“Nella tragedia della morte di Giancarlo Siani, Napoli ha avuto l’intelligenza e la sensibilità di mantenerne vivo il ricordo. Quando il ricordo di una persona che con la sua morte ha lasciato un segno continua a vivere, quelle morti non sono vane. Non vanno dimenticate, vanno coltivate”. Lo ha detto il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, a margine della cerimonia della ventiduesima edizione del Premio Giancarlo Siani, ospitata nell’Aula A dell’Università Suor Orsola Benincasa. Il magistrato, vincitore assieme allo storico Antonio Nicaso del riconoscimento intitolato al giornalista ucciso dalla camorra, quest’anno dedicato al tema “Senza scorciatoie. Una storia per dire no alle ingiustizie”, ha sottolineato soprattutto l’importanza di coinvolgere i giovani e gli appassionati di giornalismo nella conservazione della memoria delle vittime delle mafie. “Studio sempre con attenzione le storie delle vittime, perché ci insegnano qualcosa, soprattutto la loro coerenza e il loro rigore, talmente alti da indurre i mafiosi e gli arroganti a uccidere. Sono figure da guardare con ammirazione, ma non da mitizzare, per non renderle irraggiungibili agli occhi dei ragazzi”, ha spiegato Gratteri, ricordando anche la scelta del titolo di un suo libro, “Non chiamateli eroi”. “Non dobbiamo trasformarle in divinità quasi inavvicinabili, perché rischieremmo di tarpare le ali ai giovani, che invece devono aspirare ad avvicinarsi a queste grandi figure, capaci ancora oggi di essere una guida per le nuove generazioni”. A sottolineare il valore educativo del premio anche Gianmario Siani: “A 41 anni dalla morte di Giancarlo siamo molto emozionati. Chi continua concretamente a portarne avanti la memoria sono le scuole e gli insegnanti, che da allora si impegnano per non dimenticarlo. Quest’aula piena di studenti che hanno letto i libri selezionati per loro significa che Giancarlo continua a camminare”. Il messaggio da trasmettere ai più giovani, ha aggiunto, è quello di “non fermarsi all’apparenza, essere curiosi, scavare, non accettare quello che succede, ma tentare di andare fino in fondo ed essere liberi”. Per Lucio d’Alessandro, rettore dell’università degli studi “Suor Orsola Benincasa”, “la società cambia e purtroppo si evolvono anche le mafie, ma da quando c’è stato Giancarlo abbiamo una voce in più, una voce che continua a parlare”. Il rettore ha ricordato la scelta di intitolare al cronista un’aula della Scuola di Giornalismo: “Volevamo che i giovani giornalisti lo sentissero come un compagno, uno di loro, che si formava insieme a loro e continuava a parlare con loro”. Alla cerimonia hanno preso parte anche il direttore della Scuola di Giornalismo Suor Orsola Benincasa, Marco Demarco, Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania e Paolo Siani, consigliere della Fondazione Giancarlo Siani.










