Il Campo Largo si restringe e diventa un tribunale per escludere i possibili candidati sindaci del centro sinistra. E’ il responsabile di Eboli Domani, Damiano Capaccio, ad elencare i motivi dei bocciati, lui possibile candidato del Campo Largo con il consenso dei Cinque stelle. E proprio Capaccio pronuncia il verdetto politico: no alle candidature di Cariello e Melchionda, il primo arrestato dopo il voto di cinque anni fa, e Melchionda sindaco nato con il Pd e poi diventato Forza Italia, sfiduciato dopo dieci anni di sindacato. A questi si aggiunge naturalmente l’uscente Mario Conte, anche lui sfiduciato. E Capaccio, alleato delle forze di progresso, indica quelli che non possono essere candidati a sindaco sorvolando i tempi veri della campagna elettorale: dal pacco, paccotto e contropaccotto addebitabile a Melchionda e Cariello, alla gestione dei rifiuti affidato ad una ditta del clan del Casalesi (appalto di 38 milioni di euro) preferita alla Sarim. “Pentita politica di queste ore” ora al Tar per la revisione dell’appalto come ditta giunta seconda alla Centrale Unica di Committenza nei giorni dell’amministrazione Conte. Per finire al nuovo piano urbanistico comunale e ai fondi Prius da impegnare nell’area ex Pezzullo dove il verde non porterebbe a “redditi politici” di urbanizzazione sfrenata che sfregerebbe ancor di più la città. A questi “capi di imputazione” vi sarebbero quelli di natura amministrativa che risalgono alla giunta Martino Melchionda. Fallimenti Eboli Patrimonio, Multiservizi oltre a contenziosi Aracne e impianto fotovoltaico Monte di Eboli dell’impresa Toto costruzioni. Il centrosinistra ebolitano è un’area che preferisce “perimetro di confronto” piuttosto che un vero e proprio “campo stretto” non coltivato bene. Sullo sfondo, c’è il Partito Democratico che sarebbe pronto a mischiare le carte in tavola con un candidatura “pesante” con esperienze politica ed amministrativa di maggiore consistenza e in grado di superare i contrasti interni ma persistono le divergenti posizioni politiche e programmatiche dei protagonisti. Questo atteggiamento politico minerebbe la credibilità dell’azione politica, inficiata dal civismo sfrenato al punto tale da utilizzare il trasformismo nell’epoca dei senza partito. Nessuno ha il coraggio finora di individuare punti programmatici definiti anziché proporre agli ebolitani corposi testi “biblici” di parole vuote e assenza di visione. Che portino l’azione amministrativa nella declinazione del verbo fare all’indicativo presente anziché all’osceno futuro del faremo e vedremo.
a.m.










