Bimbo trapiantato: Oppido, 'il cuore era inglobato in blocco di ghiaccio' - Le Cronache Cronaca
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Bimbo trapiantato: Oppido, ‘il cuore era inglobato in blocco di ghiaccio’

Bimbo trapiantato: Oppido, ‘il cuore era inglobato in blocco di ghiaccio’

All’apertura del contenitore termico risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio e si constatava che il materiale refrigerante utilizzato non era ghiaccio convenzionale, bensì ghiaccio secco”. E’ quanto Guido Oppido, il cardiochirurgo dell’ospedale Monaldi di Napoli che ha operato il piccolo Domenico, scrive nella sua relazione e che è acclusa alla documentazione che la Regione Campania ha inviato al ministero della Salute. Il medico riferisce che “l’estrazione del secchiello dal frigo da trasporto risultava inizialmente impossibile e solo dopo circa ulteriori 20 minuti e l’utilizzo di un ingente quantitativo di acqua si otteneva uno scongelamento parziale che consentiva la rimozione dal contenitore”. E anche “l’estrazione dell’organo dai tre sacchetti sterili si rivelava estremamente difficoltosa e prolungata”. Una volta riusciti a liberare il cuore, dice ancora il medico, “nonostante il forte sospetto di un grave danno da congelamento dell’organo, in assenza di alternative, si decideva di procedere ugualmente e con la massima rapidità all’impianto”. Per quanto riguarda le fase precedenti agli eventi in sala operatoria, Oppido scrive che le manovre di isolamento dei vasi e delle strutture cardiache del piccolo Domenico, “mantenendo una stabilità emodinamica soddisfacente” sono state avviate quando da Bolzano, l’equipe di espianto d’organo, che era partita da Napoli, ha comunicato l’avvenuto espianto “senza complicanze” e la ripartenza per il capoluogo campano. Il contenitore termico con il cuore nuovo per Domenico è entrato in sala operatoria alle ore 14.30 e – si legge – “ottenuta conferma che tutto fosse conforme, si procedeva alla cardiectomia del cuore del ricevente, fase che richiede circa 15 minuti. Tuttavia solo al completamento della cardiectomia si prendeva piena consapevolezza delle criticità”. (