«Manifestate quando, dove e come volete, ma nessuno copra delinquenti, aggressioni e devastazioni». È il messaggio lanciato dal sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, nel corso della consueta trasmissione settimanale, durante la quale è intervenuto sulle mobilitazioni di piazza, sulle tensioni tra manifestanti e forze dell’ordine e sul caso Youssef.
Il primo cittadino ha ribadito il valore delle manifestazioni a sostegno di Gaza e del popolo palestinese, indicando come esempio i recenti cortei studenteschi organizzati a Salerno, che si sarebbero svolti, ha sottolineato, «in un clima di serenità». Da qui l’invito ai sindacati e agli organizzatori a predisporre servizi d’ordine per impedire che provocatori e gruppi violenti possano infiltrarsi nelle iniziative di protesta.
La difesa delle forze dell’ordine
De Luca ha definito le mobilitazioni per Gaza «un elemento prezioso per la vita della nostra democrazia», precisando però che il loro valore è maggiore quando si svolgono «in un contesto di pace e di rispetto» e senza aggressioni alle forze di polizia.
Il sindaco ha quindi espresso solidarietà agli agenti, ricordando anche le condizioni sociali ed economiche di molte delle loro famiglie. «Che cosa dovrebbe fare un poliziotto quando viene aggredito con spranghe, chiavi inglesi e pietre? Avrà il diritto di tutelare la propria incolumità?», ha domandato.
Non è mancata una battuta polemica sulle cosiddette «mammine di Bologna», critiche nei confronti delle cariche delle forze dell’ordine. «Per tranquillizzarle proporrei di cambiare la dotazione degli agenti: anziché mandarli con l’abbigliamento antisommossa, diamo loro un panierino di petali di rose», ha ironizzato.
Il caso Youssef e l’avvertimento ai giovani
Nel suo intervento De Luca ha affrontato anche il caso Youssef. Dopo aver premesso di rispettare la decisione della magistratura che ne ha disposto la liberazione, in assenza di elementi sufficienti a sostenere l’accusa di terrorismo, il sindaco ha utilizzato toni duri: «Siamo passati da Che Guevara a Youssef. Non ci sono più neanche i rivoluzionari, abbiamo queste mezze pippe».
Quindi un avvertimento rivolto soprattutto ai più giovani: «Questo non vuol dire che non sia un soggetto pericoloso. Non lo invitate alle manifestazioni, passate un guaio».
La conclusione è stata dedicata a chi trasforma le mobilitazioni in occasioni di scontro e devastazione. «Oltre che un criminale è un imbecille, perché danneggia e oscura le ragioni della battaglia sociale», ha affermato De Luca, tornando a distinguere il diritto di manifestare dalle condotte violente.






