di Aldo Primicerio
La prima riga del titolo iconizza l’amaro responso che arriva dal WIN MR, il Worldwide Independent Network of Market Research, che da anni monitora su scala globale le tendenze legate al tema ambientale. La seconda riga allude ad un tema che si lega alla prima. E cioè che il caldo sarebbe il risultato delle nostre scelte, sociali e politiche, di ogni giorno. Lo spieghiamo più avanti.
Su ambiente, green deal, clima, da italiani cambio di opinione in soli 5 anni
C’è stato un affievolimento. La quota di cittadini europei allarmati, che guardano al cambiamento climatico come una grave minaccia per l’umanità, è scesa dall’84% del 2020 al 75% del 2026, con noi italiani che ci mostriamo persino meno preoccupati (73%). In un suo recentissimo sondaggio lo rileva Swg, a nostro parere il più credibile istituto demoscopico nei sondaggi politici, sociali ed economici, un organismo non venduto agli interessi di nessuno. Ad una prima domanda se si ritiene che il riscaldamento globale sia una grave minaccia per l’umanità, SWG, citando il WIN MR, indica che a rispondere di sì è l’81% del mondo, ma solo il 75% dell’Europa. Alla domanda se si crede che le azioni personali di ognuno possano migliorare il mondo, il 77% del mondo risponde di sì, ma in Europa è il 71% a pensarlo. La seconda domanda verte invece sulla sostenibilità dei comportamenti. Al primo posto il 49% delle risposte indica che il comportamento più sostenibile è quello che costi di meno adottarlo. Insomma per 1 italiano su 2 è una questione di portafoglio, cioè è il risparmio economico a motivare il comportamento più sostenibile. Molto distanziate la tutela ambientale, il tempo richiesto, il farlo bene, avere come esempio personaggi famosi. E la Green Economy dell’Unione Europea? Quella che fino a qualche anno fa ci fece sognare un mondo migliore per i nostri discendenti, perché meno fossile e più verde. Ed invece negli ultimi 7 anni abbiamo completamente cambiato opinione. La Green Economy come risorsa è crollata dal 65 al 48%, e come costo si è impennata dal 19 al 37%.
Cresce addirittura il consenso sul nucleare. L’atomo come soluzione strategica affianco alle rinnovabili
Sempre secondo il sondaggio demoscopico di SWG, 6 italiani su 10 ne hanno una visione positiva. Una metà la ritiene una scelta utile e di grande importanza strategica, l’altra metà la considera una via concreta, da perseguire però con cautela e grande attenzione alla sicurezza. I quattro italiani su 10 restanti ne hanno invece una visionesostanzialmente negativa, ma con più di 2 su 4 convinti che il nucleare sia da considerare l’ultima spiaggia, e solo dopo avere sfruttato al massimo le rinnovabili
Ma cosa mai avrebbe spinto la politica a “ideologizzare” il caldo? Per le destre il cambiamento climatico sarebbe un’”invenzione dei comunisti “ (Trump)
In Europa sono stati i francesi, con il quotidiano Liberation, i primi a “politicizzare” la canicola, cioè a fare del caldo una urgente questione politica. Primo, per sottrarlo dalla convinzione che sia un fenomeno atmosferico, magari effetto delle attività antropiche. Il caldo sarebbe invece politico, l’effetto perverso delle nostre scelte, di quello che facciamo, di come ci muoviamo, da come viaggiamo, di quel che mangiamo o beviamo. Insomma il caldo saremmo noi. Secondo, per affermare il concetto che il caldo inasprisce le differenze sociali, colpendo in maniera diseguale ricchi e poveri. Non so se ce ne siamo accorti tutti. Questo lo pensano e lo dicono Trump in Usa, Macron in Francia, Orbàn in Ungheria, Plenkovic in Croazia, Kristersson in Svezia, Purra in Finlandia,Wilders nei Paesi Bassi, la stessa Meloni in Italia. Da noi le sinistre su clima e ambiente hanno fatto girare un disco rotto, insistendo su salari bassi e liste d’attesa negli ospedali. Le destre, totalmente ignoranti in questioni scientifiche, hanno addossato sulle politiche green e sugli ambientalisti tutte le responsabilità del nostro non saper vivere. Quali ignoranze, inadeguatezze, stupidità sta vivendo oggi la politica in Italia. Ci fanno rimpiangere i tempi di Draghi, di Gentiloni, di Letta, persino di Renzi e Monti per dirla tutta.
La Russa: “Ci abitueremo a vivere come ai Caraibi. Ma non vuol dire che moriremo”. E che significa?
In una cosa il presidente del Senato ha ragione, cioè che dovremo abituarci. Anche se non si fa gran che per contrastare. Ed è una magra consolazione anzi è scandaloso che la seconda carica dello Stato sbagli in tutto il resto. Primo, perché il clima dei Caraibi non ha nulla a che vedere con le vampate di calore che ci aggrediscono da noi qui in Italia, magari alternate ad improvvisi uragani di vento pioggia e grandine. Secondo perché non ha senso dire che il clima è sempre cambiato. Una espressione qualunquistica senza né testa né coda. Scrive bene Ugo Bardi – prof. di Chimica all’Univ. di Firenze ed oggi esperto di sostenibilità e clima nel Club di Roma – quando dice che i politici tirano fuori i dinosauri e si comportano come quelli su cui ironizza il fumettista satirico Altan, cioè quelli che dicono “non penso mai prima di parlare, altrimenti perdo il filo”. La verità è una: che le politiche di destra, in Usa come in Italia, si concentrano sulla difesa delle industrie e sul ridimensionamento del Green Deal per evitare svantaggi competitivi alle imprese. E quindi ecco cosa fanno i governi Trump, Meloni, Orbàn e via di seguito: Primo, la revisione del Green Deal Europeo, e l’opposizione a scadenze rigide, come lo stop alle auto a motore endotermico, ritenute penalizzanti per l’industria automobilistica e manifatturiera. Secondo, la neutralità tecnologica, cioè la promozione di tutte le fonti energetiche, inclusi biocarburanti, idrogeno e nucleare di nuova generazione. Terzo, il contrasto all’eco-estremismo, e quindi severità penale contro le azioni di protesta non autorizzate che bloccano le infrastrutture e le attività produttive. Quarto, la gestione dell’emergenza, cioè la messa in sicurezza del territorio, lo stanziamento di fondi per la protezione civile – soprattutto in estate per le ondate di caldo e gli incendi – e gli aiuti agli agricoltori.
A destra c’è una larga frangia di negazionisti, tra chi non crede a quello che accade e chi nega sia opera delle attività umane
Ma tra Salvini, Pichetto Fratin, Berlato, Fidanza, il giornalista Giambruno c’è molta ignoranza, scientifica, e non solo: 1. che sul cambiamento che non c’è o che non è causato dall’uomo, 2. che non è economicamente possibile agire per contrastare lo stesso cambiamento, 3. che il riscaldamento globale non sarebbe così male poiché renderebbe il mondo un luogo più temperato, 4. che è inutile attuare politiche ambientali, perché tanto molti paesi non le rispetteranno, 5. che nel futuro saremo abbastanza ricchi e tecnologicamente sviluppati da risolvere ogni problema, senza che ci sia bisogno di agire oggi. Insomma a destra si tira a campare. Ecco per chi vota la maggioranza degli italiani. Perché le destre non sanno andare oltre la loro fissa, quella di cambiare legge elettorale per governare altri 30 anni, negando ai cittadini, con il Melonellum, il diritto di scegliere chi votare.





