di Flavio Boccia*
Sulla riqualificazione dello Stadio Arechi e del complesso Volpe-Palatuimieri ritengo che siamo arrivati a un punto nel quale non siano più sufficienti rassicurazioni e comunicati. Servono gli atti. E soprattutto occorre spiegare una sequenza amministrativa che, alla luce degli ultimi sviluppi, presenta interrogativi sempre più rilevanti. Da settimane sto chiedendo chiarimenti sulla copertura finanziaria dell’intervento, inizialmente collegata al PR Campania FESR 2021-2027 e successivamente ricondotta, secondo quanto comunicato nel tempo, ad altre risorse della politica di coesione. Adesso emerge un nuovo elemento: deve essere completato un Piano Economico-Finanziario (PEF) necessario nell’ambito della verifica sulla compatibilità dell’operazione con la disciplina europea sugli aiuti di Stato. E qui nasce una domanda inevitabile: come si è potuti arrivare all’aggiudicazione di un accordo quadro per oltre 103 milioni di euro mentre una verifica economico-finanziaria di questa importanza doveva ancora essere completata? Non affermo che l’aggiudicazione sia illegittima. Ma ritengo che questa sequenza debba essere spiegata documentalmente. UN ACCORDO QUADRO DA OLTRE 103 MILIONI GIÀ AGGIUDICATO La procedura per la conclusione dell’accordo quadro relativo ai lavori, ai servizi di ingegneria e architettura e alle forniture necessarie alla riqualificazione di Arechi e Volpe era stata avviata già nel 2024, per un importo superiore ai 103 milioni di euro. La procedura è successivamente arrivata all’aggiudicazione. Questo significa che l’iter contrattuale dell’intervento è già in una fase estremamente avanzata. Ed è proprio per questo che quanto emerge nel settembre 2026 assume particolare rilevanza. GENNAIO 2026: LA REGIONE CHIEDE LA VERIFICA SUGLI AIUTI DI STATO Nel gennaio 2026 la Regione Campania aveva richiesto ad ARUS e al Comune di Salerno documentazione finalizzata alla verifica della compatibilità dell’operazione con l’articolo 55 del Regolamento (UE) n. 651/2014 – GBER, relativo agli aiuti alle infrastrutture sportive e ricreative multifunzionali. La documentazione trasmessa non è stata considerata sufficiente. È stato quindi richiesto un Piano Economico-Finanziario completo, comprendente analisi delle alternative progettuali, motivazioni delle scelte, proiezioni economico-finanziarie e calcolo del risultato operativo dell’investimento. Arriviamo così al 7 settembre 2026, quando ARUS affida a Milan Ingegneria S.p.A. un ulteriore incarico da 125.000 euro oltre IVA e Cassa, con un impegno complessivo indicato di 158.600 euro, proprio per predisporre questa documentazione. PERCHÉ QUESTA VERIFICA ARRIVA DOPO L’AGGIUDICAZIONE? È uno degli interrogativi che considero più importanti. Non sostengo che una gara non potesse essere aggiudicata. Siamo inoltre davanti a un accordo quadro, la cui aggiudicazione non comporta necessariamente l’immediato utilizzo dell’intero importo massimo previsto. Ma proprio per questo devono essere resi conoscibili gli atti. Occorre capire quale copertura finanziaria fosse stata individuata al momento della gara, quali obbligazioni siano state successivamente assunte, quali contratti attuativi siano stati eventualmente stipulati e quali condizioni fossero previste per l’effettivo utilizzo delle risorse. Perché se nel settembre 2026 deve ancora essere predisposto il PEF necessario alla verifica dell’operazione sotto il profilo degli aiuti di Stato, è assolutamente legittimo chiedere quale fosse il quadro economico-finanziario sulla base del quale l’operazione era stata precedentemente impostata e aggiudicata. I 139 MILIONI NON RISULTANO REVOCATI. MA NON BASTA DIRE CHE “CI SONO” Non risultano elementi, nella nuova determina, che consentano di affermare che i 139 milioni di euro siano stati revocati o persi. Ma questo non risolve il problema. La domanda rimane: qual è oggi l’esatta fonte giuridica e finanziaria dei 139 milioni? Inizialmente era stata indicata una copertura attraverso il FESR. Successivamente sono comparsi riferimenti al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione – FSC, alle risorse nazionali della coesione e al Fondo di Rotazione ex Legge n. 183/1987. Sono strumenti differenti e sottoposti a discipline differenti. Se la fonte finanziaria è cambiata, deve essere possibile individuare l’atto che documenta questo cambiamento. ARECHI–VOLPE NON RISULTAVA NELL’ORIGINARIO ACCORDO PER LA COESIONE Avevo già evidenziato un altro elemento. Arechi–Volpe non risultava originariamente inserito nell’Accordo per la Coesione tra Governo e Regione Campania. Questo non significa che una successiva riprogrammazione sia impossibile. Ma se oggi vengono utilizzate risorse FSC, occorre conoscere: con quale atto il progetto sia stato inserito nella programmazione; quale importo sia stato assegnato; da dove provengano le risorse; quale eventuale riprogrammazione sia stata effettuata. La programmazione finanziaria pubblica non cambia attraverso le dichiarazioni. Cambia attraverso gli atti. CIPESS: IL 4 AGOSTO NESSUNA DELIBERA ARECHI–VOLPE Era stato inoltre prospettato pubblicamente un passaggio presso il Cipess. Il Comitato si è riunito il 4 agosto 2026 e negli esiti ufficialmente pubblicati non risulta alcuna deliberazione relativa allo Stadio Arechi o al Campo Volpe. Successivamente il Comune di Salerno ha sostenuto che per il finanziamento non sarebbero previsti passaggi al Cipess. Sono circostanze che rendono ancora più importante conoscere esattamente quale sia il percorso amministrativo prescelto. PER QUESTO HO SCRITTO DIRETTAMENTE AL DIPE–SEGRETERIA CIPESS Il 27 agosto 2026, nella mia qualità di rappresentante di interessi, ho trasmesso una richiesta formale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – DIPE/Segreteria Cipess. Ho chiesto espressamente se esista una richiesta protocollata relativa ad Arechi–Volpe, quale amministrazione l’abbia eventualmente presentata, se il progetto sia stato candidato all’utilizzo di risorse FSC, se sia stata aperta un’istruttoria e se sia previsto un futuro esame del Comitato. Ho inoltre chiesto, qualora non esista alcun procedimento, una conferma espressa che agli atti non risulti una richiesta relativa al finanziamento dei due impianti. Sono in attesa del riscontro. MA IL PUNTO PIÙ GRAVE RIGUARDA IL COMUNE DI SALERNO: OLTRE 30 GIORNI SENZA RISPOSTA ALL’ACCESSO AGLI ATTI Il 7 agosto 2026 ho presentato al Comune di Salerno una formale istanza di accesso documentale ai sensi degli articoli 22 e seguenti della Legge n. 241/1990. Ho richiesto espressamente documentazione relativa: alla copertura finanziaria dell’intervento; alle fonti FESR, FSC e Fondo di Rotazione; alla corrispondenza tra Comune e Regione Campania; agli eventuali rapporti con Ministeri, DIPE e CIPESS; alle richieste di finanziamento e ai relativi riscontri; alle relazioni tecniche; alla documentazione economica e finanziaria; e allo stato complessivo del procedimento.Ieri, 8 settembre 2026, sono trascorsi oltre trenta giorni e il Comune di Salerno non ha fornito il riscontro richiesto. L’articolo 25, comma 4, della Legge n. 241/1990 disciplina espressamente il decorso infruttuoso dei trenta giorni dalla richiesta di accesso. Per questo considero quanto accaduto una seria criticità sotto il profilo della trasparenza amministrativa. Non sto affermando che qualcuno stia intenzionalmente nascondendo documenti. Sto affermando un fatto molto più semplice: ho chiesto formalmente gli atti relativi a un investimento pubblico fino a 139 milioni di euro e, trascorso il termine previsto, non ho ricevuto il riscontro richiesto. *Rappresentante di interessi – Europrogettista Fondi Europei e Finanza Agevolata










