Eboli. Cicia: Non sono candidato, ma candidabile - Le Cronache Provincia
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Eboli. Cicia: Non sono candidato, ma candidabile

Eboli. Cicia: Non sono candidato,  ma candidabile
EBOLI. Una riflessione autorevole sul futuro della città di San Vito, arriva da Cosimo Cicia, esponente della vecchia guardia politica cittadina, già assessore all’Urbanistica e vicesindaco. A questa esperienza amministrativa si affianca un importante percorso sindacale e istituzionale di caratura nazionale nell’ambito delle professioni sanitarie. Un intervento che apre il confronto sulle prossime elezioni amministrative, mettendo al centro competenze, visione e responsabilità verso le nuove generazioni.
Dottor Cicia, in vista delle prossime elezioni amministrative, lei interviene nel dibattito sul futuro di Eboli manifestando la disponibilità a mettere a disposizione della città la propria esperienza. Perché questa presa di posizione?
«Ritengo sia arrivato il momento di aprire una riflessione seria, responsabile e soprattutto libera da pregiudizi sul futuro della nostra città. Eboli non può continuare a vivere di contrapposizioni, polemiche, personalismi e promesse. Ha bisogno di ritrovare entusiasmo, credibilità, capacità amministrativa e, soprattutto, una visione strategica che sappia guardare oltre l’immediato. Da ex assessore all’Urbanistica ed ex vicesindaco conosco le potenzialità della nostra città, le sue risorse, le sue eccellenze, ma anche le criticità che negli anni si sono accumulate. Ho vissuto direttamente l’esperienza amministrativa e conosco le responsabilità che comporta governare una comunità. Amministrare significa assumere decisioni, individuare priorità, affrontare problemi e, soprattutto, mantenere gli impegni assunti con i cittadini».
Dopo l’esperienza amministrativa ha ricoperto incarichi di rilievo nella rappresentanza della professione infermieristica. Quanto hanno contribuito queste esperienze alla sua visione delle istituzioni?
«Il mio percorso professionale e istituzionale mi ha successivamente portato ad assumere importanti responsabilità nella rappresentanza della professione infermieristica, ricoprendo il ruolo di presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Salerno e maturando esperienze di rappresentanza anche a livello regionale e nazionale. Un’esperienza che mi ha consentito di conoscere ancora più da vicino le difficoltà delle istituzioni, i problemi dei cittadini, le aspettative delle famiglie e le criticità del nostro sistema sanitario. Oggi sento che sia arrivato il momento di mettere a disposizione anche della mia città questo patrimonio di esperienze, relazioni e competenze».
Partiamo proprio dalla sanità, che lei indica come una priorità assoluta. Quale ruolo deve avere il Comune nella difesa dell’ospedale di Eboli?
«Se c’è un tema sul quale Eboli non può permettersi distrazioni, è quello della sanità. Il diritto alla salute non può essere uno slogan elettorale, ma deve rappresentare un impegno quotidiano e una priorità assoluta di qualsiasi amministrazione che abbia davvero a cuore il benessere della propria comunità. Conosco bene il valore strategico dell’ospedale di Eboli e il ruolo fondamentale che deve continuare a svolgere nella rete ospedaliera provinciale. Le vicende degli ultimi mesi, le difficoltà strutturali, le chiusure temporanee, le incertezze sulla piena funzionalità dei reparti e le preoccupazioni dei cittadini hanno dimostrato quanto sia indispensabile una presenza istituzionale costante e autorevole. Non possiamo limitarci a intervenire quando si verifica un’emergenza o quando esplode una polemica. Occorrono una programmazione seria, una vigilanza continua e una capacità di interlocuzione con la Regione Campania e con l’ASL Salerno. Dobbiamo pretendere un ospedale pienamente funzionante, sicuro, moderno, adeguatamente attrezzato e dotato delle necessarie risorse professionali. Dobbiamo difendere i servizi esistenti, rafforzare quelli carenti, ridurre le liste d’attesa e garantire ai cittadini il diritto di ricevere cure appropriate e tempestive».
La sanità, però, non si esaurisce nell’attività ospedaliera. Quali interventi ritiene necessari sul territorio?
«La sanità non è soltanto ospedale. È necessario investire nella medicina territoriale, nelle Case di Comunità, negli Ospedali di Comunità, nelle Centrali Operative Territoriali, nell’assistenza domiciliare e nella presa in carico delle persone fragili, degli anziani e dei pazienti cronici. Non possiamo lasciare sole le famiglie che assistono un proprio caro, né possiamo accettare che un cittadino debba rinunciare a curarsi a causa delle difficoltà economiche o dei tempi interminabili per accedere alle prestazioni. La futura amministrazione dovrà avere un ruolo attivo nel promuovere un confronto permanente con le istituzioni sanitarie, le professioni, il volontariato e le associazioni dei cittadini. La salute non ha colore politico: è un diritto costituzionale e come tale deve essere difeso, senza appartenenze e senza compromessi».
Un altro tema centrale del suo intervento riguarda i giovani e la fuga delle competenze. Lei parla di un’emergenza che rischia di compromettere il futuro della città.
«C’è una questione che mi sta particolarmente a cuore e che riguarda direttamente il futuro delle nostre famiglie. Non possiamo continuare ad assistere, quasi con rassegnazione, alla partenza dei nostri giovani, dei nostri laureati, delle nostre professionalità e delle nostre intelligenze. Eboli non può essere soltanto una città dalla quale si parte per cercare fortuna altrove. Deve diventare una città nella quale sia possibile restare, lavorare, investire, mettere su famiglia e realizzare i propri sogni. Non è accettabile che ragazzi preparati, laureati, professionisti e giovani pieni di talento siano costretti a lasciare la propria terra perché non trovano opportunità adeguate. Dobbiamo costruire condizioni concrete attraverso il sostegno alle imprese, la valorizzazione delle attività produttive, il collegamento tra scuola, università e mondo del lavoro, l’innovazione, la formazione e l’attrazione di nuovi investimenti. Occorre valorizzare le competenze dei giovani, coinvolgerli nelle scelte amministrative e renderli protagonisti dei processi di cambiamento. Una città che perde i propri giovani perde una parte del proprio futuro. Non possiamo continuare a formare talenti e poi accompagnarli, quasi inevitabilmente, verso altre città e altri territori. Dobbiamo lavorare affinché possano restare, tornare e scegliere Eboli per costruire il proprio futuro».
Accanto al lavoro e alle opportunità per le nuove generazioni, ci sono le politiche sociali. Quale dovrebbe essere l’impegno della futura amministrazione?
«Una comunità si misura anche dalla capacità di prendersi cura delle persone più fragili. Dobbiamo rafforzare i servizi sociali, sostenere le famiglie in difficoltà, garantire attenzione agli anziani, alle persone con disabilità e a quanti vivono situazioni di disagio economico e sociale. È necessario migliorare l’integrazione tra assistenza sociale e sanitaria, potenziare i servizi di prossimità e costruire una rete capace di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze. La solidarietà non può essere affidata soltanto alla buona volontà delle associazioni e dei volontari. Deve diventare una scelta precisa delle politiche amministrative».
Parliamo di sicurezza, decoro urbano e sviluppo del territorio. Quali sono, a suo giudizio, le priorità?
«La sicurezza deve tornare a essere una priorità. I cittadini hanno diritto a vivere serenamente nei propri quartieri, a utilizzare gli spazi pubblici e a vedere garantito il rispetto delle regole. Servono maggiore attenzione al decoro urbano, manutenzione, illuminazione, controllo del territorio e collaborazione costante con le forze dell’ordine. Da ex assessore all’Urbanistica, ritengo inoltre che Eboli debba tornare a ragionare sul proprio sviluppo attraverso una programmazione moderna, sostenibile e lungimirante. Abbiamo un patrimonio agricolo, commerciale, produttivo, ambientale e culturale straordinario. Abbiamo un territorio dalle enormi potenzialità, che deve essere valorizzato attraverso infrastrutture, servizi, investimenti e una pubblica amministrazione capace di accompagnare lo sviluppo. Occorre superare la contrapposizione tra centro e periferie, prestando attenzione all’intero territorio comunale, da Santa Cecilia a Campolongo, dalle aree rurali al centro cittadino. Eboli deve tornare a essere attrattiva, capace di generare opportunità, sostenere le attività economiche e valorizzare le proprie risorse».
La sua disponibilità viene letta anche in chiave politica, in vista delle prossime amministrative. È in campo per una candidatura?
«Voglio essere molto chiaro: non sono alla ricerca di una candidatura e non intendo alimentare personalismi o competizioni premature. Come ho già avuto modo di affermare, non sono candidato, ma candidabile. Sono, però, pronto a dare una mano e a mettere a disposizione la mia esperienza, le mie competenze, le mie relazioni istituzionali e la mia passione civile, qualora maturassero le condizioni per costruire un progetto serio, credibile e condiviso. Sono disponibile al confronto con tutte le forze politiche, le realtà civiche, le associazioni e le persone che hanno davvero a cuore il futuro di Eboli. Non credo nelle candidature calate dall’alto, nei tavoli ristretti e negli accordi costruiti esclusivamente sulla distribuzione delle responsabilità. Credo nella partecipazione, nella competenza, nel rispetto delle persone e nella capacità di mettere insieme esperienze diverse. Non servono ulteriori divisioni, ma una nuova stagione di responsabilità collettiva».
Quindi, prima di individuare i candidati e i possibili protagonisti della competizione elettorale, occorre definire un programma condiviso?
«Assolutamente sì. Prima dei nomi vengono le idee. Prima delle ambizioni personali viene il progetto per la città. Prima degli interessi di parte viene il bene comune. Non intendo alimentare polemiche sul passato, ma ritengo indispensabile imparare dalle esperienze vissute e guardare avanti con maggiore determinazione. Eboli ha bisogno di una classe dirigente che sappia ascoltare, decidere, assumersi responsabilità e soprattutto mantenere la parola data».
Nel suo ragionamento emerge anche una motivazione personale e familiare. Lei richiama spesso il futuro dei figli e, nel suo caso, dei nipoti. Quanto pesa questo aspetto nella sua disponibilità?
«C’è una motivazione profondamente personale dietro questa mia disponibilità. Penso ai nostri figli e, nel mio caso, ai nostri nipoti. Penso alla città che vorrei lasciare loro, alle opportunità che dovrebbero avere, al diritto di scegliere liberamente dove vivere e lavorare, senza essere costretti ad andare via per trovare ciò che la propria terra non è stata capace di offrire. Vorrei che i nostri giovani potessero guardare a Eboli non soltanto come al luogo in cui sono nati, ma come a una città nella quale poter realizzare i propri progetti di vita. Vorrei che le famiglie potessero contare su servizi sanitari efficienti, su un’assistenza adeguata, su una città sicura e su istituzioni vicine ai cittadini. Vorrei che i nostri nipoti, quando saranno grandi, potessero essere orgogliosi della loro città e non sentirsi obbligati a lasciarla. È una responsabilità che riguarda tutti noi, indipendentemente dalle appartenenze politiche».
Qual è, dunque, il messaggio conclusivo che vuole rivolgere agli ebolitani e a quanti stanno ragionando sulla costruzione di una nuova proposta amministrativa?**
«Non possiamo rassegnarci a essere una città che forma talenti e li perde. Non possiamo continuare a perdere le nostre intelligenze, non possiamo consegnare alle nuove generazioni soltanto i problemi che non siamo stati capaci di risolvere. Sono pronto a dare il mio contributo, con spirito di servizio, senza ambizioni personali e con la consapevolezza che il futuro di Eboli merita un impegno concreto. Non prometto soluzioni facili, ma disponibilità, serietà, esperienza e voglia di lavorare. Perché la politica, quando è autentica, non deve essere una ricerca di incarichi, ma un servizio alla comunità. Per i nostri figli. Per tutti gli ebolitani. Perché Eboli merita di più».
Marco Naponiello