A Salerno ha lasciato un pezzo di cuore, lui che nella stagione 1997-98 riuscì a collezionare 34 presenze ritagliandosi uno spazio importante nella corazzata guidata da Delio Rossi che tagliò il traguardo della Serie A dopo mezzo secolo d’attesa. Anche a Crotone, però, Francesco Galeoto ha saputo farsi apprezzare: 58 gare (quasi tutte da titolare), la fascia di capitano, il salto dalla C alla B e quei playoff sfiorati per pochi punti. Un rimpianto in una carriera comunque ricca di successi e che oggi sta proseguendo in veste di allenatore della sua scuola calcio. A pochi giorni da un match che, da doppio ex, seguirà con grande interesse, la redazione di Cronache lo ha intervistato per parlare della stretta attualità, ma anche di quella magnifica cavalcata e di quel gol a Reggio Emilia che consentì alla Bersagliera di allungare sulle dirette concorrenti. Ecco le sue dichiarazioni:
Salernitana in ripresa, Crotone ultimo. Che partita dobbiamo aspettarci?
“Conosco molto bene l’ambiente che si crea allo Scida e posso dire che non sarà assolutamente una passeggiata per i granata. Forse lo stadio non sarà pienissimo come accadeva fino a qualche anno fa, ma il pubblico e la squadra avranno sicuramente voglia di uscire dalle sabbie mobili di una classifica che inizia a essere preoccupante e che forse non è in linea con le reali potenzialità dell’organico rossoblu. Certo, la Salernitana è in ripresa e fare un colpaccio in terra calabrese consentirebbe di preparare al meglio la super sfida contro il Bari. Mi aspetto la classica gara di C ricca di contrasti e con tanta cattiveria agonistica da parte dei padroni di casa. Loro non possono permettersi di perdere ancora, un pari però servirebbe a poco anche alla Bersagliera”.
Strano vedere in cattive acque una società come quella del Crotone che per anni ha rappresentato per tanti un esempio da seguire…
“E’ vero. Ho giocato lì, so quanto il club fosse organizzato e ben strutturato sotto tutti i punti di vista. Non voglio entrare nel merito delle problematiche, certamente da ex dispiace quello che sta accadendo. E’ una piazza che mi ha dato tanto, alla quale voglio bene. Però amo anche la Salernitana e se dovesse andare a vincere allo Scida sarei contentissimo”.
A Salerno situazione opposta: un presidente facoltoso e potenzialmente tra i top in Italia che però passa dalla A alla C dichiarandosi pronto a cederla al prezzo simbolico di un euro…
“Sono parole che non si dicono. Ha la fortuna di rappresentare una delle tifoserie più calde e numerose d’Italia e non credo faccia piacere alla piazza leggere di un disimpegno così grande dopo due retrocessioni che invece richiederebbero un maggiore impegno per tornare in alto. Salerno in C è un qualcosa di incommentabile. Purtroppo i campionati si vincono con la competenza e non con i soldi. Servono idee, entusiasmo e uomini veri che incarnino i valori di quella curva. Resto però convinto che Salernitana e Bari siano le uniche due squadre a poter competere per la promozione diretta”.
Quanto è stato sbagliato parlare di Salernitana in Europa promettendo mercati roboanti e super investimenti?
“Un autogol. Nel calcio non bisogna mai perdere l’umiltà. Ricordo la Salernitana di Delio Rossi: eravamo primi in classifica e stavamo dominando il campionato, eppure per metà stagione continuavamo a parlare di salvezza. Tutte le squadre, big della A a parte, dovrebbero sempre porsi come primo obiettivo il mantenimento della categoria. Fare voli pindarici o creare illusioni genera spesso un cortocircuito pericoloso, soprattutto in piazze che hanno ambizioni e che si entusiasmano facilmente. Prendiamo l’esempio del Palermo. Hanno una proprietà ricchissima che da anni investe milioni su milioni e prende i migliori giocatori possibili per la categoria: li avete mai sentiti fare proclami o promesse? Lì fanno parlare i fatti. E se non dovessero vincere non ci sarà un solo tifoso che li contesterà perché hanno fatto davvero tutto il possibile. Invece, in passato, a Salerno ci sono state dichiarazioni forti, di cui oggi si chiede conto. Il pubblico meriterebbe risposte, mica è colpa loro se si è passati dalla A alla C? Una volta litigai con Zenga perché, dopo un paio di vittorie, disse che avrebbe vinto lo scudetto col Palermo. Ecco, sembra una situazione simile a quella della Salernitana…”.
Un giocatore cosa prova quando deve affrontare un avversario che non ha mai vinto una partita?
“Se si approccia in modo sbagliato pensando di aver già vinto saranno dolori. Sarà bravo Serse Cosmi a predisporre i calciatori alla battaglia sportiva. E’ il classico campo trappola nel quale può cadere chiunque, uno stadio che di recente ha visto la serie A e che sa dare una grossa spinta ai propri beniamini soprattutto nelle difficoltà. Preparare le partite contro Catania e Bari, paradossalmente, è più semplice. Per i granata sarà un bell’esame di maturità”.
Le piace la rosa della Salernitana?
“Ci sono tanti giovani, ma anche giocatori d’esperienza. Sono veramente contento che Faggiano abbia preso La Gumina, siamo accomunati dall’affetto per il Palermo. Attaccante di categoria superiore, senza alcun dubbio. Ma, più che sull’organico, io mi concentrerei sul pubblico. Sono convinto che Salerno sia una di quelle piazze in cui il tifo ti va vincere le partite. Tutto starà alla capacità del gruppo di trasformare la famosa pressione in quella spinta decisiva che ti fa conquistare punti. E’ vero che sono cambiati i tempi, ma per noi l’Arechi era sinonimo di successo. Un’adrenalina pazzesca, il dodicesimo uomo per davvero. Oggi non tutti hanno la personalità per reggere il fischio o il mugugno quando si sbaglia un passaggio e il pallone scotta. Se capiranno dove giocano e per chi giocano potranno essere protagonisti e vincere il campionato senza passare dai playoff malgrado la falsa partenza”.
Angolo amarcord. Che gioia quella promozione in A del 1998…
“Potrei scriverci un libro! Ancora oggi mi emoziono. Non potrò mai dimenticare la gioia che provammo al termine della gara col Venezia, quello 0-0 che sancì la matematica promozione. Una città e una provincia letteralmente impazzite di gioia, fu festa per due mesi consecutivi. Vedere le nostre gigantografie a Mariconda fu bellissimo, la gente ci manifestò gratitudine in ogni modo e quel gruppo non sarà mai dimenticato soprattutto per i valori umani che incarnava”.
Di quella squadra faceva parte anche Carlo Ricchetti…
“E’ già passato quasi un anno dalla sua scomparsa, ma la ferita è ancora aperta nel mio cuore. Abbiamo condiviso la stessa fascia, vincendo insieme quel campionato da protagonisti. Era un ragazzo serissimo, ma che ti faceva ridere tanto. Un uomo che manca tanto al calcio di oggi. Alcuni ex compagni di squadra hanno creato un gruppo whatsapp in onore di Carlo, spesso ci capita di ricordarlo con sincera ammirazione. Che dall’alto possa guidare la Salernitana verso categorie che la città merita”.
Crotone-Salernitana riporta alla mente anche una sfida del 2009 disputata all’Arechi. Lei indossava la maglia dei pitagorici e ci fu qualche incomprensione con i tifosi granata: vogliamo mettere definitivamente una pietra sopra?
“Ma assolutamente! Ma vi pare che potrei mai avere qualcosa contro i tifosi granata? Gli animi in campo erano tesi, protestai per un episodio arbitrale, eravamo preoccupati perché perdevamo meritatamente 4-1 e accaddero quelle classiche cose di campo che fanno parte del gioco e finiscono al 90’. Sono tifoso del Palermo, ma la Salernitana è sempre nel mio cuore e da sempre spendo parole d’ammirazione per un pubblico nettamente di categoria superiore. Sarei onorato di essere invitato in occasione di eventi importanti che riguardano la storia del cavalluccio. Mi sento uno di voi, non avrei mai mancato di rispetto a una delle piazze più passionali d’Italia”.
Gaetano Ferraiuolo









