anche solo un’oretta, si avvicini all’associazione del proprio territorio. È un augurio che faccio col cuore a ogni associazione, non solo alla nostra: è importante avere tante persone che riescano ad aiutare il proprio territorio».

 

Carmine Rosamilia