EBOLI_ “Guardi, le dico questo per rendere plastica l’immagine: quando in giunta uno degli assessori portava una proposta, partivano discussioni, scontri e contrapposizioni a seconda del tema, com’è normale che accada. Se, invece, arrivava una proposta o un atto dell’assessore Marisei (cugino del Sindaco, ndr), non c’era partita, né discussione né niente: la cosa s’ha da fare e basta”.
Lo dice così, in maniera diretta, Gianmaria Sgritta (foto), ex vice-sindaco e assessore al Bilancio e Personale, l’uomo che ha tolto la sedia sotto al sedere di Mario Conte decretando la morte, prima cerebrale e poi fisica, di un’esperienza politica che si annunciò grandiosa. La materia incuriosisce e la disponibilità di Sgritta al chiarimento, il primo vero, va colta al volo
Allora, dottor Sgritta, le ragioni del divorzio il sindaco Conte le ha espresse in diverse occasioni, anche di recente: Conte sosteneva, e sostiene, in buona sostanza che lei abbia organizzato una «congiura» (testuale) con membri locali e provinciali del Pd per abbattere la sua amministrazione, arrecando così un danno alla città per il conseguente commissariamento, la palude amministrativa e tutte quelle cose che si dicono in questi casi. E’ andata così?
Io capisco Mario Conte, non lo giudico, ha vissuto e vive un momento di forte tensione che lo porta ad avere reazioni scomposte. Congiura? ma di che? Se proprio dovessimo usare questa categoria, in genere evocata da chi tenta di sottrarsi alle proprie responsabilità, allora potrei dire esattamente il contrario
Si spieghi meglio
Le ho già raccontato ciò che accadeva durante le riunioni di giunta in questi anni, una situazione intollerabile che avrebbe fatto perdere la pazienza anche a Giobbe
Si riferisce ai presunti percorsi preferenziali delle delibere?
Esattamente. Un problema che non è solo di corsie preferenziali ma anche di corsie misteriose, quasi segrete
Misteriose?
Vuole che le faccia altri esempi?
Prego
Io ero vicesindaco e assessore al Bilancio, giusto?
Giusto
Ebbene, sa che io del Puc non sapevo nulla?
Il vecchio piano regolatore intende?
Sì, il Puc è la carta del destino di una città, di una comunità, uno degli organi vitali, come il cuore, il cervello lo sono per noi. E le pare possibile che su queste cose si lavorasse senza condividere neanche una virgola, al chiuso di stanze anziché nelle sedi giuste? E poi, al di là dei posti e dei contesti, non è proprio ammissibile un comportamento del genere
Chissà quante persone le avranno detto: scusi, ma lei c’è stato a questo andazzo, e ora?
«Starci» è un concetto complicato, specie quando si fa politica, e spesso può essere frainteso. Facevamo parte di una coalizione, come gli altri, eravamo impegnati in un progetto che aveva una sua base elettorale, c’eravamo dati delle regole, le dinamiche politiche hanno la loro logica. Ma la degenerazione quasi privatistica, esclusivistica, si è manifestata presto. Ecco perché ci sono stati infiniti tira e molla in questi anni, ci è voluta una pazienza enorme, molto sacrificio, centinaia e centinaia di ore di discussioni, interne ed esterne, incomprensioni e molto altro, mentre attorno a noi la città non capiva, non poteva capire, in pratica moriva. Con ricadute negative su ciascuno di noi, per un verso e per l’altro: all’esterno apparivamo noi i rapaci, mentre invece provavamo a far rispettare le regole di base della democrazia, un prezzo da pagare. Non vedo lo scandalo in questo.
D’accordo, e poi?
Poi è giunta l’ora, l’ora di dire basta, così non poteva e non doveva continuare. Se dovessi sintetizzare direi che il motivo centrale è stata la gestione «familiare» dell’istituzione: questa non è una leggenda né una voce messa in giro ad arte, l’ho sperimentato, come del resto molti altri consiglieri comunali o assessori, tutti si sono sistematicamente trovati all’oscuro di questo o quello, e ciò è stato inaccettabile. Poi, certo, l’ex sindaco può dire qualsiasi cosa, è legittimo individuare il capro espiatorio di un fallimento da tutti annunciato, è un meccanismo psicologico prima ancora che politico, ma questa è la verità, peraltro in sintesi: non sto qui ad annoiarla con lunghe liste di atti, determine, numeri legali, situazioni varie, la sostanza è quella
E il commissariamento conseguente, questo non la preoccupava?
No, la città era già commissariata, di fatto, da un ristretto gruppo di persone. Stop.
Parole che pesano le sue…
Non saprei dirle se siano pesanti, io non personalizzo, valuto la sostanza politica ma anche quella umana, so però che sono vere e non sono certo l’unico a pensarlo, in molti ne parlano perché lo hanno avvertito d’istinto: io lo dico, ripeto, perché l’ho vissuto direttamente, fino a quando la misura s’è colmata. Non è stato facile, certo, questo è pacifico. Poi il sindaco mi ha fatto il favore di revocarmi prima che me ne andassi io, levandomi così da ogni imbarazzo. Di questo lo ringrazio.
D’accordo, ma il Puc, seppur importante, non è mica la fine del mondo?
Premesso che il Puc potrebbe pure essere, da solo, la fine del mondo come dice lei, le posso garantire che su quasi tutti i dossier è andata così. Di Terna c’è qualcuno che ne sappia qualcosa, tanto per fare un altro esempio eloquente? Ci svegliavamo la mattina e ci trovavamo con novità, decisioni prese in solitudine – diciamo – tradendo pure un’arroganza che non avrei mai immaginato. In politica si sopporta di tutto, ma quando si discute di atti strategici di fondamentale importanza per una comunità, non puoi non ricercare un confronto, non puoi non perseguire una condivisione quanto più ampia possibile, non puoi chiuderti in un dialogo familiare con tuo cugino, forse tuo zio (Carmelo, ex ministro socialista, ndr) e pochi altri. Alla fine è ovvio che ci siano reazioni che, a cascata, si riverberano all’esterno. Il richiamo ad una maggiore partecipazione veniva mosso da tutti: glielo dicevamo in tutte le lingue al sindaco ma niente da fare, la superbia e la supponenza hanno prevalso, creando una sorta di oligarchia di fatto, e questo è stato il risultato.
Può farci qualche altro esempio oltre al Puc e a Terna?
Le potrei fare un elenco di quattro anni di impronte sparse un po’ ovunque…
L’ex sindaco dice che avete fatto e stavate per fare cose importanti per la città
“Qui il sindaco mi ricorda la celebre gag di Gigi Proietti e del cliente dall’avvocato dove si vinceva insieme ma quando si perdeva le conseguenze erano sempre e solo a carico del cliente. Le cose buone che Conte dice di aver fatto le ha fatte perché sono state votate da assessori e consiglieri, non è che siano un brevetto personale
Vabbè, è comprensibile che lo dica, non sia ingeneroso
No, certo, è legittimo che dica questo ma è altrettanto legittimo che io dica la mia
Ma, poi, questa congiura con elementi del Pd salernitani e locali c’è stata o no?
Mi viene da ridere, da un membro autorevole di una famiglia cresciuta a pane e politica, una affermazione del genere mi lascia stupefatto. Vuoi vedere che solo alcuni possono coltivare relazioni politiche, rapporti e contatti, mentre se lo fanno altri è peccato mortale? Si dava per scontato, ad esempio, che la «squadra» dovesse per forza votare il cugino Federico, eternamente candidato da qualche parte: ma dove è scritta questa legge? Capisce cosa intendo?
In larga parte sì, ma continui pure
Quanto al Pd abbiamo vecchi e solidi rapporti, abbiamo votato per anni candidati alla Regione, alla Provincia, alle Europee, ovunque. Direi, piuttosto, che un problema col Pd ce l’ha il “gruppo Conte”, altro che congiura.
O è il Pd che ha il problema del gruppo Conte?
Forse entrambe le cose
Si dice che lei sarà in corsa per la carica di sindaco, conferma?
Stiamo ragionando, vedremo, tutto può accadere. O possono «ragionare» solo alcuni? (pierre)







