Salvatore Memoli
Ci sono cose che spingono in avanti una riflessione, impongono un approfondimento dei principi fondamentali della convivenza civile. Che si voglia o no lo Stato si fonda su principi regolatori della vita dei cittadini e delle istituzioni. Principi che debbono essere tenuti presenti anche nella Finanziaria. Un principio rilevante su cui si fondano decisioni importanti é “la legge é uguale per tutti”. Si riferisce all’uguaglianza di tutti i cittadini difronte alla legge, inclusi i pensionati, senza discriminazioni ed é sancito dall’art. 3 della Costituzione. Questo principio introduce il concetto di unità formale di tutti rispetto alla legge, cioè tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono sottoposti alle stesse norme. Ovviamente l’uguaglianza di tutti non significa che non ci sono distinzioni, soprattutto nel campo economico e sociale. L’applicazione di questo principio trova un suo valore forte nell’ambito dell’equità fiscale. Cioè il fatto che ogni cittadino paghi le tasse in modo proporzionale alla capacità contributiva, concretizza la verifica del principio di uguaglianza. Parliamo di equità fiscale riferito a quello che a sua volta disciplina l’art. 53 della Costituzione: ” Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche…”. Questo principio dovrebbe essere tenuto in massima attenzione, per l’importanza che ha nella vita dello Stato. Purtroppo si verificano eccezioni che determinano situazioni di danno all’idea dello stesso principio che la legge é uguale per tutti. L’equità fiscale é minacciata dall’evasione: chi non paga le tasse rende difficile la vita degli altri cittadini, perché dovranno subire il peso della mancata contribuzione di chi evade. Un altro aspetto che altera l’equità fiscale é la disparità di trattamento nell’imposizione fiscale che implica regimi agevolati, favoritismi per alcune categorie di reddito che a loro volta violano la cosiddetta equità orizzontale. Come configurare e valutare la fuga dall’Italia di diverse migliaia di pensionati? L’equità fiscale non é soltanto orizzontale, esiste l’equità fiscale verticale che riguarda la partecipazione contributiva dei cittadini in proporzione ai redditi elevati. Questi meccanismi permettono al bilancio dello Stato di avere le risorse da distribuire alla collettività. Sottrarre tanti pensionati e l’Irpef delle loro pensioni al bilancio dello Stato non può rappresentare un danno finanziario di grandi proporzioni? Le eccezioni che mettono in difficoltà lo Stato sono generate da tanti fattori patologici per la salute pubblica che rispondono a casistiche particolari. Alcune di queste patologie sono incoraggiate dalle norme dello Stato come ad esempio la fuga all’estero di pensionati in oltre 160 Stati, alle quali vengono pagate le pensioni con accredito bancario, al lordo delle trattenute IRPEF. Un fenomeno che non ha più contorni ordinari ma che cresce, mese dopo mese, ogni anno, evidenziando la fuga all’estero di risorse finanziarie importanti per l’Italia ed anche di imposte che vengono pagate nei paesi ospitanti, con dati a fine dicembre 2023 pari a 377.797, posizioni che per dicembre 2025 saranno prossime a mezzo milione di pensionati.Questo fatto é gestito da convenzioni con i Paesi stranieri che legittimano la perdita in Italia di cittadini e contribuenti per alcuni milioni di euro alle casse dello Stato. Lo Stato tacita la sua coscienza con l’accertamento dell’esistenza in vita di questi pensionati che non è una verifica esaustiva e utile a conoscere dati reali. Evasione, differenza di trattamento fiscale, esonero totale per i pensionati coraggiosi all’estero con tutte le conseguenze della perdita dell’assistenza sanitaria in patria e all’estero, sono le situazioni che determinano un’incertezza delle entrate nel bilancio dello Stato.Non si potrebbe avere una finanziaria intelligente che possa prevedere vantaggi fiscali in patria per i pensionati che pagano le tasse all’estero? Almeno per un periodo che incoraggi il recupero di mezzo milione di italiani! In tutta questa situazione c’è un solo soggetto che fa vacillare il principio costituzionale dell’uguaglianza della legge per tutti i cittadini. Chi sostiene le derive di ineguaglianza fiscale é il soggetto materialmente responsabile dei vuoti del bilancio dello Stato.Debbono essere i cittadini a ricordare allo Stato i suoi doveri di promuovere e garantire gli stessi trattamenti per i cittadini? Lo Stato é sovrano quando é capace di rispettare e far rispettare il principio “La legge é uguale per tutti”. Soprattutto quando l’equità fiscale viene scardinata, rovinosamente oltraggiata con leggi pasticciate, confuse, da orbi che creano disparità tra i cittadini. Con leggi che allargano le maglie dei pensionati instabili, incapaci di vivere bene in patria con aliquote d’Irpef che mangiano ed erodono più del 35/43% della pensione.Occorre uno Stato che ricordi le differenze sociali, riveda l’equità fiscale verticale e restituisca ai cittadini ciò che é suo, cioè ciò che per recuperarlo debbono andarlo a richiede all’estero. Abbiamo bisogno di sapere che la legge é veramente uguale per tutti, dobbiamo vivere questo principio fondamentale della convivenza sociale e recuperare la forza di questi principi come rifondazione democratica di una partecipazione credibile dello Stato italiano.Finora nessuno ne ha mai parlato!





