Cava: la carica di Raffaele Giordano - Le Cronache Provincia
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Cava: la carica di Raffaele Giordano

Cava: la carica di Raffaele Giordano

Raffaele Giordano è il candidato sindaco della coalizione di Centrodestra a Cava de’ Tirreni. Quarantaquattro anni, cardiochirurgo e professore universitario della Federico II di Napoli, da sempre coltiva, accanto all’impegno scientifico e professionale, la passione per la politica. Quella passione che lo ha spinto, cinque anni fa, a candidarsi al Consiglio comunale con la lista civica “Siamo Cavesi”, di cui risultò il più votato. Dopo aver annunciato i temi del suo progetto politico in un affollatissimo incontro tenutosi al teatro “Luca Barba”, Giordano domenica prossima presenterà i candidati al Consiglio comunale della sua coalizione, nel corso di un evento in programma a Palazzo San Giovanni alle 10.30.

Professore Giordano, partiamo dalle liste. Quale profilo hanno i candidati che la affiancheranno?

La composizione dei candidati è variegata tanto nelle liste di partito (Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati) quanto nelle tre civiche, Siamo Cavesi, Frazioni al Centro e Prima Cava. L’obiettivo che ci siamo dati con i coordinatori è quello di offrire agli elettori un ventaglio di scelte che tenesse insieme professionalità, competenza, passione e anche esperienza amministrativa. Sono tutti ingredienti indispensabili in una coalizione perché la sola buona volontà non basta, soprattutto in questa fase storica in cui gli amministratori saranno chiamati a tirare la città fuori dalle secche in cui l’hanno trascinata gli undici anni di Servalli sindaco.

Cosa intende fare per Cava?

Mi permetta una piccola premessa. Dopo aver vissuto fuori per lavoro, da anni sono tornato a vivere nella mia città, a cui mi lega un sentimento profondo. E da cittadino, come tutti i Cavesi, vedo quotidianamente cosa non va. Questo, insieme all’esperienza come consigliere comunale durante la quale con i colleghi abbiamo tenuto sistematicamente incontri nelle frazioni e con le realtà associative, mi ha consentito di mettere a fuoco con chiarezza quali sono le priorità. E con altrettanta chiarezza l’ho detto fin da quando è stata ufficializzata la mia candidatura a sindaco, nei mesi scorsi, attraverso manifesti tematici e campagne social. Le direttrici lungo cui muoversi sono tre: salute, casa e lavoro. Tre temi che, naturalmente, hanno molteplici risvolti. In questi anni, pezzo dopo pezzo, è stato sottratto il diritto alla salute. È tempo che l’ospedale torni ad offrire alla città i servizi sanitari essenziali. C’è poi il tema dei servizi sociali: la carenza di personale rende difficile occuparsi in maniera compiuta delle esigenze delle persone fragili. Le vicende che hanno accompagnato la costituzione della società consortile non hanno certo facilitato le cose.

Per le politiche della casa, cosa propone?

La prima cosa da fare è mitigare i vincoli territoriali, a volte obsoleti, che sono stati imposti in questi decenni, per dare la possibilità alla città di espandersi soprattutto nelle aree dove è possibile farlo. Inoltre bisogna riprendere le strutture esistenti, ristrutturarle e ammodernarle, seguendo i principi di sostenibilità, efficientamento energetico e attenzione all’ambiente che ci circonda.

Come può incidere un’amministrazione comunale rispetto al problema del lavoro?

Questo tema si lega a quelle che sono l’identità e la vocazione della città. Cava ha storicamente avuto una vocazione commerciale. Oggi, i negozi sfitti sono un colpo al cuore. Bisogna partire dai motivi per i quali molti imprenditori del settore sono andati via. Per rilanciare il commercio è, in via prioritaria, necessario un regolamento che riguardi il Borgo Scacciaventi. Ma c’è bisogno anche di incrementare la capacità attrattiva, creare occasioni per far venire la gente a Cava e, quindi, portarla a fermarsi davanti alle vetrine dei nostri negozi.

Pensa che Cava debba puntare anche sul turismo?

Di posti da visitare ce ne sono tanti, basti pensare alle bellezze paesaggistiche, ai percorsi di trekking, al patrimonio artistico e culturale e a quel gioiello che è la millenaria Abbazia benedettina. Purtroppo, non abbiamo saputo creare un’offerta complessiva da proporre ai turisti. Occorre fare rete perché la Notte Bianca dell’Epifania da sola non è risolutiva. Bisogna partire da un calendario annuale degli eventi che tenga conto della nostra ricca realtà associativa. La valorizzazione del folklore, della lavorazione della ceramica e in generale della nostra grande tradizione artigianale possono fare da volano alla ripresa del commercio. C’è un lavoro di marketing territoriale da fare se si vogliono attrarre davvero i flussi turistici. Tornando al commercio, vorrei sottolineare una cosa: il commercio non è solo quello del centro cittadino. È anche quello dei piccoli negozi delle frazioni, che tiene viva l’economia cittadina.

In questo caso, però, la soluzione non possono essere turismo o grandi eventi.

Certo. Tuttavia, ci sono anche tante iniziative nei borghi cavesi che possono diventare una boccata d’ossigeno. È chiaro che il commercio nelle frazioni è legato alla sola piccola domanda interna, ma creare piccoli progetti coinvolgendo gli esercenti del posto rappresenta un’occasione per richiamare persone non solo da tutta Cava, ma anche dai centri vicini. Per questo l’Amministrazione comunale ha il dovere di sostenere queste iniziative. Più in generale, però, c’è bisogno di migliorare la vivibilità delle frazioni. Chi sceglie di vivere fuori dal centro lo fa proprio per questo. Oggi, invece, deve fare i conti con l’incuria tra strade a dir poco dissestate e spazi pubblici abbandonati da anni. La manutenzione non può essere un fatto occasionale.

Rilancio dell’economia e migliore vivibilità saranno sufficienti a convincere i Cavesi a non trasferirsi altrove?

Ci sono due aspetti del fenomeno da considerare: chi sceglie di andare ad abitare nei paesi vicini e chi si trasferisce altrove perché qui mancano occasioni di lavoro. Per il primo aspetto sono fondamentali le politiche della casa e la manutenzione degli spazi urbani. Per il secondo, come dico sempre, nessuno ha la bacchetta magica. Il dovere di un’Amministrazione comunale è quello di creare condizioni di sviluppo avendo una visione lungimirante.

Intende dire che è mancata fin qui?

L’Amministrazione uscente rivendica come proprio successo i progetti partiti negli ultimi mesi a via Veneto e nell’ex Di Mauro. Si tratta di investimenti fatti da privati, a cui va il nostro ringraziamento di aver scelto di investire a Cava. Più che il merito dell’Amministrazione va riconosciuto il lavoro fatto dagli uffici comunali per consentire l’avvio delle opere, ma per mettere a sistema tutto questo occorre, ripeto, creare condizioni strutturali e infrastrutturali. Se oggi abbiamo tanti locali nel Borgo Scacciaventi è perché in passato è stato progettato il Trincerone con i parcheggi, che sono funzionali per le attività commerciali. Per i prossimi anni quali investimenti abbiamo fatto? Il rifacimento di piazza San Francesco è un progetto che risale all’Amministrazione Galdi e per troppo tempo è rimasto bloccato. Prendiamo invece il Palazzetto dello Sport, oggi diventato Palaeventi: uno scheletro vuoto era ed uno scheletro vuoto è oggi. Occorre invertire la rotta fin qui seguita che ha portato la città alla rassegnazione. Il nostro punto di svolta parte da qui: vogliamo suscitare entusiasmo intorno ad un grande progetto di cambiamento. Cava ha tutte le carte in regola per ritornare ad essere un riferimento di tutto il territorio.