Da Andria a Conte, passando per Annunziata - Le Cronache Ultimora
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Da Andria a Conte, passando per Annunziata

Da Andria a Conte, passando per Annunziata

di Aldo Bianchini

Per amore di verità. L’altra mattina, alle prime luci dell’alba, apro (cosa che non faccio mai!!) il gruppo “Politika” perché colpito (prima ancora di aprirlo) da una frase di Alfonso Andria che, a suo dire, si era affrettato in piena notte (verso le ore 3.30) a leggere l’articolo pubblicato su “leCronache.it” dal titolo “A Salerno il problema ha riguardato qualche inquirente non i magistrati giudicanti”; nell’occhiello vengono citati otto grandi processi tra i quali quelli del Trincerone e il California. Il riferimento alla tangentopoli salernitana è ovviamente chiarissimo, e non c’è minimamente bisogno di ribadirlo. L’ho letto anche io in tutta fretta quell’articolo e sono rimasto deluso non solo per la qualità delle domande ma, soprattutto, per l’inconsistenza e quasi inutilità delle risposte che l’ex ministro on. Carmelo Conte; e questa mia delusione l’ho incautamente manifestata su quel gruppo spiegando la mia indignazione perché a distanza di oltre trent’anni i politici direttamente travolti (Conte, Del, Mese, Giordano, Bonavitacola, Salzano, Aversano, Torsiello e tanti altri) o neppure mai sfiorati (Andria, Annunziata e tantissimi altri) si ostinano caparbiamente, ancora, a non raccontare le tantissime verità nude e crude e si rifugiano dietro il paravento del fatto che all’epoca furono pochissimi magistrati inquirenti e mai i giudicanti (come ci ha tenuto a precisare lo stesso Conte nelle risposte date a leCronache.it); quasi come se tutti questi attori, massacrati e non sfiorati, della Prima Repubblica avessero tuttora una sorta di “timore reverenziale” nel parlare di quelle tenebrose vicende provocate, non dico artatamente ma sicuramente senza tanti scrupoli, da un manipolo di magistrati (con nomi e cognomi ben precisi e tutti ancora viventi, eccezion fatta per don Mimì Santacroce <il più terribile e temibile> che non era secondo neppure a Michelangelo Russo “ora opinionista sullo stesso giornale leCronache.it”) che contro tutto e tutti dopo aver “sondato” la tenuta politico-corporativa con alcune inchieste particolari nel corso della seconda metà degli anni ’80 si scatenarono con una furia inarrestabile subito dopo l’assassinio dei due carabinieri a Faiano (12.02.1992) e ad appena 58 giorni dopo l’avvio ufficiale della tangentopoli nazionale (la famigerata “mani pulite” di Milano del 17.02.1992 con l’arresto di Mario Chiesa) con il famosissimo sequestro degli uffici tecnici degli ingegneri Franco Amatucci e Raffaele Galdi, in data 16 aprile 92, che facevano direttamente capo all’allora ministro per le aree urbane Carmelo Conte. Oltretutto va doverosamente ricordato che il pm Michelangelo Russo proveniva proprio dalla Procura di Milano (dove aveva lavorato fianco a fianco con il pm Emilio Alessandrini «ucciso dalle BR» e dove aveva addirittura conosciuto il mitico Toni Negri «ideologo delle stesse BR») e che i pm Vito Di Nicola e Luigi D’Alessio in quei 58 giorni andarono a Milano per una sorta di formazione professionale su come affrontare, travolgere e smantellare la politica che dirigeva, a suo piacimento, la pubblica amministrazione di quei tempi. E’ vero, io non ho preso parte a quel triste periodo né come politico e né come avvocato (come dichiarato da Andrea Annunziata) ma ho partecipato dall’interno e da assoluto indipendente almeno a quei grandi processi pubblici ai quali aggiungerei, e Conte non l’ha fatto, quello della Fondovalle Calore, processo chiave di quella storia che portò, almeno in primo grado, alle uniche condanne di tecnici e politici a causa del fatto che il politico di spicco, l’ex senatore e sottosegretario Nicola Trotta insieme ad altri dieci inquisiti patteggiò la pena per uscire dal processo e per mantenere dentro, saldamente, gli altri imputati del fascicolo denominato “Amatucci + 31” ed avviarli a certe condanne. Carmelo Conte dice che “la storia delude o esalta che non l’ha vissuta. Ed è assai difficile conoscerla e raccontarla senza parteggiare”, facendo riferimento alla mia delusione in merito all’articolo di leCronache.it; giustissimo, del resto l’eloquenza dialettica di Carmelo è inavvicinabile; io, come ho risposto già a lui direttamente, quell’epoca di tangentopoli l’ho vissuta con dubbi e certezze; ma io ho cercato sempre e comunque di interpretarla nella maniera più indipendente possibile e senza farmi condizionare dall’essere socialista. Ho difeso Carmelo Conte così come ho difeso Paolo Del Mese, Vincenzo Giordano (sulla cui persona ho scritto l’unico libro esistente), e negli anni successivi fino ad oggi ho difeso anche Alberico Gambino e Pasquale Aliberti e tanti altri. Ho sempre vinto, cioè ha sempre vinto il mio istinto di difendere lo stato di diritto di ognuno; ed ho sempre frequentato, anche quando altri – tutti li ostracizzavano, i grandi due politici di quel tempo: Paolo Del Mese e Carmelo Conte, senza parteggiare ma difendendo con serenità. Per loro ho affrontato ben quattro processi, uno dei quali incardinato in seguito ad un rapporto di un fantomatico agente dei servizi segreti che la Procura (nelle vesti della pm Rosa Volpe) voleva far passare come il mio “complotto a rovescio”, con l’accusa di aver cercato di sovvertire l’esito dei processi con i miei mezzi d’informazione. Racconto tutte queste cose, ed anche altro, nel mio ultimo libro “La Tangentopoli salernitana 1992-1994” presentato nel palazzo della Provincia il 12.12.2025 e scansato sia dai politici che dai magistrati in esso citati. Certo che vorrei essere presente alla prossima presentazione del libro di Conte “Processi e politica” se verrò invitato anche per potermi confrontare con lo stesso Conte e con gli altri che contrastano ad ogni costo il mio tentativo di scrivere la vera storia di tangentopoli. Ho citato in questo articolo due personaggi fondamentali della tangentopoli salernitana: Raffaele Galdi e Franco Amatucci”; del primo conservo gelosamente un testamento olografo su tangentopoli e del secondo le infinite confidenze verbali in presenza di testimoni come il direttore di leCronache.it Tommaso D’Angelo; se mi sarà data la possibilità ne parlerò nei prossimi articoli.