Il Banco non è un supermercato - Le Cronache Attualità
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Il Banco non è un supermercato

Il Banco non è un supermercato

Gentilissimo direttore,

la ringrazio per lo spazio che vorrà concedermi, non tanto per chiarire una polemica strumentale dei giorni scorsi, ma piuttosto per raccontare l’enorme lavoro quotidiano che Banco Alimentare svolge, con impegno e dedizione, per oltre 230.000 persone bisognose della nostra regione.

Banco Alimentare è una Fondazione nata 37 anni fa e presente in Italia con 21 sedi regionali. Ogni giorno, siamo impegnati per raccogliere le eccedenze alimentari e redistribuirle a persone in difficoltà, donando loro un aiuto alimentare, attraverso più di 400 organizzazioni territoriali tra Caritas, mense per i poveri, banchi di solidarietà, centri di ascolto, associazioni, centri di accoglienza e aiuto per unità di strada e servizi sociali comunali. Non siamo evidentemente un supermercato. Non acquistiamo né vendiamo cibo. E’ noto a tutti, tranne a qualcuno.

Il Banco Alimentare realizza, insieme a circa 200 Comuni in Campania, un progetto grazie al quale riesce a donare – ogni mese – un pacco alimentare contenente generi di prima necessità alle famiglie individuate dai servizi sociali. All’interno del pacco alimentare sono presenti i beni che il Banco riesce a recuperare e donare alle persone, come esplicitamente espresso nel progetto che presentiamo. Non c’è – perché sarebbe evidentemente impossibile per noi – una lista della spesa “garantita”, proprio perché non siamo un supermercato ma doniamo eccedenze alimentari. Il Comune, in una logica sussidiaria, sostiene questo progetto con un contributo irrisorio (di circa 1,50€ mensile a persona) che serve a sostenere a malapena i costi per l’acquisto dei cartoni necessari per preparare i pacchi, per il loro confezionamento, per la logistica e il trasporto del cibo, nonché per tutti gli adempimenti amministrativi necessari per garantire il tracciamento del cibo donato su un apposito portale on-line. Non certo per acquistare il cibo che il Banco dona gratuitamente alle persone.

Faccio una premessa: le polemiche possono nascere o in buona fede, perché magari chi le alimenta non ha letto il progetto, oppure in malafede.

Riporto testualmente quanto previsto espressamente in esso: “L’amministrazione, con questo progetto, non compra prodotti alimentari ma sostiene l’attività del Banco Alimentare Campania, condividendone scopo, mission e modalità operative. Il cibo è e resta un dono. Non c’è altra ragione per cui il Banco Alimentare esiste: recuperare cibo per poterlo ridonare a chi ha bisogno.  Alla luce di tutto quanto espressamente detto, non potranno essere prese in considerazioni richieste a riguardo della quantità o del tipo di prodotti che verranno donati alle famiglie. Laddove possibile ed in base alla disponibilità potranno essere consegnati anche ulteriori prodotti alimentari extra-pacco… la consegna dei prodotti extra-pacco non è da intendersi obbligatoria ed avverrà solo in caso di disponibilità”.

Ovviamente io mi auguro che le polemiche finora montate siano frutto della buona fede. Ma è del tutto evidente che, dopo aver chiarito termini e condizioni del nostro impegno, d’ora in poi, qualsiasi tipo di polemica sarà considerata in mala fede e pertanto metteremo in campo ogni azione per difendere l’onorabilità del nostro lavoro ma soprattutto per difendere centinaia di donne e uomini di buona volontà che donano il loro tempo al Banco Alimentare, per permetterci di recuperare e donare cibo e aiutare centinaia di migliaia di persone in difficoltà.

Noi non siamo in grado di garantire il contenuto del pacco e che certi prodotti siano presenti ogni mese. Per fare questo non ci vuole il Banco Alimentare. Un comune che volesse garantirsi questo, dovrebbe espletare una gara d’appalto invitando dei fornitori profit a presentare delle offerte economiche. Allora si che potrebbe inserire nella gara – e quindi pretendere – la lista dei prodotti alimentari che intende ricevere ogni mese nel pacco e fuori pacco. Noi ovviamente, essendo una organizzazione no-profit, non potremmo partecipare, né ci interesserebbe. Proprio perché non siamo un supermercato. Ma è anche evidente che, in questo caso, per garantire una spesa mensile di almeno 60€ ad ogni famiglia ed un panettone a Natale, un comune che volesse aiutare 400 famiglie ogni mese, dovrebbe mettere a budget più di 300.000€, e non certo il contributo che eroga al Banco.

Caro direttore, con 20€ si va a mangiare la pizza. Per mangiare in un ristorante di classe e scegliere il menù “alla carta”, ce ne vogliono almeno 300. Se poi ci si presenta al ristorante pretendendo di scegliere il menù e mangiare con 20€, magari anche sbraitando e urlando, allora l’unica cosa che si potrà ottenere è quella di essere messi alla porta. Mi perdoni l’infelice e crudo paragone. Noi facciamo il possibile per aiutare le persone ma nessuno può pretendere da noi cose che, onestamente, non solo non siamo in grado di offrire ma che mai abbiamo promesso di offrire.

Le faccio un esempio riguardo la situazione che stiamo vivendo in questi giorni.

Per la guerra e il relativo aumento del costo del carburante, molte consegne sono ferme. I trasportatori attendono che scenda il prezzo del carburante o cercano di rinegoziare gli accordi con le ditte. Al momento nei nostri magazzini non c’è più latte. Lo avremmo dovuto ricevere la settimana scorsa. Se la prossima settimana la situazione non si sbloccherà, il mese prossimo non saremo in grado di consegnare il latte. Ovviamente sopperiremo la mancanza con qualche altro prodotto disponibile. Ma, in questo caso, che cosa dovremmo fare? Acquistare il latte per 230.000 persone? Se volessimo dare 3 litri di latte ad ognuno (e qualcuno direbbe comunque che sono pochi) ci vorrebbe più un milione di euro. E dove mai potremmo trovarli? Neanche se mettessimo insieme i contributi di tutti i comuni d’Italia riusciremmo ad avere le risorse necessarie per acquistare il latte necessario per un solo mese. Si renderà conto che è una pretesa assurda nei confronti del Banco Alimentare? E cosa mai leggeremo nei post social se, con nostro immenso dispiacere, dovesse accadere? Certo è più facile scrivere da dietro una scrivania o da un divano che attivarsi, magari ognuno nel proprio comune, per mettere in campo ogni azione possibile per sopperire a questa mancanza e recuperare il latte necessario. Staremo a vedere il prossimo mese, augurandoci che non accada e di riuscire a risolvere il problema.

Un’ultima notazione per chi riceve il nostro piccolo aiuto. Perché ci rendiamo benissimo conto che è piccolo e che non sarà mai esaustivo di quanto ciascuna persona ha veramente bisogno. Ma se lei avesse bisogno di 10 e qualcuno le dona 2, lei lo manderebbe a quel paese perché non le ha dato tutto quello di cui aveva bisogno o lo ringrazierebbe per quello che è riuscito a donarle? Per aver fatto tutto quello che gli è stato possibile?

Viviamo momenti difficili nei quali la gratitudine è merce rara e, da ogni parte, prevale il lamento e la malora. Tutto è buttato in caciara. E’ sempre più difficile costruire passo passo e affrontare le difficoltà. Noi andiamo avanti con passione, cercando di fare il nostro meglio, circondati dalla gratitudine silenziosa di molti, da chi ci incoraggia, ci apprezza, ci sostiene.

Consiglio a chi scrive senza conoscerci, di fare come ha fatto lei quando per la prima volta ha sentito parlare di Banco Alimentare: con curiosità ha chiesto, si è informato. Le nostre porte sono aperte a chi vorrà venire a vedere prima di giudicare, a chi vorrà informarsi bene prima di pretendere.

Cercheremo di fare sempre di più, tutto il possibile, nella consapevolezza che non sarà mai abbastanza. Ma il Banco non vuole essere la soluzione dei problemi ma un’opera segno. Il cibo non è il nostro fine ma uno strumento. Il valore del Banco non è il contenuto del pacco ma un gesto di speranza. Il segno che, mettendosi insieme, non si può fare tutto ma sicuramente qualcosa di buono. Non pretendiamo di essere l’oceano e siamo consapevoli di essere solo una goccia. Ma, come diceva Madre Teresa, “quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.

La saluto con stima e gratitudine.

 

Roberto Tuorto

Direttore Generale

Banco Alimentare Campania