Improvvisa, tempestosa, apparentemente semplice, che si è trasformata subitaneamente in un percorso ostico, periglioso, senza soluzione di continuità. Fino a trascinarlo, dopo una normale operazione chirurgica – sul cui esito tragico la famiglia ha investito l’autorità giudiziaria – nell’universo imperscrutabile della morte. In una terra lontana ma con il calore degli affetti che meritava, Vito Caiafa, capofila di innumerevoli azioni di combattimento, conflitti veraci, vivide espressioni di dissenso a tutela degli indifesi e contro la tracotante sordità del potere degli impotenti, si è arreso dopo mesi di degenza su un letto d’ospedale a Udine, vinto nonostante la consueta tenacia che ne ha contraddistinto il cammino terreno. Comunista a denominazione d’origine controllata, era sempre vicino al popolo, quando le decisioni di una politica strabica e ottusa privilegiavano interessi di parte piuttosto che visioni di qualità e benessere al servizio della comunità. Ma la sua onestà intellettuale – ferma e risoluta – non gli impediva, pur con qualche umana sofferenza, di muovere critiche anche verso i compagni che sbagliavano. Nel 1979 è già in campo per l’apertura dell’ospedale di Sapri, accanto all’illuminato sacerdote Giovanni Iantorno, in sintonia con Geppino Furgione –ribattezzato da stampa e opinione pubblica dopo l’elezione alla massima carica cittadina sindaco del popolo e facitore del compromesso storico saprese Dc-Pci, divenuto laboratorio politico nazionale– altresì al fianco del filosofo della politica, Pinuccio Agostini, lungimirante primo cittadino che seppe gestire con lucida capacità amministrativa, profilo umano, sagacia e competenza, la drammatica pagina post terremoto. Il Comitato di lotta diventa il grimaldello per riparare un’ingiustizia perpetrata ai danni della popplazione del golfo di Policastro. Sanare una ferita che da 30 anni sanguinava per diàtribe politiche che avevano privato il popolo del golfo di Policastro nel Cilento lucano dell’assistenza ospedaliera, doveva rappresentare il primo, importante traguardo di giustizia sociale e libertà di cura. Una stagione esaltante con una squadra composita e coriacea, in cui Sapri e l’intero Golfo lanciarono un segnale a tutta l’Italia: il Sud non è sottomissione, ma è riscatto e autonomia dal giogo del padrone svergognato. Vito Caiafa incarnava con spirito e fertile intuito, l’autentico ribellismo democratico. Quel candido, trasparente e passionale tragitto quotidiano in cui le discriminazioni sociali, etniche, culturali, religiose, sessuali, devono essere inequivocabilmente perseguite, obliterate, inesorabilmente contrastate e abbattute. Da sindacalista prima e comunicatore sul campo successivamente, attraverso la seguitissima pagina facebook su cui primeggiava Sapri una baia da conoscere, è riuscito magistralmente a dare centralità all’essere umano, sfidando a viso aperto con la dignità degli uomini liberi i dispensatori di ricette decotte e i promotori di verità ammuffite. Le ultime battaglie in opposizione alle scellerate politiche della Regione Campania e del ministero della Salute –a trazione Fratelli d’Italia– contro il depauperamento dell’ospedale di Sapri, abbinate allo scarabocchio formale e sostanziale di Rete Ferroviaria Italiana con un progetto utopistico più che avveniristico, in cui era stato tra i primi attivisti a paventare inquinamento di falde acquifere e disastro ambientale, hanno registrato la parabola nobile della sua mission terrena. Se ne è andato nello stesso giorno in cui ci ha lasciati una grande Donna della Repubblica Italiana: Emma Bonino. Una coincidenza triste e dolorosa. Ma per Vito -e anche per Emma- un trapasso a braccetto nel mondo dei Giusti.
Pasquale Scaldaferri







