Di Erika Noschese
È scaduto nella tarda serata di ieri l’ultimatum intimato dal Comune di Salerno ai vertici del Grand Hotel Salerno, l’imponente struttura ricettiva a sette piani con vista sulla costiera amalfitana situata lungo il lungomare Tafuri. Sul tavolo dell’amministrazione guidata dal sindaco Vincenzo De Luca c’è una presunta morosità da circa nove milioni di euro, un contenzioso milionario che rischia di culminare nelle prossime ore con il sigillo ai cancelli e la revoca della licenza di esercizio proprio alla vigilia del ponte di Ferragosto, in uno dei momenti di massima affluenza turistica per il capoluogo campano. La vertenza, esplosa con virulenza nei giorni scorsi a seguito delle prese di posizione pubbliche del primo cittadino, trae origine dal presunto mancato versamento di tributi locali fondamentali per le casse civiche. Secondo le stime formulate dagli uffici finanziari di Palazzo Guerra, la società Immobiliare Panoramica srl, riconducibile alla famiglia Chechile e gestrice del complesso alberghiero, non avrebbe saldato le spettanze relative alla tassa sui rifiuti e all’imposta municipale propria. A pesare in modo netto sul bilancio comunale sarebbe soprattutto il mancato riversamento dell’imposta di soggiorno per un quadriennio consecutivo, dal 2023 al 2026, la cui cifra complessiva sfiorerebbe i cinquecentomila euro. Un ammontare che, sommato agli altri arretrati e agli accessori di legge, comporrebbe il maxi saldo da otto milioni e ottocento mila euro preteso dalla municipalità. Oltre alla minaccia della chiusura d’imperio, la fascia tricolore ha alzato il tiro inoltrando un circostanziato esposto alla Procura della Repubblica e alla Guardia di Finanza, sollecitando accertamenti di natura penale e tributaria volti a fare piena luce su eventuali illeciti o irregolarità nella gestione delle somme incassate dai clienti dell’albergo e mai entrate nella disponibilità dell’ente cittadino. Di diverso avviso è la dirigenza della società di gestione. Fonti vicine all’Immobiliare Panoramica respingono con fermezza la ricostruzione contabile fornita dall’amministrazione comunitaria, ridimensionando drasticamente l’entità del debito residuo. Secondo la linea difensiva del gruppo, una parte cospicua dei versamenti contestati sarebbe già stata regolarmente corrisposta in passato, riducendo l’esposizione effettiva ad una cifra che si aggirerebbe attorno ai quattro milioni e mezzo di euro, ossia circa la metà di quanto ingiunto dal Comune. Per sanare la posizione e scongiurare l’interruzione delle attività ricettive, la società sostiene di aver già inoltrato formalmente agli uffici competenti una dettagliata proposta di rateizzazione del debito. Tuttavia, complice la pausa estiva e il personale ridotto negli uffici tributari durante la settimana centrale di agosto, da Palazzo di Città non sono ancora giunte notizie ufficiali né risposte formali in merito all’accoglimento del piano di rientro formulato dalla proprietà dell’hotel. Un silenzio che lascia nell’incertezza il destino della struttura e dei suoi dipendenti, proprio mentre la scadenza per la regolarizzazione è ormai passata senza che sia stato formalizzato un formale punto d’incontro. Per le casse del Comune di Salerno, il recupero dell’imposta di soggiorno rappresenta una priorità strategica non rinviabile. La tassa legata ai flussi turistici si è trasformata negli ultimi tempi in un polmone finanziario di primario rilievo, rinvigorito da un trend ricettivo costantemente positivo. Le presenze in città hanno fatto registrare numeri da primato sia durante la stagione primaverile ed estiva, grazie al costante approdo delle navi da crociera presso lo scalo cittadino, sia nel periodo invernale con il richiamo di attrattività generato dalla manifestazione Luci d’Artista. La mancata riscossione di quote così rilevanti rischia dunque di creare scompensi nelle previsioni di bilancio dell’ente locale. Qualora l’amministrazione comunale decidesse di dare seguito al provvedimento d’urgenza e decretare il blocco dell’attività dell’albergo, la battaglia si sposterà immediatamente nelle aule di giustizia. I legali della società Panoramica hanno già fatto sapere di essere pronti a impugnare ad horas qualunque atto di revoca della licenza dinanzi ai giudici amministrativi, richiedendo contestualmente l’emissione di una sospensiva d’urgenza per bloccare l’efficacia dei sigilli e garantire la prosecuzione del servizio in vista del weekend di Ferragosto, quando in città sono attesi migliaia di visitatori con prenotazioni già saldate. I rapporti tra l’amministrazione salernitana e l’albergo edificato nell’area dell’ex cementificio non sono mai stati privi di frizioni. Le tensioni risalgono fin dal periodo dell’inaugurazione del complesso ricettivo, avvenuta nel 2007. Già all’epoca, Palazzo Guerra richiese alla società della famiglia Chechile il pagamento di circa due milioni e ottocento mila euro a titolo di oneri di urbanizzazione connessi al rilascio del permesso di costruire. Quel primo contenzioso sfociò in una lunga controversia giudiziaria dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, che rigettò il ricorso della società immobiliare. La decisione fu successivamente confermata in via definitiva dal Consiglio di Stato, che condannò il gruppo privato al saldo di quanto dovuto e al pagamento delle spese legali. A distanza di quasi vent’anni da quella prima contesa edilizia, lo scontro tra l’ente pubblico e la principale struttura ricettiva del lungomare cittadino si rinnova su binari ancora più complessi e con una posta in gioco elevatissima. Senza un accordo last minute sulla rateizzazione, l’ipotesi di una revoca immediata della licenza d’uso appare quanto mai concreta, prefigurando uno scenario di forte incertezza per l’accoglienza turistica salernitana nel momento di massimo afflusso dell’anno.








