di Andrea Fortunato
Sessantamila euro di fondi pubblici già liquidati al Comitato di Scopo ExpoSele 2026 per organizzare la seconda edizione della manifestazione in programma dal 24 al 26 settembre al PalaSele di Eboli. Una scelta motivata dalla necessità di sostenere le spese immediate di avvio dell’evento e accompagnata dall’obbligo di rendicontazione finale. Fin qui nulla di anomalo. Anzi, l’obiettivo dichiarato è quello di consolidare una fiera che punta a promuovere le eccellenze agroalimentari del territorio e ad attrarre operatori e buyer nazionali e internazionali. Proprio perché si tratta di denaro pubblico, però, alcune domande appaiono legittime. Tra le voci più rilevanti dell’organizzazione rientra la comunicazione dell’evento. Secondo quanto emerge da documentazione e informazioni raccolte, anche per l’edizione 2026 sarebbe stata confermata l’agenzia Stratego, già incaricata della comunicazione nella precedente edizione. Una scelta che inevitabilmente solleva interrogativi sul percorso seguito per l’individuazione del soggetto incaricato. Sono stati richiesti preventivi ad altre agenzie del territorio? Sono state effettuate valutazioni comparative? Quali criteri hanno portato alla conferma dello stesso operatore già coinvolto nell’edizione precedente? Domande che assumono un rilievo ulteriore alla luce di una circostanza nota nell’ambiente: un familiare diretto di uno dei principali riferimenti organizzativi dell’iniziativa lavora stabilmente all’interno della stessa società incaricata della comunicazione. Nessuna accusa, sia chiaro. Né esistono allo stato elementi che consentano di affermare l’esistenza di irregolarità. Ma quando si utilizzano risorse pubbliche, la trasparenza non è un optional. È un dovere. Per questo sarebbe utile che il Comitato ExpoSele chiarisse pubblicamente le modalità con cui sono stati individuati i fornitori, rendendo facilmente consultabili incarichi, importi e criteri di scelta. Anche perché ExpoSele nasce con l’ambizione di rappresentare il territorio e le sue eccellenze. E il modo migliore per farlo è garantire che ogni euro investito sia accompagnato dalla massima trasparenza possibile. La rendicontazione finale dirà come saranno stati spesi i 60mila euro erogati dal Comune. Ma alcune risposte potrebbero arrivare già oggi. E contribuirebbero a rafforzare ulteriormente la credibilità di un progetto che punta a diventare un appuntamento stabile nel panorama fieristico campano. Sulla vicenda è intervenuto anche il capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio comunale di Eboli, l’avvocato Damiano Cardiello, che ha presentato un’interrogazione al sindaco per ottenere chiarimenti sulla procedura adottata. «Il Responsabile dell’Area Sviluppo Economico e Patrimonio ha disposto l’impegno e la contestuale liquidazione di 60mila euro in favore del Comitato di Scopo “Expo Sele 2026”, quale contributo destinato all’organizzazione della Fiera di Eboli – Expo Sele 2026», si legge nell’atto ispettivo. Cardiello evidenzia come la manifestazione sia programmata per i giorni 24, 25 e 26 settembre 2026, mentre l’intera somma sarebbe stata liquidata con diversi mesi di anticipo rispetto allo svolgimento dell’evento. «La determina richiama un Protocollo d’Intesa e un verbale del Sotto-Comitato che avrebbero giustificato la necessità di trasferire immediatamente l’intero contributo», ha spiegato il consigliere comunale, ricordando che «la liquidazione anticipata del 100% di risorse pubbliche rappresenta una modalità gestionale che richiede una rigorosa attività istruttoria e adeguate forme di tutela dell’Ente». Tuttavia, secondo Cardiello, «dalla documentazione pubblicata non risultano allegati il piano economico-finanziario dettagliato dell’iniziativa, il cronoprogramma delle spese, l’elenco delle obbligazioni già assunte dal Comitato né eventuali garanzie a tutela delle risorse comunali». Nell’interrogazione viene quindi chiesto di verificare la corretta applicazione dei principi di economicità, trasparenza, imparzialità, buon andamento e sana gestione finanziaria previsti dalla normativa vigente. Tra i quesiti posti all’amministrazione figurano la data di costituzione del Comitato di Scopo “Expo Sele 2026”, la composizione dell’organismo, l’indicazione dei soci fondatori, dei responsabili e dei soggetti autorizzati a operare sul conto corrente indicato nella determina. Cardiello chiede inoltre di sapere se tra i componenti del Comitato vi siano amministratori comunali, ex amministratori, parenti, affini o soggetti riconducibili ad amministratori, dirigenti o dipendenti del Comune di Eboli e se siano state acquisite dichiarazioni formali di assenza di conflitti di interesse. Il consigliere domanda inoltre quali documenti siano stati esaminati prima di autorizzare il pagamento dell’intera somma e se esistano contratti, preventivi, prenotazioni, lettere d’incarico o altri atti in grado di dimostrare l’effettiva necessità di anticipare integralmente i fondi pubblici. Vengono richiesti anche l’ammontare delle spese già sostenute dal Comitato e le ragioni per cui non sia stata adottata una procedura di liquidazione per stati di avanzamento o sulla base della rendicontazione delle attività svolte. Sul fronte della tutela delle finanze comunali, Cardiello chiede di conoscere se il Comune abbia richiesto fideiussioni bancarie o assicurative a garanzia delle somme erogate, quali strumenti siano previsti per il recupero delle risorse nel caso di mancata realizzazione dell’evento o di rendicontazione parziale e se sia stato acquisito un parere del Segretario generale o di altri uffici competenti sulla legittimità dell’anticipazione integrale del contributo. L’interrogazione domanda inoltre chi risponderebbe dell’eventuale danno erariale qualora le somme erogate non venissero correttamente rendicontate. Per quanto riguarda la trasparenza, il consigliere chiede di conoscere il costo complessivo previsto per la manifestazione, l’eventuale presenza di ulteriori contributi pubblici o privati a sostegno dell’iniziativa, se il piano economico-finanziario verrà pubblicato integralmente sul sito istituzionale e se saranno resi pubblici tutti gli affidamenti e i pagamenti effettuati dal Comitato utilizzando le somme provenienti dal bilancio comunale. Infine, in relazione alla normativa ANAC e al Codice dei Contratti Pubblici, Cardiello domanda su quali presupposti giuridici e su quali specifici orientamenti dell’ANAC sia stata fondata la conclusione secondo cui il trasferimento delle risorse non costituisce un appalto di servizi; se il Comune abbia valutato che le attività svolte dal Comitato possano configurare prestazioni organizzative realizzate nell’interesse diretto dell’Ente e se, prima dell’adozione dell’atto, sia stato richiesto un parere specialistico in materia di contratti pubblici.





