di Erika Noschese
«La Campania ha tutte le potenzialità per essere protagonista della transizione energetica, ma non possiamo nascondere che esista ancora un ritardo importante. Il patrimonio edilizio è tra i più datati d’Italia, con gli edifici costruiti quando l’efficienza energetica non esisteva, da ciò è facile dedurre che il lavoro da fare è enorme». A dirlo Angelo Grimaldi, presidente del Consorzio Genea e Presidente nazionale dell’Unaco – Unione Nazionale Costruttori.
Presidente Grimaldi, oggi si parla molto di transizione energetica, ma spesso resta un concetto astratto. Dal punto di vista di un’impresa che opera sul territorio, che cosa significa concretamente?
«Ha ragione il concetto di transizione energetica in questi ultimi tempi è molto abusato ed in modo abbastanza generico, ma a noi non dispiace così tanto, poiché almeno se ne parla e soprattutto fra i più giovani c’è consapevolezza che dobbiamo affrancarci dai combustibili fossili, sia per motivi di approvvigionamento a breve, che per questioni di sovranità energetica nel medio periodo. Per la parte produttiva a cui lei accennava è fuori dubbio che non potremo sempre dipendere così pesantemente da altri Paesi, è noto che le imprese soprattutto nel nostro territorio scontano un handicap grave per coprire quel differenziale rispetto ai competitor di altri paesi, quindi concretamente si rallenta la crescita nonostante tutti i sacrifici messi in campo e il know how che a noi Italiani non manca mai».
La Campania è pronta ad affrontare la sfida dell’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati oppure esiste ancora un forte ritardo infrastrutturale e culturale?
«La Campania ha tutte le potenzialità per essere protagonista della transizione energetica, ma non possiamo nascondere che esista ancora un ritardo importante. Il patrimonio edilizio è tra i più datati d’Italia, con gli edifici costruiti quando l’efficienza energetica non esisteva, da ciò è facile dedurre che il lavoro da fare è enorme. Vicino all’aspetto infrastrutturale c’è quello culturale, non possiamo più considerare l’efficienza energetica un costo, ma un investimento strategico. Tale approccio ridurrà le bollette, migliorerà la sicurezza e il comfort degli edifici, aumentando di fatto il valore del patrimonio immobiliare contribuendo inoltre agli obiettivi ambientali. Come imprese e come ESCo siamo pronte a fare la nostra parte, a patto di poter contare su una visione condivisa e politiche stabili».
Quali sono oggi le maggiori criticità che incontrate nei progetti di riqualificazione energetica: burocrazia, costi, tempi autorizzativi o difficoltà di accesso agli incentivi?
«La risposta è semplice: tutte queste criticità incidono contemporaneamente. La burocrazia resta il principale freno allo sviluppo. Troppo spesso un progetto rimane fermo per mesi, se non per anni, tra autorizzazioni, pareri e procedure che rallentano gli investimenti. A questo si aggiunge l’incertezza normativa, troppo spesso nel settore delle rinnovabili si cambiano le regole in corsa. Le imprese hanno bisogno di regole chiare e durature per programmare gli investimenti e assumere personale qualificato. Anche gli incentivi devono essere più semplici da utilizzare, più prevedibili e soprattutto strutturali. Siamo convinti che l’Italia possiede tutte le competenze tecniche necessarie e di altissimo livello; ciò che manca è un sistema amministrativo capace di accompagnare, anziché ostacolare, la trasformazione».
Il Pnrr ha rappresentato una grande opportunità per il settore delle costruzioni e dell’energia. A suo giudizio, le risorse stanno producendo un cambiamento strutturale o c’è il rischio di perdere un’occasione storica?
«Il Pnrr rappresenta probabilmente la più grande occasione di modernizzazione del Paese degli ultimi decenni. Tanti cantieri sono alla conclusione e diverse opere hanno modificato le nostre città. Ma il successo del Piano non si misura soltanto dalle risorse spese, ma dalla capacità di lasciare infrastrutture moderne, edifici efficienti, amministrazioni più competenti e imprese più innovative. Il rischio di perdere questa occasione esiste se continuiamo a rallentare i processi decisionali. Dobbiamo accelerare la realizzazione degli interventi e, soprattutto, garantire continuità agli investimenti anche dopo il Pnrr. La transizione energetica non può esaurirsi nel 2026, deve diventare una politica industriale permanente e soprattutto che assuma valore di investimento e non di debito improduttivo con scarse probabilità di essere restituito, se non con enormi sacrifici nei prossimi anni».
I Comuni, soprattutto quelli medio-piccoli, hanno le competenze tecniche necessarie per gestire progetti complessi di efficientamento energetico?
«Molti piccoli Comuni stanno affrontando questa sfida con grande impegno, ma è evidente che spesso non dispongono delle strutture tecniche necessarie. Mancano progettisti, tecnici specializzati e personale dedicato alla gestione di procedure sempre più complesse. Per questo è indispensabile rafforzare gli uffici tecnici, investire nella formazione e creare reti di collaborazione tra enti locali, professionisti e imprese. Non possiamo permettere che le opportunità della transizione energetica siano accessibili solo ai grandi centri urbani. L’innovazione deve raggiungere ogni territorio, intanto la nostra associazione è disponibile ad affiancare le amministrazioni nei processi di monitoraggio delle fonti di finanziamento e se del caso fornire il supporto necessario affinchè si raggiungano gli obiettivi».
Dopo la stagione del Superbonus, il settore ha vissuto una fase di forte rallentamento. Che impatto ha avuto sulle imprese e quale modello di incentivo ritiene più sostenibile per il futuro?
«Il Superbonus poteva avere il merito di dimostrare che, quando si creano le condizioni giuste, il mercato risponde con rapidità e capacità di investimento, purtroppo in tante occasioni questa possibilità è stata vanificata anche dalla errata impostazione delle norme, in quanto la sua gestione ha evidenziato anche criticità importanti che hanno generato instabilità per imprese e cittadini. In ogni caso non si può negare che di fatto ha consentito di riqualificare migliaia di edifici e di creare occupazione. Oggi serve un cambio di paradigma. Non abbiamo bisogno di incentivi straordinari che si aprono e si chiudono improvvisamente, ma di strumenti strutturali, sostenibili e programmabili. Le imprese devono poter investire in innovazione e formazione con la certezza di operare in un mercato stabile. La prevedibilità delle politiche è il primo vero incentivo allo sviluppo».
Le comunità energetiche vengono presentate come uno strumento rivoluzionario. A che punto siamo realmente nel Sud Italia? È una prospettiva concreta o ancora limitata a pochi progetti pilota?
«Le Cer rappresentano una delle sfide più interessanti della transizione energetica e dell’approvvigionamento da energie rinnovabili, perché cambiano il modo di produrre e consumare energia. Il Sud Italia possiede caratteristiche straordinarie, un’elevata disponibilità di sole, ampi spazi e un grande potenziale di produzione da fonti rinnovabili. Siamo però ancora in una fase di crescita. I primi progetti stanno dimostrando che il modello funziona, ma per una diffusione su larga scala servono maggiore informazione, procedure più semplici per la gestione e un forte sostegno alle amministrazioni locali e ai cittadini. Sono convinto che le comunità energetiche possano diventare uno concreto strumento di sviluppo economico e sociale, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli Comuni. Non parliamo soltanto di energia: parliamo di partecipazione, di riduzione dei costi per famiglie e imprese e di un nuovo modello di sviluppo territoriale che mette al centro le persone e le comunità. A tal proposito per dimostrare concretamente che la ns visione ha una base solida e scientifica, a Fisciano con l’aiuto dell’amministrazione comunale e in collaborazione con l’Università di Bologna, abbiamo realizzato la Comunità Energetica Rinnovabile tra Imprese Solidali che è la seconda in Italia e di cui andiamo veramente fieri, la cosiddetta Certis, avremo energia condivisa e benefici immediati sul territorio».









